IL TRECCIATO

Per capire sino in fondo la tecnica del Japan style, un articolo su quello che viene chiamato treccia, trecciato, ecc è necessario, ed eccolo qua il trecciato

In qualunque disciplina è fondamentale approfondire la conoscenza dei materiali che si utilizzano soprattutto quando questi sono di alto livello tecnologico.

Nel caso specifico, il trecciato, rappresenta un accessorio che garantisce all’azione di pesca tipica del Japan style, una elevatissima sensibilità.

Prima di entrare nello specifico, vorrei fare un piccolo riepilogo storico, anche per darvi qualche informazione in più che non guasta ☺

trecciato tracciati surfcasting

LA STORIA DEI FILI TRECCIATI

In origine il trecciato era costituito da fibre naturali quali il cotone, il lino ed in alcune discipline addirittura il crine dei cavalli.

Da qualche decennio il trecciato è invece costituito da fibre sintetiche.

Per non appesantire troppo la lettura mi soffermerò su quelle maggiormente conosciute ai pescatori.


IL DACRON

Si tratta di una delle prime fibre sintetiche utilizzate; è prodotto con un polimero brevettato da una multinazionale ed è costituita da un polimero di polietilene (PET).

Questa treccia si ottiene dalla lavorazione industriale intrecciando 3-4 fili (o capi) ricavati dalla “filatura” di microfibre (200-250 micro fibre andranno a costituire un “capo “della treccia).

In questo modo si possono distinguere i trecciati in base al numero di “capi” intrecciati:

4/6/8/12 capi o braided

Questo tipo di lavorazione conferisce al prodotto un carico di rottura elevatissimo rispetto ad un monofilo dello stesso diametro.

Questo carico di rottura sarà pari alla somma dei carichi di rottura di ogni singolo capo.

L’abrasione su corpi duri, come ad esempio pietre, scogli, o altri materiali dispersi nel fondo marino, rappresenta il vero punto debole di questo materiale.

A tal proposito molte aziende usano ricoprire la treccia con particolari composti, o vernici, come ad esempio il teflon o particolari composti siliconici, che conferiscono maggior capacità di scivolamento.


DYNEEMA E SPECTRA

Una nuova categoria di trecciati (o mulifibra) fu posta in commercio intorno agli anni 1990.

Un trecciato la cui produzione avveniva mediante la fusione di microfibre, esattamente come per il Dyneema o lo Spectra.

Entrambe sono formate da un materiale diverso rispetto al Dacron, stiamo parlando dell’HPPE HIGH PERFORMANT POLYETYLENE.

Queste nuove fibre hanno un costo di produzione più alto rispetto al Dacron ma il carico di rottura è nettamente più elevato.

La particolare lavorazione di questo materiale ha consentito ai trecciati di avere una forma più cilindrica, offrendo al pescatore un prodotto davvero eccellente.

Un miglioramento in grado di conferire un aumento delle prestazioni in particolari azioni di pesca, come ad esempio nella disciplina del Japan style.

Per aumento delle prestazioni intendo:

un aumento delle gittate del lancio,
una miglior scorrevolezza sugli anelli,
una forte riduzione delle parrucche in fase di lancio.


I trecciati possono essere classificati in base al numero dei capi che lo costituiscono (ad esempio 4/8/12) oppure in base al loro diametro.

Un altro particolare da non sottovalutare, soprattutto quando li utilizzeremo come shock leader conici, è la loro struttura.

Ogni trecciato è costituito da un numero di capi -1 perchè quel capo verrà utilizzato per tenere assieme tutta la struttura della treccia e non andrà mai rimosso.

La rimozione di questo capo danneggerà irrimediabilmente la struttura della treccia che collasserà, perdendo tutte le sue caratteristiche meccaniche e fisiche.

Infine i diametri dei trecciati vengono misurati con metodo ottico e non con il micrometro come i normali monofili. 

trecciati surfcasting

I giapponesi usano misurare i diametri dei trecciati in PE (polietilene).

Lo standard PE di misura si basa su un sistema di misurazione noto come “GOUW”. Si tratta di un sistema che nel sol levante veniva usato per misurare i fili di seta.

Sistema che viene tuttora utilizzato, e la misura viene espressa con un # seguito da un numero.

Qui sotto vi riporto una tabella riepilogativa, in poche parole una tabella di conversione da misurazione # PE al diametro del nylon, per un immediato riscontro.

MISURA GIAPPONESE #DIAMETRO IN MM
0.030.029
0.050.037
0.070.044
0.080.049
0.10.052
0.130.058
0.150.065
0.180.069
0.20.074
0.250.083
0.30.09
0.350.098
0.40.104
0.50.117
0.60.128
0.70.138
0.80.148
10.165
1.20.185
1.250.87
1.50.205
1.70.218
1.750.221
1.80.225
1.850.228
20.235
2.250.247
2.50.26
30.285
3.250.298
3.50.31
40.33
50.37
60.405
70.435
80.47
100.52
120.57
140.62
160.66
180.7
200.74
220.78
240.81
260.84
280.87
300.9
350.97

Il vasto argomento che riguarda i trecciati finisce qui, ma vi rimando al prossimo articolo che riguarderà, in modo approfondito, le caratteristiche dei trecciati.


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7 Commenti

  1. Gualtiero

    Caro Roberto, parlando di trecciato, non riesco a trovare nessun consiglio sul web, sull’ annoso problema che tanto danno arreca alla nostra salute mentale: il parrucco!!! Perché si forma? Perché ora si è ora no? Son trent’anni che imbobino muli, eppure ancora ogni tanto mi capita… nessuno ne parla.. ahimè ahimè..confido in tuo luminoso ragguaglio!

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    1. Motolese Daniele

      Dalla mia esperienza sia nello spinning che nel surf casting il trecciato si imparrucca quando recuperi senza che ci sia tensione al filo… Quindi stai attento soprattutto quando dai le prime girate di mulinello appena lanci o quando c’è troppa corrente, io quando il filo è floscio metto una mano sulla canna e sul filo un po’ dopo il mulinello in modo da tenere il filo in tensione quando il filo è in bando… Poi è solo una mia teoria in base alle mie esperienze…

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      1. Roberto Accardi Brakardi

        Concordo! è una disattenzione che capita anche tra i pescatori dalla spiaggia, e spesso si trasformano in fiocchi o parrucche anche se nel mulinello c’è nylon. Prima di recuperare tengo sempre il filo in perfetta tensione 🙂

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        1. Roberto

          Per la mia esperienza, oltre a recuperare come ha suggerito Roberto, tenendo sempre in tensione il filo, appena arrivato in spiaggia, prima di effettuare il primo lancio verso un po’ di acqua sulla bobina in modo che il trecciato sia bagnato al momento del primo lancio. Forse non è una soluzione ottimale ma in questo modo ho evitato tantissime parrucche.

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    2. Luca Cipollaro

      Grazie della domanda La parrucca può formarsi per diverse cause. La prima inadeguatezza della bobina: troppo profonda, riempita con fondo, riempita male cioè con pochi metri, imbobinata in modo troppo lasso, utilizzo di mulinelli non adatti, recupero di parte della treccia non in tiro. Scarsa qualità della treccia , materiale sporco di fango o erba a tratti. O anellatura della canna errata.

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  2. Gianfranco Maccioni

    Ciao Roberto hai la possibilità di fare un video tutorial per quanto riguarda la tecnica del Japan style, perché vedo molte tecniche diverse, c’è chi lancia e lascia la canna oppure chi lancia e poi recupera poco alla volta tipo trainetta, chi usa il trecciato diretto chi con lo shock leader in filo di nylon, giusto per avere un po’ di chiarezza e a chi chiedere se non al numero 1. Ho acquistato la canna trabucco khamshin ngx, per adesso utilizzata solo con la vetta 200g,vorrei provare ad utilizzare l’altra per il Japan style visto che ho preso terminali già pronti per vedere un po’ come sono fatti, però non so che tecnica usare grazie ciao

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    1. Roberto Accardi Brakardi

      Ciao Gianfranco, il “guru” del Japan Style è Luca Cipollaro. E’ lui che scrive gli articoli dedicati a questa disciplina. Sicuramente leggerà questo tuo messaggio e si metterà in azione… anche perchè so con certezza che a breve comincerà a fare anche i tutorial a supporto di ciò che scrive 😉

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