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DOVE LANCIARE LE ESCHE NEL SURFCASTING

Uno dei temi più scottanti che ho potuto rilevare in base alle domande che mi arrivano, è legato al dilemma su dove lanciare le esche nel surfcasting, ma anche in generale nella pesca dalla spiaggia.

A riguardo ho già realizzato due video, uno con vista dall’alto, commenti, e indicazioni e uno che fa vedere la differenza di turbolenza che c’è nei vari settori.

Nel caso non li aveste visti, ecco qui sotto il video sulla lettura del mare con vista dall’alto

…e quello che invece mostra la differenza di turbolenza tra secca, canale, e dislivello, tramite una cam subacquea, vi assicuro, un video UNICO che non troverete da nessuna parte se non nel mio canale 🙂

Ma torniamo all’articolo! Dove lanciare le esche nel surfcasting è un tema talmente importante che mi sono reso conto che i video che vi ho indicato sopra dovevano essere affiancati da un qualcosa di scritto, di raccontato.

Per ora voglio mettere da parte le differenze di “capacità di lettura di una spiaggia” tra spot profondi e spot con basso fondale, e concentrarmi su quali siano i particolari fondamentali da individuare, per capire dove lanciare le esche nel surfcasting.


Quante volte avete sentito durante i racconti dei vari pescatori, frasi del tipo “ho trovato una buca”, “avevo una buchetta”, “arrivavo in una buca”, e chissà quanti di voi si saranno chiesti: “ma che cos’è questa buca?” 😀

Ecco… io parto dal presupposto che la spiaggia non è bucata, ma ha dei profili del fondale irregolari. In base al cambio della profondità del mare, possiamo individuare:

SECCHE

CANALI

DISLIVELLI

Mi spiace per le buche, ma non le considero solo perché a mio avviso non fanno altro che confondere le persone alle prime armi, o con meno esperienza. Molto meglio imprimere il concetto di DISLIVELLO.


LA SECCA

Viene chiamato in gergo “banco” o anche “panettone”, ed è una zona del mare in cui il livello dell’acqua è nettamente più basso rispetto alle zone circostanti.

Quante volte entrando in acqua abbiamo incontrato prima l’acqua più profonda, poi quella più bassa, poi nuovamente quella più profonda? In quel tragitto non abbiamo fatto altro che percorrere “il gradino”, il primo canale”, “la secca” e “il secondo canale”.

Come possiamo riconoscere la secca quando arriviamo in spiaggia? Se il mare è calmo lo individuiamo grazie ai colori dell’acqua: nella secca il blu è molto chiaro, praticamente celeste o quasi… bianco!

Se invece il mare è mosso, la riconosciamo dalle zone con maggior moto ondoso.


IL CANALE

Sono quelle zone caratterizzate da un fondale più pronunciato, e si possono formare tra due secche, o tra una secca e il gradino di risacca (vedi foto qui a fianco).

Il colore dell’acqua sarà più intenso, verso il blu, mentre con il mare mosso lo individueremo laddove il moto ondoso è meno evidente.


I DISLIVELLI

Per risolvere il problema surfcasting dove lanciare le esche bisogna capire proprio questa importantissima zona del fondale marino.

Il dislivello è quella parte di mare in cui il fondale cambia profondità in modo netto, nel giro di pochissimo spazio.

Dove troviamo i dislivelli che poi ci consentiranno di individuare le migliori zone in cui mettere le nostre esche? Ora ve li descrivo uno ad uno.

IL PRIMO GRADINO

Avete presente il bagnasciuga? Quando entriamo in acqua troviamo quasi sempre il primo dislivello.

Nelle spiagge molto basse potrebbe non esserci, così come nelle punte, questo potrebbe essere a 80/90 metri e non nei primissimi metri!

Infatti per questo motivo l’ho voluto identificare genericamente come “primo gradino”: questo a seconda della conformazione della spiaggia può trovarsi nel primo metro, oppure molto ma molto più distante!

Basta osservare la punta nella foto qui a fianco per avere una discreta idea di dove potrebbe essere il primo gradino… molto distante… 😉

Nella foto sotto, in blu il primo gradino.


IL SECONDO GRADINO

È un dislivello tipico delle spiagge abbastanza profonde: dopo il primo gradino, il fondale rimane costante per un breve tratto, per poi formare un nuovo dislivello altrettanto netto.

Nelle strategie di pesca è sicuramente uno dei dislivelli più ignorati dai pescatori… 😉

Nella foto accanto, la linea arancione indica il c.d. secondo gradino.


INTORNO ALLA SECCA

Nella maggior parte dei casi le secche hanno una forma ellittica, irregolare, ma ben definita, e lungo tutto il loro perimetro troviamo inevitabilmente un dislivello.

Avremo il dislivello prima della secca, quello dopo la secca, quello a fianco alla secca: dipende da quello che abbiamo di fronte alla nostra postazione di pesca.

Guardate il dislivello come varia nella secca irregolare della for qui a fianco.


NEL CANALE

I dislivelli che troviamo in un canale, per esempio formato tra due secche, non sono altro che i dislivelli che abbiamo descritto in occasione della secca.

Guardiamo questa figura:

Il PUNTO A possiamo chiamarlo in due modi:

Dislivello prima della secca OPPURE Dislivello di fine canale

Il PUNTO B possiamo chiamarlo in due modi:

Dislivello dopo la secca OPPURE Dislivello di inizio canale

A voi la scelta! L’importante è che sia riuscito a farvi capire il concetto di dislivello!


COME INDIVIDUO I DISLIVELLI?

I metodi che vi suggerisco di adottare sono due: uno visivo, l’altro con canna in mano.

METODO VISIVO

Come già anticipato quando vi ho parlato di come individuare la secca, ogni cambio netto di colore dell’acqua identifica un dislivello da memorizzare.

Inutile precisare quanto LA PRECISIONE DEL LANCIO in questa casi sia importante… talmente importante che ci ho anche scritto un articolo (se vi va di leggerlo cliccate “le skill del lancio a pesca”).

METODO CANNA IN MANO

Con questo metodo bisogna acquisire una discreta esperienza, per cui bisogna abituarsi a “leggere il fondale” utilizzando sempre lo stesso piombo, canna, e filo in bobina.

In questo modo, lanciando ben oltre la secca, recuperando molto lentamente possiamo percepire quando arriviamo al primo dislivello, ovvero quando dal canale si inizia la risalita verso la secca (sentiremo il piombo molto più pesante).

Continuando a recuperare sempre molto lentamente, quando la secca finirà per confluire su un maggior fondale, avremo a che fare con “una discesa” che percepiremo come se il piombo fosse molto più leggero.

Utilizzare un filo multicolore può aiutare ad associare il dilsivelli “ad un colore del filo”, in modo da essere molto più precisi, soprattutto in fase notturna quando i riferimenti visivi in mare non sono più disponibili.


NON SONO DISLIVELLI MA…

Voglio concludere questo articolo “completandolo” con alcuni particolari, dato che il fondo del mare non è fatto di sola sabbia, ma ci può essere di tutto! Vediamo un po’…

ROCCE

Un banco di scogli è uno spot certamente ricco di pesce, o perlomeno garantisce una probabilità di cattura più elevata. Bisogna intenderlo come una secca, con il piccolo particolare che è meglio lanciare il prossimità dello stesso, o ai lati, ma assolutamente non oltre perché si rischierebbe l’incaglio 😀

POSIDONIA

Un letto di vegetazione è sicuramente una zona con migliori probabilità di cattura. In questo caso, a seconda del tipo di vegetazione a di quanto è fitta, possiamo anche pescarci all’interno con i dovuti accorgimenti.

LA BOA O IL CORPO MORTO

La boa è un’arma a doppio taglio. Considerate che è attaccata ad un corpo molto pesante, oppure può indicare un corpo morto di grandi dimensioni, e quindi molto interessante ai fini della cattura.

Se non c’è corrente, è sempre un punto in cui far cascare le nostre esche, purché con le dovute attenzioni! Infatti, la boa è collegata al fondo marino tramite un corpo certamente pesante, tramite una cima o una catena che non sappiamo quanto è lunga…

Attenzione quindi… occhio alla direzione della corrente, e sfruttate lo spot solo se non rischiate l’incaglio.

E LE BUCHE?

Una volta che si parla di dislivello e si memorizza il concetto che lo troviamo laddove il fondale cambia repentinamente, può anche capitare che, seguendolo, si “disegni” una forma più o meno circolare che si potrebbe anche associare “ad un buco”, ma credo che il mio modo di vedere le cose sia perlomeno… più semplice 😊


QUINDI DOVE DOVREMO LANCIARE LE NOSTRE ESCHE?

Prioritariamente nei dislivelli, o laddove ci sia qualcosa che rompa la monotonia della sabbia (corpi morti, rocce, vegetazione, ecc).

Che si parli di surfcasting, o di pesca dalla spiaggia, che ci si trovi nel Mediterraneo o nell’Oceano, la legge è sempre quella: lanciare l’esca in prossimità dei dislivelli.

Come tutte le regole di massima, poi ci sono le situazioni super particolari, ma quelle le analizzeremo in articoli dedicati.

Dove lanciare le esche nel surfcasting finisce qui, con la speranza che i due video più questo articolo vi abbiano chiarito qualche dubbio su questa difficilissima materia! 😊


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12 Commenti

  1. Pietro

    Ciao Roberto. Ho visto 3 volte il video dove spieghi come leggere una spiaggia tanto è interessante. E ieri ho caricato il drone in macchina e sono andato a fare delle riprese dall’alto per verificare se quello che (credevo) vedevo fosse lo stesso visto dal drone. Proprio relativamente a questo ho un paio di domande.
    La spiaggia dove vado di solito è molto lunga, alterna punte ad anse (visibili soprattutto a mare calmo o poco mosso). Questa spiaggia ha una configurazionedi questo tipo: schiuma per i primi 40-50 metri, un canalone molto ampio, parallelo alla spiaggia, circa 40 metri, poi altra schiuma e mare calmo oltre i 150-160. Queste misure le ho potute verificare solo col drone, prima le vedevo ma non sapevo quantificarle. Le mie domande sono:
    1. all’interno del primo canalone immagino che i punti di pesca non siano tutti uguali, giusto? Come potrei verificarli? Solo con test al momento o c’è qualche cosa che si può fare prima? Mi viene da pensare che potrei mettermi davanti ad una apertura sulla seconda schiuma così che i pesci possano “entrare” nel primo canalone ma non so se sia un’idea valida.
    2. con questa conformazione di spiaggia, al di là della difficoltà ad arrivare oltre la seconda schiuma (ma col drone ovviamente ce la farei) è preferibile sfruttare il primo canalone o cercare oltre? Ovviamente l’ideale sarebbe posizionare una canna quà e una là…..
    Grazie mille

    Rispondi
    1. Roberto Accardi Brakardi (Autore Post)

      Ciao Pietro,
      1- Solitamente i pesci passano a ridosso dei dislivelli, ma con l’odore delle nostre esche credo che anche stare nei paraggi sia efficace. Ovviamente tenendo anche conto di quanto è grosso il canalone! Più è grande e più preferisco stare attaccato ai dislivelli. Di solito mi aiuto recuperando un piombo da 120/150 e a seconda di quanto tira o di quanto saltella o di quanto diventa improvvisamente leggero, capisco se sono in una salita, nel banco o nella discesa di un dislivello.
      2- non sempre si riesce ad arrivare oltre la seconda secca, ma se ci si arriva è utile metterci una nostra montatura dopo aver comodamente riscontrato che il primo canale non funge. L’ideale è ovviamente mettere una canna nel primo e una nel secondo dislivello in modo da avere più possibilità di intercettare i pesci.

      Rispondi
  2. Stefano Rosseghini

    Articolo a dir poco spettacolare sempre molto istruttivo grandissimo CT

    Rispondi
    1. Roberto Accardi Brakardi (Autore Post)

      Grazie Stefano 🙂

      Rispondi
  3. Carlo

    Bellissimo articolo, davvero chiaro e con nessuno spazio per il filosofeggiare che spesso colpisce molti surf caster che scrivono sul web quando si parla di lettura della spiaggia. Faccio una domanda che credo possa interessare diversi lettori, nelle spiagge a bassa intensità con dislivelli praticamente inesistenti o minimi conviene lanciare direttamente le esche sulla lunga distanza ovvero raggiungere il primo dislivello significativo? Ha senso sondare zone intermedie magari in condizione di scaduta o anche in quel caso è meglio lanciare oltre l’ultimo/unico frangente?

    Rispondi
    1. Roberto Accardi Brakardi (Autore Post)

      come ho scritto nella parte finale dell’articolo, ci sono delle situazioni particolari in cui è il caso di sondare le zone che precedono il primo gradino, ma sono situazioni che vanno argomentate a tal punto che diventeranno un nuovo articolo 😉

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  4. Giuseppe Pontis

    Ottimo articolo come sempre🤟🏼
    Te la butto lì… Tutti questi articoli qui sul blog potrestimetterli in un libro ad anelli con copertina a squame di pesce in edizione limitata e una piccola serie elit in pelle di Orata il ricavato in beneficenza o dove vuoi😜😜😜😜💪🏼💪🏼🎣🎣🎣🎣🎣

    Rispondi
    1. Roberto Accardi Brakardi (Autore Post)

      Caro Giuseppe, sei una botte di idee… ti nomino mio editore di fiducia! 😀

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  5. -Marco -Altamura

    Come sempre molto chiaro e preciso…
    Però il problema per me è trovare il tempo di andare a pesca….
    Grazie per i preziosi consigli..

    Rispondi
    1. Roberto Accardi Brakardi (Autore Post)

      Ciao Marco, per quel problema non c’è rimedio purtroppo ^_^

      Rispondi
  6. Graziano

    Veramente completo. Perche il secondo dislivello e il più ignorato? E soprattutto può essere redditizio come gli altri dislivelli?

    Rispondi
    1. Roberto Accardi Brakardi (Autore Post)

      Ho scritto che secondo me è il più ignorato perchè ho avuto modo di riscontrare tantissimi pescatori che ignorano esista il secondo gradino. Per grandi linee se non funzione il primo, funziona il secondo gradino ^_^

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