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Gli Artificiali Da Spinning

Buonsalve a tutti! Oggi si inizia! Oggi si parla (o almeno si introducono per grandi linee) di ARTIFICIALI DA SPINNING SALT WATER!!!!

…qui immagino una musica di sottofondo in stile trailer epico…

Di cosa parleremo? Beh: di tutto e niente come sempre (o almeno fino ad ora).

Perchè dico questo? Perchè al momento non andremo nello specifico e, dopo aver parlato di canne da spinning e di mulinelli da spinning, tocca dare quantomeno dei piccoli spunti di lettura su cosa sono e quali sono le principali categorie di artificiali da spinning.

Ma da cosa potrei iniziare? Beh, al solito scrivo gli articoli di getto e non so’ mai cosa e come scrivere finchè non mi trovo d’avanti al mio PC con le mani sulla tastiera…

Di parlare di storia non ne ho molta voglia (anche se vi invito a cercare qualcosa in giro soprattutto su Henry Rapala) ecco perchè andrò dritto al sodo: gli artificiali da spinning sono delle esche innaturali che cercano di simulare in acqua un qualcosa che stimoli l’attacco di un pesce…PUNTO.

Idea! Partiamo direttamente dal definire le prime 3 macro-categorie e dopo (man mano che mi vengono in mente) pensiamo a parlare delle varie sotto-categorie.

Preciso sin da ora che in questo articolo sarò molto generico: andremo nello specifico delle varie classi singolarmente in altri articoli.

Oh, importantissimo: ammirate anche qui la bellezza (e soprattutto lo sbattimento nel farli) dei miei modelli in 3D!!!!!!!!!


HARD BAITS

Gli “hard-baits” (dall’inglese “esca dura”) sono, appunto tutti quegli artificiali da spinning la quale struttura esterna è rigida (capitan ovvio?).

Ma ALT! Nelle hard-baits non sono compresi i Metal Jigs (di cui parleremo dopo) che sono sempre inseriti in una categoria totalmente a se stante.

Dunque, qualora dovessimo trovarci in presenza di un artificiale con guscio di un materiale (generalmente polimeri rigidi o legno) diverso da un metallo o una lega, allora GENERALMENTE lo dovremo inserire nella categoria degli Hard-Baits

Eh, magari si fermasse tutto qui…ora infatti mi tocca fare una bella carrellata di roba per cercare di darvi un’idea delle millemilamilioni di diramazioni che questa macro-categoria ha…

P.S. aggiunta dell’ultimo secondo che non sapevo dove mettere e quindi spiattello qui come se non ci fosse un domani: nelle hard baits sentirete spesso parlare di “armatura passante“, si tratta di un cavetto in acciaio passato all’interno degli artificiali da spinning per irrobustirli e per evitare che, in casi estremi in cui il pesce possa spezzare la scocca in polimero, si possa perdere una preda importante.


Top Water

Partiamo letteralmente dall’alto verso il basso nel senso letterale della frase: in pratica dagli artificiali che “lavorano” in superficie (quindi “on top water” letteralmente “sull’acqua”) per poi andare via via verso quelli che tenderanno ad affondare.

I top water sono artificiali da spinning che, appunto, agiscono sugli strati più superficiali dell’acqua e tendono ad incuriosire i predatori che o attaccano a galla o si trovano su batimetriche abbastanza basse.

Queste esche hanno uno ed un solo scopo: fare “la baldoria” in superficie!

Per capirci meglio cerchiamo di elencare gli esempi più classici di questa categoria.

WTD

Partiamo infatti dai “porta a spasso il cane”…sottofondo triste…

Ah, non vi eravate mai chiesti cosa volesse dire WTD? Walking The Dog.

esempio di un WTD

Si tratta di artificiali dall’estetica molto semplice (generalmente cilindrica stondata alle estremità), non troppo allungati con un baricentro solitamente spostato verso la parte posteriore che scivolano sul pelo dell’acqua con i giusti movimenti.

Perché “walking the dog” allora?

movimento Zig Zag di un WTD

Il loro nuoto è un moto rettilineo con costanti sbandate più o meno ampie risultanti in uno Zig Zag che, in effetti, ricorda un cagnolino che passeggia scodinzolando felice al guinzaglio.

In larga approssimazione dovrebbe ricordare in qualche modo un pesce (o comunque qualcosa di vivo) che nuota a pelo d’acqua con qualche difficoltà.

Un’evoluzione dei WTD che con il tempo si è trasformata in una categoria a se stante è quella dei “needle” (“chiodo” abbreviazione dall’inglese “needlefish“=”aguglia“).

Sono artificiali fusiformi, molto allungati che si muovono esattamente come un WTD ma con sbandate più ampie ed ovviamente più visibili dai predatori in caccia.

Popper

…che ovviamente ricordano le più famose POPPE…quanta tristezza in queste battutacce…

In realtà “popper” non si traduce: semplicemente è un’onomatopeica che indica il suono prodotto dagli schizzi che queste esche fanno sul pelo dell’acqua.

Hanno infatti generalmente una forma conica (anche se ce ne sono di tipologie e forme molto strane e del tutto innaturali) molto stondata con una “bocca” molto larga (🤔😁) capace di applicare molta resistenza sul pelo dell’acqua e di creare quelle che vengono generalmente chiamate “bollate“.

Non tutti i popper lavorano ovviamente allo stesso modo: alcuni si limitano a lavorare sul pelo dell’acqua ed a causare i classici schizzetti mentre altri tendono ad inabissarsi di qualche centimetro durante la “poppata” per creare dei veri e propri tunnel distorsivi che causano forti turbolenze stimolando la linea laterale dei predatori…

wowowowowo ferma, troppa serietà e scienza: per adesso in questi articoli bisogna rimanere molto vaghi…

Skipping lures

Queste esche sono veramente poco conosciute dalle nostre parti: da noi vengono usati solo di piccole dimensioni in situazioni di schiumate per piccoli predatori e, solo raramente, vengono usati su mangianze di serra o pelagici (o comunque dalla barca per la pesca al tonno rosso).

Si tratta di artificiali che in realtà sono spesso leggermente affondanti, rassomiglianti ad un cucchiaio con densità discretamente elevate.

La regola con questi tipi di artificiali è una ed una soltanto: riavvolgere come se non ci fosse in domani!

Quello che questi “skipping lures” fanno è letteralmente “skippare” in maniera frenetica sul pelo dell’acqua: per intenderci si comportano un po’ come i sassolini che facciamo saltellare sul pelo dell’acqua.

Infatti in mangianza un pesce in caccia può scambiare la nostra esca con un piccolo pesce che, impanicato, inizia a saltare senza controllo fuori dall’acqua per fuggire: e che fai, non corri dietro un poveretto che fugge impaurito?

Ibridi

Li chiamo così perché non saprei che nome dargli: ognuno da’ un nome diverso, dunque io generalizzo…

Si tratta di artificiali che sono spesso una via di mezzo tra un WTD ed un Popper: corpi cilindrici con capacità di sliding sull’orizzontale (quindi facendo Zig-zag) e con “bocche” schiacciate o incavate (per eseguire degli “schizzi” o delle leggere “poppate” all’occorrenza).

Se sapute utilizzare infatti queste esche sanno essere veramente polivalenti e capaci di sbloccare situazioni complesse: necessitano però di recuperi molto tecnici e precisi.

Infatti una “twitchata” o una “jerkata” fatta con una determinata energia e/o angolo può veramente fare la differenza tra un movimento WTD, una Poppata, una skippata (se abbinato ad una velocità di recupero molto elevata) ed un recupero a ca…ppero di cane.

Diciamo adesso che, per quanto riguarda i nostri amici Top-Water abbiamo dato una discreta infarinatura…

PASSIAMO AVANTI.


Minnow/Jerks

I protagonisti fondatori dello spinning vero e proprio: i PESCIOLINI!!!

Il minnow (dall’inglese appunto “pesciolino”) è il classico artificiale a forma di pesce (no ma davvero?! 😆😆😆) con una palettina che, con il recupero, dona all’esca un nuoto proprio.

Questi artificiali si differiscono per dimensione e forma di palettina e proporzioni del corpo vero e proprio (oltre che densità e bilanciamento del peso): in tal senso si possono creare letteralmente un’infinità di combinazioni.

Di seguito cercheremo di dare un piccolo sguardo di insieme per poi, sempre in articoli specifici, parlare delle proprietà del moto dei vari minnow in correlazione alla forma della paletta e l’idrodinamicità dell’artificiale stesso.

Minnows ed Hard-baits: un piccolo accenno sulle affondabilità

Prima di parlare dei tipi di minnow, bisogna ASSOLUTAMENTE almeno introdurre il concetto di “velocità di affondata” (o affondabilità) che analizzeremo in maniera abbastanza approfondita in un articolo dedicato.

Questa caratteristica è essenziale per capire dove e come agisce la nostra esca lungo la colonna d’acqua in fase STATICA e non.

Partiamo sempre dall’alto verso il basso:

Floating: dall’inglese “to float” appunto “galleggiare“, sono quegli artificiali che (un po’ come i top water sopraelencati) restano a galla nei primissimi centimetri o millimetri d’acqua (mamma mia quante ovvietà in un solo periodo 😆😆) e che, una volta fermati (e quindi interrotta la fase di “recupero dinamico dell’esca“) tornano molto velocemente a galla.

Slow Floating: sempre dall’inglese si traduce come “lentamente galleggiante“; semplicemente si tratta di artificiali che in fase statica galleggiano semplicemente e che, una volta arrestato il loro moto dovuto al recupero, tornano lentamente a galla.

Suspending: si tratta di un particolare stato fisico MOLTO complicato da ottenere che porta un’esca ad essere in equilibrio con l’acqua portando l’artificiale a rimanere stabile lungo la colonna d’acqua una volta arrestato il suo moto; in pratica un artificiale da spinning suspending, una volta fermato, dovrebbe rimanere alla stessa profondità una volta fermo.

Slow Sinking/Sinking/Fast sinking/Extra fast sinking (manca solo MEGA_ULTRA_FAST_SINKING_ALLA_VELOCITA’_DELLA_LUCE e ci siamo): una volta introdotto il concetto di Floating e Slow Floating sinceramente mi rompevo le scatole ad elencarle tutte una per una.

Semplicemente “sinking” vuol dire “affondante” ed i vari “slow“, “fast” ed “extra fast” (rispettivamente “lento“, “veloce” e “molto veloce“) ci indicano solo quanto velocemente l’esca affonderà una volta ferma.

BENISSIMO!

Sappiate solo che per ogni categoria sottoindicata di minnow (ed in generale di hard-bait che non sia un top-water) esiste SEMPRE una categorizzazione di affondabilità come quelle descritte sopra!

Bene, NAMO AVANTI ORA!

Minnows

Il PESCE FINTO per eccellenza: il MINNOW!

Queste esche sono il simbolo dello spinning, l’artificiale che per primo ha veramente rivoluzionato il mondo della pesca a 360°…

Con lunghezze che variano da pochi millimetri (esiste robetta da 2.5cm per l’ultra-light spinning) a grossi bestioni da diverse decine di centimetri, i minnow sono delle esche che hanno una forma tendenzialmente fusiforme più o meno bombata e con una paletta abbastanza accentuata.

Queste caratteristiche generalmente permettono all’artificiale di compiere un moto abbastanza regolare e catturante anche con semplici “recuperi lineari” molto lenti.

Il suo moto è semplice (anche se comunque ogni casa personalizza i propri minnow per muoversi in maniera più o meno caratteristica) ma efficace: recuperandolo linearmente infatti il nostro pesciolino tenderà a “scodareregolarmente lungo l’asse trasversale mantenendo la testa più o meno stabile.

A questo si può aggiungere anche anche un eventuale rollio ed un assetto più o meno imbarcato (non preoccupatevi, ne parleremo dettagliatamente).

In pratica, generalmente, il minnow deve semplicemente simulare un pesciolino che, spesso in mezzo al foraggio, si muove o con difficoltà o semplicemente con un moto “anomalo” rispetto il resto della popolazione del banco di “appartenenza”.

Nella categoria dei minnow possiamo anche inserire quelli che vengono chiamati “jerk“: piccole esche simili al minnow con palette discretamente pronunciate e molto meno “paffute” che permettono larghe sbandate in acqua quando “jerkiamo” con la canna.

Long Jerk

Partiamo da questo presupposto: io AMO i Long Jerk!!

Analizziamo il nome: dall’inglese “long“=LUNGO (eheheheh) ed il verbo “to jerk“=strattonare.

Sono dei minnow dove la lunghezza è la dimensione predominante😅: in pratica sono discretamente sottili e molto allungati rispetto al loro diametro/spessore.

Sono caratterizzati da palette che, rispetto la loro lunghezza, hanno una superficie discretamente bassa: ciò implica che (nella media) un long-jerknon avrà generalmente un “nuoto proprio” su recuperi lineari medio-lenti.

Perchè “jerk” dunque?

Movimento di un long-jerk

Queste esche esprimono se stesse nel momento in cui le “jerkiamo“(=strattoniamo) muovendosi eseguendo degli scatti repentini in avanti misti a delle sbandate più o meno ampie, degli imbarcamenti frontali più o meno accentuati (come sempre il moto viene personalizzato sia dall’angler che dalle case produttrici) ed un rollio variabile lungo l’orizzontale.

movimento di un long-jerk

Questi artificiali non devono per forza simulare del pesce foraggio, anzi, spesso vanno a stimolare l’aggressività dei predatori che si sentono infastiditi o addirittura attaccano per territorialità scambiando il Jerk per un predatore rivale in avvicinamento (motivo per il quale spesso le prede sono anche più piccole dell’artificiale stesso).

Minnow/Jerk Darter

Questi artificiali (che siano Minnow o Jerk) sono stati progettati per uno ed un unico scopo: pescare in acque basse con fondali abbastanza frastagliati.

Ma in cosa consiste un “darter minnow“?

Si tratta di un pesciolino la quale paletta altro non è che un prolungamento della propria scocca.

Per intenderci si tratta di un’esca “tutta d’un pezzo” studiata per non potersi “spalettare“: infatti una cosa che precedentemente non ho detto è che, se non usiamo un artificiale con il giusto affondamento e la giusta azione in base alla colonna d’acqua, il continuo urtare della paletta sul fondale può portare inesorabilmente alla rottura della stessa.

Credetemi: non volete rischiare di buttare €18 di mommotti 180 SS by Seaspin nella spazzatura al primo lancio solo per non aver voluto fare attenzione al fatto che si tratta di uno Slow Sinking e che il fondale, oltre ad essere roccioso, è meno di 60cm…

LI_MORTACCI_DI_CHI_HA_MESSO_QUELLA_PIETRA_PROPRIO_LI’_GIURO_PRIMA_NON_C’ERA!!!!!

No…non sto’ piangendo perchè mi è capitato…non è vero…😭​😭​😭​😭​

Ecco, per rimediare a queste cose esistono loro: i DARTER!!

Loro se ne fregano delle pietre! Se ne fregano dei fondali bassi! E si: SONO IL TERRORE DELLE SPIGOLEHHH!!

Sono generalmente artificiali che agiscono nei primissimi strati d’acqua (quindi per lo più floating o slow floating con palette discretamente ampie e non troppo inclinate rispetto la parallela) e che tendono ad avere un nuoto proprio in fase di recupero lineare molto accentuato.

Minnow Swimbait

Sinuose come una bella ballerina di danza del ventre, le swimbaits (letteralmente “esca che nuota“) palettate sono delle “armi” MICIDIALI quando i pesci sono molto diffidenti.

Si tratta di artificiali da spinning composti da più parti collegate tra loro da delle giunzioni semoventi che permettono al minnow di muoversi in maniera estremamente naturale: credetemi, ci sono delle swimbait che potrebbero essere confuse con un pesce vero!

Ce ne sono di tutte le dimensioni, forme e caratteristiche di affondamento.

Come anche per i darter minnow, queste esche difficilmente vanno “jerkate“, di solito basta soltanto farle nuotare linearmente e dare ogni tanto qualche piccola “twitchata” di accompagnamento (calmi calmi, ne parleremo).

Crank o Deep Divers

Vi va’ di slogarvi le articolazioni per recuperare un minnow che fa’ più resistenza in acqua di una cernia che si pianta sul fondo?

Bene! Se cercate grande resistenza in acqua i Crank sono gli artificiali che fanno per voi!

Minnow tozzi, spesso non più lunghi di 140mm ma che hanno tutti una caratteristica in comune: CE L’HANNO GROSSA…la paletta

Infatti che siano dei floating che al primo giro di mulinello si fiondano verso il fondo violentemente, o che siano dei sinking che appena toccano il fondo richiederanno tanta esperienza di polso 😏​, i Deep Divers sono dei minnow che servono a stuzzicare l’istinto predatorio dei pesci molto apatici.

Immaginate di essere nella situazione più rilassante che possiate desiderare: magari siete a bordo piscina, con una bella pina-colada (o il drink estivo che più vi garba), occhiali da sole, sdraio ed una super gnocca che…vi massaggia…ecco…

BOOOOM!! una stramaledettissima zanzara vi si infila nell’orecchio e vi fa’ capire che era tutto un sogno!!!

Ecco cos’è un Crank per un pesce: una fastidiosissima zanzara rumorosa che si ficca nelle terminazioni nervose della loro linea laterale!

Perchè si: queste palette ambulanti sono contraddistinte da un nuoto schifosamente frenetico anche con recuperi discretamente lenti.


Stick-Baits

A chiusura (forse) della sezione Hard-Baits oggi proponiamo un prodotto che fa’ tutto e niente, una categoria di artificiali da spinning talmente polivalenti che certe volte non sai nemmeno quando usarli: e si, tu che leggi, probabilmente li hai acquistati per la loro bellezza!

Sto’ ovviamente parlando dell’esca che per eccellenza (assieme ai popperonionioni) è diventata simbolo della pesca al tonno o comunque sulle mangianze di scumbridi e pelagici in generale.

…gli stick-bait…che sono ‘sti cosi?!

Si tratta molto volgarmente di semplici “riproduzioni di pesci” più o meno realistiche senza paletta e con densità (e quindi anche affondabilità) delle più disparate.

Generalmente non hanno un nuoto proprio e per questo sono estremamente versatili per chi ha ottime abilità di controllo sugli artificiali da spinning: anche se sempre di più le case stanno studiando delle forme con delle caratteristiche idrodinamiche tali da donare dei movimenti più o meno sinuosi.

E’ difficile definire realmente uno stick-bait perchè OGNI CASA (al solito) ha la sua concezione: possono essere infatti più o meno allungati con affondabilità veramente variabile (cioè, passiamo da stick-baits che possono essere skippate a stick-baits che possono essere definite anche “casting jig” veri e propri).

Sono spesso l’ideale per sondare quegli strati d’acqua dove normalmente i classici minnow/long-jerk non arrivano.


Metal Jigs

Ed eccoli qui, i MERAVIGLIOSI pesciolini di metallo…I JIGS!!!

Allora, ricordando che questo articolo è puramente INTRODUTTIVO e che già è abbastanza lungo così per com’è, cercherò di esporre molto velocemente le varie caratteristiche di un jig in maniera discretamente veloce per poi classificarle in futuro (oltre che parlare ovviamente dei recuperi più classici).

Metal Jigs: accenno sui materiali

Di base possiamo dire che un Metal Jig è fatto di, udite udite, M E T A L L O…

…90 minuti di applausi…

Ma aspetta, che metallo?… Ma ovviamente piombo sciocchini!

FALSO!

Se pensavate che i jig fossero fatti tutti del buon vecchio piombo vi sbagliate di grosso: questi infatti sono generalmente composti da particolari leghe di Piombo e Stagno dove le percentuali dell’uno o dell’altro metallo (anche se “chimicamente” si tratta di non-metalli di transizione) definiranno la densità media dell’esca e, di conseguenza, la sua velocità di affondamento.

Embè? Tutto qui?

E no sciocchini!

Sempre di più le case produttrici stanno lavorando su leghe a basso contenuto di piombo arrivando addirittura ad eliminarlo totalmente per utilizzare in casi particolari (e decisamente anche più costosi ​💰​🤑​💰) il Tungsteno (non preoccupatevi, fa’ parte anche questo della tabella periodica).

Perchè questo? Perchè i jig si INCAGLIANO ABBESTIA!!

Avete acquistato il vostro bellissimo Needle Jig by Savage Gear? Avete speso €25 per passarvi lo sfizio di un meraviglioso CB-One G2 da 80g? Lo avete spacchettato? Lo avete collegato allo split? Bene…lo avete lanciato? Lo avete fatto toccare il fondo? BENISSI….

…INCAGLIATO E PERSO AL PRIMO LANCIO…che cu…mulonembo interessante…

Ecco, i jigs, ahimè si lasciano spesso sul fondo del mare, ed indovinate che cosa non è proprio salutare in mare?

Il piombo!

Ecco perchè si lavora sempre più alla sua sostituzione…

Bilanciamento del peso

Oltre la densità del metallo a definire le proprietà di un metal jig è certamente la posizione del suo baricentro e, di conseguenza, la disposizione lungo il suo volume di zone più o meno massive.

Generalmente troviamo 3 differenti tipi di bilanciamento del peso:

Posteriore (o rear weighted): come si può ben capire si tratta di jig particolarmente sbilanciati verso il “sedere” (quindi verso la parte opposta al punto di aggancio con il nostro snap/split-ring) che, tra tutti, permettono lanci particolarmente lunghi in quanto riescono ad avere una migliore conservazione della loro inerzia in volo evitando quel fastidioso “sfarfallio” caratteristico di altre categorie.

Centrale (o center weighted): artificiali con baricentro posizionato nella parte centrale dell’esca che permettono un’ottima lanciabilità (anche se qui bisogna avere giusto un po’ di tecnica di lancio in più) ed in più hanno un discreto accenno di effetto Dead-Leaf (letteralmente “foglia morta“) in caduta e velocità di discesa intermedia.

Ibridi o asimmetrici: se fino ad ora tutte e 2 le categorie erano tendenzialmente “simmetriche“, qui invece introduciamo dei Jig che possono avere un baricentro che non cammina più solo lungo l’asse orizzontale dell’artificiale, ma anche lungo la perpendicolare longitudinale.

Che vor dì? In pratica guardando un ibrido dall’alto si può subito notare come le due facce siano diverse.

Questo accentua parecchio il movimento Dead-Leaf in caduta rallentando di molto la velocità di affondamento fino a far definire generalmente queste esche con il nome di “Slow Jigs” (Jigs Lenti).

Accenno al “Dead-Leaf”

Ma che è ‘sto “Dead-Leaf“? E poi Matt: “Foglia-Morta” ti faceva così schifo?

In pratica si tratta del tipico movimento con ampie sbandate a destra ed a sinistra che uno slow jig ha in caduta che, appunto, ricorda il movimento di una foglia che, staccatasi dal ramo di un albero, cade con leggiadria fino a toccare terra.

Piccolo accenno sulle lunghezze

Esattamente per come successo con i minnow ed i Long-Jerk, ad un certo punto si è iniziato a distinguere i jigs non solo in base al loro centro di massa ed alla loro velocità di affondamento, ma anche in base alla “lunghezza relativa” dell’esca.

Infatti questi artificiali da spinning metallici possono avere, a parità di massa, lunghezze differenti aumentando dunque anche le possibili combinazioni degli stessi.

Ma come li distinguiamo?

Sicuramente a primo impatto possiamo notare la maggiore o minore “bombatura” della sagoma ma facciamo un esempio per cercare di buttar giù due numeri: prendiamo 3 jig con stessa massa, stessa densità (questo è importantissimo) ma differente lunghezza.

Ipotizziamo che la massa sia di 80g e che il metallo sia quello della più comune lega di piombo a basso contenuto di stagno, vedremo che:

Con una lunghezza di circa 170-190mm avremo dei Jig che chiameremo banalmente “long jigs” (generalmente lunghi e sottili).

Con una lunghezza di circa 130-160mm avremo quelli che vengono generalmente definiti “semi-long jigs” (beh, loro sono la “via di mezzo” né lunghi né corti).

Al di sotto invece dei 130mm troveremo, di conseguenza, gli “short jigs” (appunto “corti”).

Ovviamente l’andamento non è esattamente “proporzionale” in quanto all’aumentare delle masse non varia solo la lunghezza ma anche le altre due dimensioni del jig: in pratica il sopracitato esempio era appunto, udite udite, solo UN ESEMPIO per far capire il concetto.

Detto ciò possiamo MOMENTANEAMENTE chiudere questo accenno sui Metal Jigs e procrastinarlo (che paroloni eh?) per articoli futuri…NAMO AVANTI!

P.s. all’interno della categoria Jigs potremmo anche inserire gli “spoon” (letteralmente “cucchiai”), ma ovviamente ne parleremo meglio in futuro

Gomme/Soft-Baits

In realtà per le gomme non ci sarebbe bisogno di parlare molto (complice il fatto che sono le esche che meno mi piace usare): in realtà sarebbe più corretto parlare di “rigs“, “jighead” e diversi tipi di “innesco” di un siliconico.

Questi artificiali da spinning sono infatti un tentativo (spesso estremamente ben riuscito) di imitare nel modo più realistico possibile il pesce foraggio o, in alcuni casi, persino vermi o crostacei.

Le loro caratteristiche intrinseche dipendono per lo più dal tipo di mescola e dalla presenza di codepaddle” o meno (oltre che all’eventuale presenza di teste piombate con amo già montate).

Una mescola più dura infatti porterà sicuramente l’esca ad avere un movimento meno sinuoso (quindi leggermente meno naturale in acqua) ma con il vantaggio di avere qualche possibilità in più di resistenza una volta attaccata da uno dei nostri amati predatori: perchè si, per lo più, se tutto va’ bene, le gomme sono praticamente usa e getta.

Ovviamente una mescola più morbida sarà più fluida e naturale in acqua.

La presenza di una palettina in coda (un esempio classico è certamente quella dell’ormai notissimo Raglou) ci permette di simulare alla perfezione un pesciolino che nuota sereno e spensierato in acqua.

Per il discorso gomme per adesso liquido tutto così perché, al solito, è così che mi va’…di Black Minnow by Fiiish e simili parleremo in quelli che saranno gli articoli specifici sulle gomme ed i loro inneschi.

E mo che scrivo?

Che dire dunque? Anche questo articolo “introduttivo” (una carrellata farlocca di tutto e nulla) si conclude qui.

Che volevate un elenco di tutti gli artificiali esistenti? Date tempo al tempo gente…😅​😅​

Seguiranno un numero indefinito di articoli che sicuramente (se siete interessati non solo al lato pratico ma anche al lato tecnico) vi piaceranno parecchio (perché VI PIACERANNO! PUNTO…).

Al solito vi chiedo sempre un pizzico di pazienza visto che i modelli in 3D e la produzione di queste GIF prendono un bel po’ di tempo.

A PROPOSITO: se magari siete riusciti a leggere questo articolo fin qui (complimenti per la pazienza) vi chiedo di lasciare un commento con impressioni (non solo sullo scritto ma anche sulle immagini ed i modelli 3D che sto’ producendo ​‼️​​‼️​PER VOI​‼️​​‼️​) e, soprattutto, domande, TANTE, TANTISSIME DOMANDE!

Ho tanti spunti, ma avere degli altri input non fa’ mai male.

Detto questo, al solito, vi ringrazio infinitamente per l’attenzione e ci si becca al prossimo articolo,

STAY TUNED fellas!


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11 Commenti

  1. Gino

    Grazie per la tua dedizione a noi poveri a analfabeti di questo bellissimo sport che è la pesca. Ti leggo volentieri tutte le volte che pubblichi qualcosa, in special modo sullo spinning. Grazie di cuore, un abbraccio.

    Rispondi
    1. Mattia Famoso (Autore Post)

      Ehy ciao!! Commenti come il tuo (oltre la mia passione per la condivisione del sapere) mi motivano parecchio a scrivere. Grazie infinite per la fiducia e per il tempo che hai dedicato a scrivere questo commento. Grazie grazie grazie.

      Rispondi
  2. Massimo

    Miglior articolo mai letto sugli artificiali. Mattia sei di un livello assoluto

    Rispondi
  3. Jonny

    Che software hai usato per modellare gli artificiali???

    Rispondi
    1. Mattia Famoso (Autore Post)

      Ciao, il software in questione è un vecchio Open Source di Autodesk: 123dDesign (lo trovi semplicemente digitandolo su GOOGLE)

      Rispondi
  4. Gualtiero

    Ottimo Mattia. Spesso è quasi impossibile per un neofita districarsi nell’infinito degli artificiali. Vai avanti.. magari un minimo più veloce… Grazie 😊

    Rispondi
    1. Mattia Famoso (Autore Post)

      Eh lo so’, io in primis ho iniziato e mi sono fatto strada da solo nello spinning XD per quanto riguarda la velocità: cerco sempre di ritagliare del tempo da dedicare alla scrittura ma, vuoi il lavoro, gli studi, la fidanzata, gli impegni, non è sempre facile (soprattutto se come me cerchi di creare contenuti originali come anche foto e modelli 3D). Proverò a velocizzare comunque 😉

      Rispondi
  5. Ivano Primi

    Solamente una parola WOW sono alla terza letta e mi viene voglia di rileggere. COMLIMENTI non pratico lo spinning ma i tuoi articoli sono molto accattivanti e mi vien voglia di provare

    Rispondi
    1. Mattia Famoso (Autore Post)

      Grazie mille, davvero 😅

      Rispondi
  6. andrea origa

    Figliuolo che dire…….. Mi prendi un casino con questi articoli, snoccioli info da leggere tutto d’un fiato… Bravo bravo bravo

    Rispondi
    1. Mattia Famoso (Autore Post)

      Grazie mille, troppo buono 😅

      Rispondi

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