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MARINA DI GROSSETO - www.robertoaccardi.com

MARINA DI GROSSETO

michael meloni roberto accardi

Lungo le rive di Marina di Grosseto ho avuto modo di gareggiare diverse volte, la prima fu addirittura nel 1997 ad un Campionato Italiano a box di tre… da quel lontano momento ad oggi ci sono tornato almeno altre quattro volte, e posso dire con certezza che le strategie di pesca non sono state affatto le stesse (e neanche i risultati 😀 ).

Spesso le esperienze fatte in spiagge a noi poco conosciute ci mettono di fronte a delle strategie di pesca alle quali non siamo abituati, o peggio, alle quali non abbiamo mai dato importanza.

E in effetti l’evento a cui ho partecipato di recente ha sortito proprio questo effetto: mi riferisco al Campionato Italiano a coppie che si è svolto a fine maggio 2021 lungo la spiaggia di Marina di Grosseto sino a Principina a mare.

Un evento che è durato tre giorni, durante i quali ci si è sfidati in manche della durata di quattro ore ciascuna, tutte a cavallo del tramonto.

Si è verificato un radicale cambiamento anche per le dinamiche delle gare di pesca, viste le necessarie misure anti pandemia: nessun ritrovo, nessun assembramento, solo una unica grande chat di Whatsapp in cui ricevevamo le comunicazioni dall’organizzazione, dai sorteggi, alle classifiche, alle comunicazioni in generale.

Ora però voglio raccontarvi la mia esperienza dando anche spunti su come ci si prepara ad una gara: sono tantissimi i pescatori che leggono questo blog, agonisti e non, e vivere l’entusiasmo che ogni volta si crea attorno a questa piattaforma mi dà sempre più voglia di scrivere 🙂


SCELTE

Quando si affrontano eventi del genere solitamente si inizia a “lavorare” alcuni mesi prima:

1- controllo dei campi gara su Maps per verificare il livello di accessibilità e “tarare” l’attrezzatura di conseguenza

2- ricerca di una struttura recettiva idonea a garantirti spazio per l’attrezzatura, un angolo cottura, un letto, un bagno

3- calcolo teorico di quanta esca potrebbe servire, e conseguente ricerca del negoziante

4- per quanto mi riguarda, vivendo in un’isola, i biglietti per la nave, e i relativi iter burocratici per il cambio regione per le misure anti covid

Questa è solo una rapida panoramica che sta a monte di tutto ciò che invece solitamente ci si prepara prima di una competizione importante.

La scelta della location si è rivelata un successo: perfetta! Tanto che non ho il minimo timore nel mettere la mia faccia sul Villaggio Le Marze, attrezzatissima struttura immersa nel verde e a due passi dai campi gara.

Anche la scelta della compagnia Grimaldi Lines per il viaggio in nave si è rivelata un successo, vista la notevole differenza di prezzo con le altre compagnie.

Ma iniziamo parlare di scelte tecniche…

LA SCELTA DEL SET DI CANNE E MULINELLI

Per un evento del genere, in un periodo abbastanza tranquillo per le condizioni meteo, ho previsto una sacca con sole cinque canne: due pesanti, due intermedie e una leggera. Le cito per i più curiosi 🙂

CANNE PESANTI => 1 Cassiopea XCM 230gr e 1 Cassiopea MX2 230gr abbinate al Lancer XTR 8000

CANNE INTERMEDIE => 1 Supernova GR 4.7 200gr e 1 Hidrogen Evoluzione 250gr (che all’occorrenza vale anche come canna pesante) abbinate al Lancer XTR 6500

CANNA LEGGERA => 1 Supernova Beach abbinata ad uno Xenial SW 5500

Con questo set di attrezzatura ero in grado di affrontare una qualunque situazione di mare, e infatti così è stato. Ora però entriamo nel vivo dell’aspetto tecnico della pescata.

LA LETTURA DELLA SPIAGGIA

Il basso fondale di Marina di Grosseto consentiva una facile lettura, soprattutto la mattina presto in assenza del fastidioso vento che invece abbiamo trovato per tutte e tre le manche.

Una spiaggia tutt’altro che lineare, un costante alternarsi di punte e di anse, che davanti ad ogni postazione disegnavano profili parecchio diversi: la posizione delle secche e il protrarsi delle punte disegnavano dei canali abbastanza individuabili (avete visto sul mio canale Youtube il video sulla “lettura della spiaggia”?).

Conseguentemente è stato facile immaginare quanto i dislivelli a disposizione di ogni box fossero a distanze diverse a seconda della postazione sorteggiata.

SET DI MONTATURE

C’è ben poco da inventarsi con le montature, quelle che mi porto appresso in ogni mare del mondo sono sempre le stesse, anche se con il passare del tempo ovviamente il “set di montature” ha subito ogni tanto qualche piccola variazione.

Per grandi linee il mio set montature si forma su tre diametri:

  • 0,26 per la pesca sino ai 100 gr
  • 0,37 per la gestione di piombi sino a 150 gr in side
  • 0,70 per la gestione del ground con qualunque grammatura

Ogni diametro prevede la gestione di tre braccioli corti (circa 50 cm), intermedi (circa 75 cm), lunghi (circa 110 cm), oltre a qualche montatura da ricerca super lunga.


UN NUMERO INTERESSANTE…

È un giochino che faccio spesso durante le trasferte… mi diverto a dare una interpretazione ai numeri che mi si presentano durante questi eventi, e nello specifico quello che mi ha colpito è stato quello del bungalow che ci hanno assegnato: il 131…

Tradotto in chiave positiva, viste le tre manche che ci aspettavano, poteva interpretarsi come un 1°, 3°, 1° e con piazzamenti del genere solitamente il podio è assicurato!

Non mi è venuta in mente alcuna chiave di lettura in negativo… almeno non nell’immediato… 😀 😀 😀

Ora basta però! Da ora in poi si pesca! Cercherò nel miglior modo possibile di farvi stare in spiaggia come se foste a fianco a me, in modo da vivere soprattutto i momenti di difficoltà, la relativa gestione psicologica necessaria per trasformare tutto in esperienza costruttiva.


PRIMA MANCHE

Il nostro primo sorteggio dice numero 98, a Marina di Grosseto. Con il mio compagno di box Michael Meloni osserviamo la nostra postazione, e successivamente le altre del nostro settore (almeno sino a dove arriva il nostro sguardo).

Alla nostra destra la postazione 99 è su una grande punta che viene occupata per intero, mentre la 100 è sull’inizio dell’ansa. Noi ovviamente come 98 siamo all’inizio dell’ansa alla sinistra della punta, mentre la postazione 97, pur essendo nell’ansa, ha già i suoi problemi dovuti ad un palo in mezzo al mare che li costringe a schiacciarsi sul mio lato, potendo utilizzare solo il 60% della propria postazione.

È infatti capitato che la prima manche io l’abbia fatta a pochi metri del mio avversario, ma senza la minima preoccupazione: Andrea Solazzi oltre che essere un esperto garista è anche un lanciatore preciso quindi non ho il minimo dubbio su fatto che potremo gareggiare senza disturbarci.

L’avvio gara di chi deve conoscere la spiaggia (come nel nostro caso ad esempio) è sempre molto “teorico”, una costante ricerca della preda vincente, e sempre pronti a cambiare. 

Ad esempio le sparlotte sulla lunga distanza costituiscono l’unica percezione costante per quella spiaggia: con Michael ci accordiamo per due ricerche diverse, e ognuno sarà pronto a seguire l’assetto dell’altro a seconda degli eventi.

In base a questa strategia la mia partenza è caratterizzata da assetto ground cast con 150 gr, montatura 0,70 4×75 e una grande attenzione che la stessa non vada a finire oltre il canale e quindi…. nella secca successvia.

Marco quasi subito una sparlotta, che tra l’altro è stata la causa dell’unica volta che io e Andrea ci siamo agganciati (quindi la sparlotta colpevole, io e Andrea innocenti 😀 ). 

Giusto il tempo di pensare cosa potrebbe accadere se dovessero uscire altre sparlotte, e subito arrivano tre recuperi “lisci” (senza prede) mi portano necessariamente ad un cambiamento dell’assetto.

Cambio necessario dato che i ragazzi sulla punta marcano qualche leccia stella, e successivamente con una coppiola “notevole” di orate sembrano voler dire: “il primo è nostro eh!” (a proposito, congratulazioni Ale Crescioli).

Nel frattempo prende la scena l’oscurità, e conseguentemente cominciano i giochi… quelli seri… quelli che ogni agonista sa di dover o poter fare, e che necessariamente si cerca anche di celare agli avversari.

La mia vicinanza con Andrea è tale da rendere impossibile ogni reciproco “segreto” tattico, e onestamente mi sta bene dato che sicuramente lui è un ottimo riferimento per me.

L’oscurità la affronto con un classico 3×120, braccioli dello 0,18 amo crystal Hisashi 10120N, e per la misura comincio con la 10 perché ancora non conosco la taglia delle prede.

Finalmente catturo due mormore, ma sono figlie di una tattica “di rimedio”, ossia al terzo recupero senza prede cambia qualcosa… il che significa che… ho preso due mormore senza avere la minima conoscenza sulla loro provenienza tattica concreta, cioè quella che ti fa fare la pescata vincente dall’inizio alla fine, e che ti fa vincere.

Chi sa cosa fare è invece il box a fianco a me: dall’inconfondibile sibilo del tenbin durante il lancio e dalle inequivocabili movenze del compagno di squadra del box 97, mi rendo conto che stanno utilizzando, a rotazione, anche soluzioni molto lunghe tipo la linea longa.

Forte del fatto che comunque stavo pescando lo stesso, e consapevole che già si lottava per il secondo posto in quanto quelli sulla punta (box 99) stavano ormai facendo una gara a sé, ho proseguito con la mia azione standard, ma con un occhio molto attento all’azione di Andrea e Mauro alla mia sinistra.

E in effetti con una inesorabile azione di pesca costante il box 97 ha cominciato a sfilare mormore ma con una “poco sottile” differenza… la pezzatura!

Delle vere e proprie “ciabatte” di mormore anche oltre i trenta centimetri! Una è un caso, due un po’ meno, alla terza di rendi conto che le prime due non sono state un caso 😀

Nel frattempo io sono fermo a tre pezzi e Michael a due.

A me piace ragionare sulle cose, e a rimanere sempre ben lontano dalla “fantapesca”, per cui comincio a ragionare sul fatto che una soluzione più lunga possa realmente dare dei benefici. La molla che mi fa scattare qualcosa arriva dalla lettura delle mie esche ad ogni recupero: amo scoperto e pallottola di arenicola accumulata in prossimità dell’occhiello.

Quando mi capitano cose del genere penso sempre alla diffidenza delle prede e… “bingo”!!! ecco che una linea longa, ad esempio, con le sue esche raccolte e il suo finale lungo, potrebbero effettivamente vincere tale diffidenza.

Quindi che faccio? Prendo una rotella di fluorocarbon Fc403 dello 0,22 estraggo due bracciate e mezzo di filo (circa quattro metri), da una parte lego un 10120N dell’8 e dall’altra un minitrave. Aggiungo al volo due braccioletti da 25 cm circa, ci lego altri due 10120N dell’8, e a 40 minuti dalla fine lo lancio abbastanza oltra il secondo dislivello a disposizione (il primo canaletto era davvero senza forme di vita).

Preparo una seconda linea longa, e ogni tanto muovo l’esca, non tanto per i granchi che non stanno dando alcun fastidio, ma perché il box alla mia sinistra in effetti muoveva spesso l’esca.

Quando incoccio la mormora stavo giusto parlando con Andrea del fatto che mi ero appena adeguato alla loro tattica e… trenta centimetri di mormora sbloccano una situazione che era ferma da tempo…

Il lancio successivo ne faccio un’altra da 24 cm, il lancio successivo vuoto e… poi la manche è finita 😀

Prima di tornare al bungalow per tirare le somme, facciamo i complimenti a chi ha vinto il settore e a chi ha fatto secondo, dato che , oltre che amici, li avevamo uno a destra e uno a sinistra 😀

Il numero delle prede con quelle mormorone in circolazione non è attendibile per fare una previsione: a parte i ragazzi della punta che hanno fatto 16 pezzi, alla mia sinistra ne hanno fatto 10, noi 7, e il resto chi 4, chi 5, chi 6, chi 8… tanto equilibrio… troppo!

Diciamo che a parte tre pescate, possiamo ambire dalla quarta in giù… Ma il verdetto giunto nella chat all’alba del giorno successivo rappresenta una pessima situazione: noni di settore, ma con un equilibrio impressionante sui punteggi!

Avete in mente quante volte avete sentito dire: “per un pesce…” ecco… quella mattina lo abbiamo detto noi 😀

PRIMO ADEGUAMENTO

Finita la manche, mentre ci preparavamo dei buonissimi spatzle con burro e salvia, assieme Michael abbiamo fatto un punto della situazione, con focus incentrato ovviamente sulle soluzioni “lunghe” tipo linea longa.

Necessaria da parte nostra la preparazione di qualche linea longa, dato che non ne avevamo. Per quanto riguardava le montature per ospitarle non abbiamo dovuto fare niente dato che avevamo dei minitravi.

Qui vorrei fare una considerazione: quanti di voi avrebbero cercato di procurarsi anche il tenbin per gestire finali così lunghi? Probabilmente in tanti, ma sappiate che il pensiero che senza tenbin avrei potuto avere problemi con la linea longa non mi ha minimamente sfiorato.

Basta saper posizionare la linea longa in modo corretto, e lanciarla tenendo presente la direzione del vento e della corrente.

Affrontiamo la seconda manche più preparati, o perlomeno con un minimo di idea tattica da seguire.


SECONDA MANCHE

Il secondo sorteggio è un sospetto richiamo al numero del bungalow, postazione 113 che è l’anagramma della chiave 131, ma che potrebbe essere anche un messaggio del tipo: “occhio che potrebbe accadere qualcosa” 😀 😀 😀

Il tempo che solitamente dedico a questi giochini è di circa 2 o 3 secondi, poi per fortuna prevale il pragmatismo, se no sarebbe la fine!

La fase di luce la gestiamo senza trascurare le lecce stella, ma questa volta alterniamo il nostro segretissimo 3×120 alla linea longa, o perlomeno a finali molto lunghi.

Un esempio di adeguamento immediato è stato, ad esempio, l’utilizzare lo stesso 3×120 ma sfruttando solo due snodi: quello alto e quello basso (ignorando quindi quello centrale) con un doppio 200, o, ancora meglio, con una piccola linea a due ami sullo snodo basso e un monoamo sullo snodo alto.

I risultati continuano a dare ragione a queste soluzioni così lunghe, tanto che le catture non tardano a farsi vedere nei nostri secchi.

Dobbiamo fare però i conti con un pesce che ovviamente fisiologicamente più si va avanti con la competizione e meno è frequente. Un aspetto che riguarda tutti i concorrenti ovviamente.

Avete presente l’equilibrio della prima manche? Bene… questa volta l’equilibrio pare ancora più evidente dato che 8 box su 10 hanno tra le 6 e le 9 prede ciascuno… Se non altro noi possiamo contare su qualche “ciabatta” presa questa volta da Michael.

La classifica del mattino ci vede al secondo posto nel settore, ma conta poco, perché nella classifica generale il 9 del giorno prima aveva già ipotecato qualunque ambizione. Quella che per fortuna non manca è l’ambizione di fare bene ogni volta 😊

SECONDO ADEGUAMENTO

Ancora una volta abbiamo avuto a fianco il box che ha vinto il settore, e dato che uno dei due ragazzi innescava e l’altro lanciava, era anche più facile identificare la loro idea tattica per affrontare la manche.

Il particolare che mi ha colpito in questo caso è la frequenza degli spostamenti dell’esca. Se mi avevano colpito in occasione della prima manche, figuriamoci in occasione della seconda!

L’unico mio “stop mentale” relativo agli spostamenti troppo frequenti era logicamente legato a ciò che avevi davanti alla postazione. Giusto per fare un esempio: se capiti in una punta e hai a disposizione un solo canale, il massimo che tu possa fare è percorrerlo in tutta la sua profondità.

Fare spostamenti e lasciare le esche nelle secche potrebbe essere rischioso ai fini della cattura, quindi gli spostamenti devono essere fatti in funzione di quanto spazio hai prima di “sentire” i saltelli della secca.

Per l’ultima manche decidiamo quindi di ripristinare le linee consumate, ma anche di adeguare il ritmo degli spostamenti in funzione della postazione che ci capiterà per l’ultima manche.


TERZA MANCHE

Certo che il sorteggio è strano… e in quanto “sorteggio” è possibile tecnicamente capitare anche per tre volte nella stessa postazione. Noi ci siamo andati vicini 😀

Questa volta il numero a noi assegnato è il 92, siamo nello stesso settore della prima giornata, però poi accade qualcosa…

Pochi minuti dopo arriva anche la notizia che il campo gara è stato spostato di circa 300 metri verso destra per ovviare sicuramente a qualche problema, e quindi non abbiamo la minima idea di dove capiteremo.

Quando arriviamo in spiaggia vediamo quella grande punta della prima giornata e iniziamo a scorrere i numeri sino ad arrivare al nostro 92. Il problema è che su quella punta c’è già un box (il 91)… speriamo di essere almeno nella postazione a fianco! Almeno sapremmo come agire 😊

Così è stato. In poche parole nella punta dove ci hanno sistematicamente fatto un primo di settore sia il primo che il secondo giorno c’è il box 91 ma noi siamo lì attaccati. Buon segno?

Comincia la manche come di consueto prima del tramonto, e l’avvio è stato a dir poco fulminante!

Cominciamo con la linea longa tutti e due, e Michael al primo lancio fa una spigolotta, al secondo una leccia stella. Io invece riesco ad infilare tre prede consecutive in altrettanti lanci, ma sono prede “strane”: una torpedine, una mormora, una serpe di mare da mezzo metro…

Il box 91 momentaneamente non dava segnali di particolare attività, e nella nostra testa c’era solo il tramonto! Le super mormore di Marina di Grosseto ci aspettavano!

Poiché l’articolo a questo punto è già discretamente lungo, vorrei tagliare su quella che è stata la nostra agonia nel registrare zero prede nelle restanti tre ore e mezzo di gara 😀 😀 😀

Da segnalare, però che il settore è stato vinto dal box 91 che a buio ha infilato quattro ciabattoni di mormore e hanno vinto il settore (e bravi Maurizio e Lorenzo!). La costante che ha caratterizzato l’azione di pesca di Maurizio, che era a fianco a me, è stata l’incredibile costanza della sua azione di pesca.

Spostamenti continui, e non si è mai fermato un istante: come tutti noi d’altronde. Però ciò che è riuscito a ingannare il mio occhio è stato certamente il fatto di aver sottostimato l’entità dei suoi lanci.

Un lancio apparentemente innocuo che mi ha fatto commettere un grande errore: cercare la sua fascia piuttosto che sondare per cercare la mia. Perché parlo di lancio apparentemente innocuo? Perché si trattava di un lancio fatto bene, pulito, efficace, e io lo avevo interpretato come un mezzo lancio che, con i continui ritmici recuperi facevano immaginare che le catture fossero addirittura sul banco di sabbia.

In ogni caso, nonostante il black out di tre ore e mezzo, anche questa volta il nostro settore vedeva con cinque o sei pesci ben sette box su dieci… Un equilibrio che ha senza dubbio caratterizzato tutto il campionato.

Tralasciando il box 91 che aveva sicuramente vinto, potevamo prendere da due a otto… ma solo in teoria.

Perché nella pratica è volato un sei che onestamente non mi faceva piacere neanche quando andavo a scuola 😀


RIFLESSIONI

Cosa ho capito da questa esperienza?

Innanzitutto una regola che si conferma costantemente da quando pesco, sia che si tratti di oceano o di mare, ci sono dei luoghi dove una azione di pesca mirata e costante prevarrà sistematicamente su quella di chi, al contrario, alla ricerca della “regola” effettua continui cambiamenti, compresi quelli sbagliati.

Nel frattempo che capisci qualcosa, la gara si compromette e puoi solo cercare di raddrizzarla.

Questo ovviamente accade quando la pescata non è a distanze tali che la skill “lancio” diventa importante. E Marina di Grosseto me lo ha confermato, circoscrivendo il tutto alle mie postazioni e al potenziale del mio lancio.

Il mio set di montature “standard” si arricchirà sicuramente di soluzioni “lunghe” come la linea longa, e non vi nascondo che il suo utilizzo costante per due manche più mezzora della prima manche, non ha mai dato un groviglio.

L’ho fatta sempre nello stesso modo, ossia lunga circa 4 metri, con due braccioletti da 20/25 cm staccati dal primo amo una cinquantina di centimetri, in fluorocarbon diametro 0,22. Diciamo che sulla Linea Longa ci ha scritto anche un articolo Josè Afonso, cliccate qua a fianco se non lo avete ancora letto.

Infine, terrò a mente di non ignorare costantemente gli spostamenti dell’esca, che a seconda dei casi evidentemente funzionano.

Che le esche facciano la differenza? La risposta più obbiettiva che posso dare è “NI”… Più volte mi è capitato di confrontare la mia mano anemica con quella sbaciucchiata di rossetto rosso del mio avversario, ma sono più che certo che se non sai dove pescare puoi avere l’esca che arriva direttamente all’olimpo che non può certo fare miracoli 😀 

Spero che questo articolo abbia stuzzicato la vostra indole agonistica, e se magari voleste dire anche voi la vostra, in aggiunta, a conferma, o anche a dimostrare un qualcosa di diverso, il form sotto l’articolo è a vostra disposizione per una chiacchierata tecnica.


IL GIOCHINO DEI NUMERI

A proposito! Vi ricordate quando in apertura di articolo avevo dato la chiave di lettura “ottimistica” della chiave 131 del nostro bungalow? Il collegamento con la realtà c’era anche questa volta, ed era un messaggio chiaro! E io non ho saputo scorgerlo in tempo…

Il collegamento 131 non era con i piazzamenti 1°, 3°, 1°, ma era con la strada statale 131, che attraversa la Sardegna, e che collega il porto di Olbia (dal quale sono partito e poi sbarcato) con Cagliari…

Messaggio fin troppo chiaro: “che parti a fare? Torna a casaaaaaaaaaaaa” 😀 😀 😀 


DUE RIGHE TURISTICHE

Ho già citato la maestosità del Villaggio Le Marze, che non fa altro che mettersi in linea con quella che è una regione turisticamente eccezionale: buon bere, ottimo mangiare, tanto verde, tanto mare, bella gente, un accento che è un piacere ascoltare, e quindi perchè non rendere omaggio anche al Ristorante Bernasconi a Braccagni?

Un posto che ci è stato consigliato da un gentilissimo ristoratore che purtroppo non ci aveva potuto ospitare perché già pieno e… Chi mi conosce sa quanto sia una buona forchetta… 100 e Lode!!!

Il Morellino di Montecucco ha confermato l’ottimo gusto del sangiovese, perfettamente abbinato al menù, e l’amaro del posto… Meno male che c’erano in vendita anche le bottiglie e abbiamo potuto portare un ottimo ricordo a casa!

Vi lascio qualche link di ciò che ho appena descritto:

Ristorante Bernasconi

Morellino di Montecucco

Amaro Etrusco


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2 Commenti

  1. Carlo

    Mi ritrovo in questa tua disamina delle 3 manche del campionato italiano
    Nella 1^ manche non ci abbiamo capito nulla…ma quei 3 pesci li facciamo con la linea e con l’esca in movimento. Ad averlo intuito prima sarebbe stato meglio.
    2^ manche idem….a parte un sugherello..il resto dei pesci, orata compresa, sempre con linea ed esca in movimento.
    Il pesce non pascolava…era piuttosto fermo tra buche canaloni e gradini. Se non gli passavi davanti il muso…non mangiava.
    Questa è stata la costante delle 3 manche..una volta capite facciamo 2 e 3…ma quel 6 della prima manche ci ha segato le gambe.
    Peccato…ma anche questo va nel bagaglio delle esperienze
    Ciao Roby

    Rispondi
    1. Roberto Accardi Brakardi (Autore Post)

      Ciao Carlo, grazie per la tua testimonianza 🙂 speriamo ne arrivino altre 😉

      Rispondi

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