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Mulinelli da spinning ed il giusto rapporto di recupero – parte 1: recupero lento

esemplificazione PG ed HG

HOLA AMIGOS! (che poi in realtà lo spagnolo nemmeno mi piace, ma va bene comunque dai) oggi si parla ancora di spinning e, nello specifico, come, perchè e quando scegliere il giusto rapporto di recupero in un mulinello!

E sapete perchè? Perchè non è bello acquistare un mulinello da spinning nuovo e doverlo svendere perchè, per non aver fatto caso al rapporto di recupero, si capisce di aver fatto una C…ORBELLERIA e di non riuscire a gestire correttamente gli artificiali a nostra disposizione.

Mai capitata a me la cosa, però ad amici miei si: non è bello spendere soldi su uno Shimano Stradic e doverlo mettere di lato per acquistarne un altro IDENTICO ma con rapporto di recupero più “lento”!

Capiremo infatti che ad ogni categoria di artificiali (se non aveste già letto l’articolo introduttivo FATELO! O io VI TROVERO’ e VI…inviterò gentilmente a prendere un caffè e leggerlo assieme…ACCIDERBOLINA!!!) corrisponde un range di velocità all’interno del quale l’esca si muoverà correttamente.

Ma dipende SOLO dall’artificiale?

Per dindirindina…CERTO CHE NO!!

Dipende anche dal tipo di spot in cui vogliamo andare a pesca: ecco perchè, nel caso specifico dello Shore Jigging farò probabilmente un articolo a se stante…

…me la devo pensare…

…intanto al solito continuo a scrivere di getto questo articolo e vediamo che ne esce fuori…

…credo di stare utilizzando un po’ troppo i puntini di sospensione…ma vabbè…ci siamo capiti…leggetevi gli altri articoli…e commentateli…tutti!

OH! Ovviamente ammirate sempre le mie animazioni 3D e lo sbattimento che c’è dietro nel crearle!!!

SI PARTE CIURMAGLIA!

La correlazione tra RAPPORTO di recupero e VELOCITA’ di recupero

FRENA FRENA FRENA!!!

Se non hai ancora letto l’approfondimento sulla velocità di recupero clicca 👉​QUI👈​ se non lo farai hai la m…ente chiusa…no scherzo, semplicemente non riusciresti bene a capire da dove ho tirato fuori i numeri che di seguito indicherò.

MA TU FALLO perchè leggere ed informarsi fa bene alla mente ed evita a noi maschietti di usare il nostro tempo a guardare cose che la vista 🤓la fanno perdere🤓, e no, non fare l’innocente!!😈

D I C E V A M O

Immaginiamo di aver scelto la taglia del mulinello da abbinare alla nostra bella canna da spinning (leggete leggete) e di stare lanciando e recuperando

Mettiamo che ALL’INCIRCA stiamo ritirando con una frequenza di rotazione della manetta di circa 1 giro al secondo.

Ottimo, per avere delle idee chiare prenderemo come esempio sempre il mio DAIWA Certate 5000D e, utilizzando i dati dell’articolo sulla velocità di recupero (quindi anche ipotizzando di avere un bel po’ di filo fuori), supponiamo di poter scegliere tra 3 rapporti di recupero diversi.

I più classici sono: 4.8:1 (Rapporto “lento” o Power Gear), 5.5:1 (Rapporto “intermedio“), 6.2:1 (Rapporto “molto veloce” o X-High Gear).

Sostituendo questi valori alla formuletta che spero vi siate letti otterremo che, a parità di filo, distanza di lancio e rotazioni della manetta, staremo recuperando alle velocità che seguono:

– Lento: 642.6mm/s —-> 2.30Km/h

– Intermedio: 736.3mm/s —-> 2.65Km/h

– Veloce: 830.0mm/s —-> 3.00Km/h

SIGNORI!

Stiamo parlando di valori ENORMEMENTE DIFFERENTI!!!

Qui stiamo parlando del 30%…aspetta…il TRENTA CACCHIO PERCENTO di differenza a parità di rotazione di manetta tra due mulinelli che, a parità di taglia, filo ecc. hanno uno un rapporto lento 4.8:1 ed uno un rapporto veloce 6.2:1…

Cioè (riportando la cosa nel quotidiano) avete presente in autostrada quando state in corsia di sorpasso a 130Km/h (non oltre! Rispettiamo i limiti di velocità!!) e ci sembra di stare sfrecciando rispetto alle auto nella corsia di destra?

BENE, in realtà molto probabilmente non stiamo andando oltre i 15-20Km/h (quindi il 15-20%) in più rispetto ai nostri cari sconosciuti della corsia opposta.

In pratica, riducendo tutto al piccolo mondo degli artificiali, un minnow che si muovesse il 30% in più rispetto ad un altro suo simile sarebbe una specie di Saetta McQueen!

Quando e come scegliere il rapporto di recupero giusto?

Allora, il titoletto di questo paragrafo non mi piace…troppo semplice, serio e scientifico…facciamo che appena me ne dovesse venire in mente uno stupido ed inutile glielo spiattello così…

…A CASO!!…

COMUNQUE

Come anticipato in un altro articolo (e come vedremo quando la smetterò con questa menata dei mulinelli ed avrò voglia di iniziare a parlare di canne🚬) l’attrezzatura va’ scelta in base agli spot, alle possibili prede e di conseguenza anche alle esche che vogliamo utilizzare.

SBAM! TITOLO TOTALMENTE A CASO!!! (ve lo avevo detto, no?)

Facciamo dunque delle caratterizzazioni dando in grandi linee le motivazioni.

Perchè SI, io spero si sia capito che in questo blog (the best BLOG EVAAAH!!) le cose si spiegano ed a tutto va’ dato un PERCHE’!!!

Ma come posso fare visto che al solito non ho nulla di preparato e sto’ scrivendo, tra l’altro, a distanza di un mese ed ho perso il punto della situazione?

Si si, praticamente dal terzo punto esclamativo dopo il “PERCHE‘” di qualche riga fa a questo momento sono passati 32 giorni ed ovviamente adesso devo ritrovare un modo per ricordare come continuare il discorso in maniera discretamente logica e coerente!

YEAH!

TROVATO!…spiattelliamo un altro titoletto così non devo perdere più tempo a trovare dei passaggi logici!


Quando scegliere un rapporto di recupero LENTO

Ecco vedete? Niente rotture di scatole, basta aggiungere un titoletto in grassetto e tutto va’ avanti da solo…

DUNQUE!

Adesso facciamo un piccolo elenco di quali artificiali GENERALMENTE necessitano di un rapporto di recupero lento.

PRECISIAMO: come anticipato prima ho intensione di fare un articolo a parte per la pesca dalla scogliera (quindi shore-casting/shore-jigging) per dei motivi che vi spiegherò nella seconda parte di questo articolo (cerchiamo di creare un po’ di hype).

Di conseguenza TUTTO quello che vi elencherò di seguito va’ inteso come utilizzato in spot con batimetriche discretamente basse (es. spiagge, scogliere basse, aree portuali, ecc.) e comunque in punti che NON siano conosciuti per forti correnti marine (ad esempio dalle mie zone mi viene in mente lo “stretto di Messina“).

Anche perchè GENERALMENTE questi spot sono frequentati da predatori che, al contrario dei pelagici, sono più “riflessivi” e prediligono recuperi più lenti.

RICORDATEVI dunque questa IMPORTANTISSIMA premessa.

Minnows/Jerks con affondabilità da FLOATING a SLOW sinking.

Allora, partiamo dal presupposto che, come già detto più volte, i palettati hanno assolutamente bisogno di una buona sensibilità per muoversi bene.

Ciò vuol dire appunto che quelle che per noi possono essere PICCOLE variazioni di frequenza di rotazione della manetta, per il sistema di riferimento del quale l’artificiale è protagonista, equivalgono a grandissime accelerazioni o decelarazioni.

A sinistra un minnow “impazzito” ed a destra uno che si muove correttamente

Ecco perchè con questi artificiali (scriverò certamente in futuro un articolo che ci faccia capire in grandi linee il moto di un minnow studiandone la palettina già nella scatola) abbiamo bisogno di un rapporto di recupero lento in modo da poter centrare alla perfezione il suo range di movimento senza doverci svenare a capire quanto velocemente recuperare.

Per i jerk in realtà la storia è leggermente diversa (soprattutto se si pesca prevalentemente a “stop and go“) però siamo sempre lì: qualora decidessimo di muoverli con recuperi lineari e/o leggermente jerkati la soluzione è CERTAMENTE quella di scegliere un rapporto di recupero lento.

Softbaits

Le gommine!!!

Questi artificiali, come sappiamo, hanno un’infinità diversa di impostazioni: non parlo solo di miscele e forme, parlo proprio di modalità di utilizzo e di inneschi (definiti tecnicamente “rigs“).

Generalmente ci importa distinguere due IPERMACROCASI (mica sono scemo che mi metto ad elencare tutto qui!):

Gomme palettate che possiedono un movimento proprio (per lo più scodinzolante) durante il recupero lineare;

Gomme NON palettate (capitan ovvio?) che, per lo più, vanno fatte saltellare sul fondo o lasciate agitare dalle correnti per simulare vermetti o piccole creature pucciose ed innocue non meno identificate;

Ecco, nel primo caso un rapporto di recupero lento ci aiuta a non svenarci per trovare la giusta velocità (che appunto è veramente bassa), mentre nel secondo tale rapporto ci aiuta ad accompagnare con precisione tutti quei micro-movimenti che l’esca dovrà fare sul fondo o comunque lungo la colonna d’acqua.

Crank/Deep Divers

Questi maledetti aratri spezza-polso, viste le proporzioni della paletta, hanno davvero degli assetti estremamente delicati nella loro tamarragine.

Infatti non ci vuole assolutamente nulla per passare da un crank praticamente fermo ad un GREMLIN EPILETTICO CHE VUOLE AGGREDIRVI LE ARTICOLAZIONI!!

Esempio vissuto sulla mia pelle: non appena uscito sul mercato acquisto il nuovo Gravity Runner 100FS by Savage Gear da 55g e lo aggancio dall’altro lato della mia vecchia Daiwa Grandwave Bulle.

Lancio, lascio scendere ed inizio a recuperare.

MAI AVUTO COSI’ TANTA DIFFICOLTA’ A TROVARE AL PRIMO COLPO IL FEELING CON UN ARTIFICIALE LI-MORTACCI-SUA!!!!!!

Passavo infatti dal non sentirlo all’avere la canna in piega con la vetta in preda alle convulsioni manco avessi un carango impazzito dall’altro lato.

Perchè?

Perchè avendo un mulinello High-Gear purtroppo, arrivato agli ultimi 30-40m di filo da recuperare, dovevo tarare con precisione la frequenza di rotazione della manetta.

Ecco, si capisce dunque che per regolarsi al meglio e trovare la giusta velocità di movimento per questi artificiali è sicuramente più indicato un rapporto di recupero basso così da darci più facilità nel trovare il giusto compromesso.

StickBaits con affondabilità Slow-Sinking/Sinking

Ah le stick-baits, lo ammetto, ci sono tanti artificiali che mi piacciono, ma questa categoria a me fa godere…e no, non mi dissocio cacchio!

Queste esche sono estremamente versatili e tecniche da muovere ed hanno un’enorme plusvalenza vista la loro adattabilità.

In questo paragrafo però limiteremo l’insieme a quelle che sono le Stick-Baits con velocità di affondamento da Slow-Sinking a Sinking, quindi ne galleggianti ne eccessivamente veloci nell’affondamento.

L’esclusione delle categorie di cui sopra vi sarà più chiara nella “parte 2” di questo articolo, state sereni.

Gli artificiali in questione possono infatti essere mossi in diversi modi lungo la colonna d’acqua (che ribadisco essere discretamente bassa nei casi che stiamo analizzando):

– In fase di recupero lineare la velocità NON può essere troppo elevata semplicemente perchè, essendo totalmente sprovvisti di paletta, l’unica cosa che andremo a sfruttare per dare una parvenza di movimento naturale è l’idrodinamicità dell’esca che, per definizione, non può mai offrire molta resistenza.

In pratica non avendo paletta, qualora decidessimo di aumentare la velocità, ‘ste poverette sarebbero degli stecchini inanimati che vanno dritti verso l’angler.

Twitching e Jerkate: se state pensando “Ma che so’ ‘ste cose? Se magnano?” non vi preoccupate, prima o poi scriverò un articolo riguardo i recuperi.

In entrambi i casi, oltre ai movimenti/scatti improvvisi causati dai nostri movimenti di polso (in cui SICURAMENTE un po’ tutti i maschietti sono ben allenati), si tende a sfruttare l’effetto in caduta dell’artificiale.

E mo come ve lo spiego?!

Allora, vediamo: nel momento in cui “strattoniamo” un’esca non stiamo facendo altro che applicare una tensione alla quale consegue un’accelerazione che porterà l’artificiale da una velocità iniziale V0 ad una finale V1 in tempi più o meno brevi in relazione alla velocità di jerkata/twitchata ed all’azione della canna.

Contestualmente a questa velocità si andrà a sommare quella impressa dal rapporto di recupero del nostro mulinello.

Siccome NON siamo in fisica del punto materiale ma siamo nel mondo reale, esiste (assieme a tutte le forze di attrito ecc.) anche una cosa che si chiama “massa inerziale“.

Ecco, detta in breve, qualora la risultante delle due componentivelocitàapplicate alla Stick-Bait fossero troppo alte in valore, l’esca per inerzia continuerebbe a muoversi in avanti per svariati centimetri non permettendoci di giocare la carta “affondante” tra una jerkata/twitchata e l’altra a meno di recuperi stop-and-go prolungati.

Fine del “momento fisica“…passiamo avanti.

Tanto si è capito: Stick-bait Slow-Sinking/Sinking = rapporto di recupero lento.

Casting Jigs e Slow Jigs di masse medio basse (diciamo non oltre i 35g)

Allora, in realtà avrei potuto racchiudere questi due tipi di jigs assieme alla categoria delle stick-baits appena viste, ma diciamo che sfrutterò la divisione in pragrafi per dare meglio l’idea di ciò che volevo dirvi prima.

Intanto ci tenevo a precisare cos’è un Casting Jig (dettaglio che mi è sfuggito durante la stesura dell’articolo introduttivo sugli artificiali).

Si tratta in pratica di metal-jigs simmetrici con bilanciamento generalmente centrale che montano SEMPRE un’ancoretta sul posteriore.

Questi jig nascono per recuperi tendenzialmente lineari e/o twichati/jerkati lungo l’orizzontale.

Gli slow-jig e tutta la tiritera della caduta in dead-leaf invece la conoscete (PERCHE’ AVETE LETTO IL MIO ARTICOLO!!!).

Dunque, facciamo che potete tranquillamente fare un copia-incolla dei concetti spiegati nel paragrafo precedente, solo che adesso cercherò di essere un pizzico più pratico nel parlarvi di “massa inerziale“.

Torniamo al punto: soprattutto per quanto riguarda gli Slow-Jigs la “caduta” è la parte più importante del recupero.

Ad ogni Jerkata va’ infatti dato all’esca il tempo di interrompere il suo moto verso l’alto e “sfarfallare” affondando anche per qualche decimo di secondo (motivo per cui tendenzialmente alla jerkata coincide un minimo stop alla rotazione della manetta).

Cerchiamo di essere pratici senza usare troppi numeri: immaginiamo di stoppare il recupero ad ogni jerkata per 1s intero.

Nella nostra mente, non appena ci fermiamo, il jig sta’ iniziando a cadere: E INVECE NO SCIOCCHINI! – ci sarebbe anche da considerare la componente elastica della canna, ma non complichiamo le cose –

L’esca infatti sta’ continuando ad avanzare in attesa di essere rallentata, stoppata e SOLO DOPO iniziare a cadere.

Ecco, se recuperassimo troppo velocemente, la somma delle velocità applicate e di conseguenza anche l’inerzia sarebbero troppo elevati e su 1s di stop il jig impiegherebbe più della metà del tempo solo per fermarsi per poi iniziare a cadere perdendo dunque di efficacia.

Al contrario, se la somma delle velocità dovesse essere adeguata, allora l’esca impiegherà pochi decimi di secondo per fermarsi e potrebbe esprimere se stessa in caduta per la restante parte della pausa.

Mi sono espresso bene? Mi avete capito?

Boh, io al solito scrivo di getto, ma spero che il concetto sia chiaro: se così non fosse siete autorizzati a mandarmi anche poco delicatamente a quel paese nei commenti…

PASSIAMO AVANTI!!

Swimbaits

Per le Swimbait semplicemente vale il concetto che: lento è meglio.

Infatti queste, almeno in salt-water (e nel range di casi che stiamo analizzando), vanno utilizzate per sbloccare situazioni di apatia o di pesci non “corridori” e più da agguato.

Oltre questo c’è da considerare che, ancor più dei minnow, qui il range di movimento è davvero ridotto per via di tutte le giunzioni che rendono queste esche uniche.

Ci vuole veramente poco a far passare una swimbait dal movimento sinuoso di una affascinante ed elegante danzatrice del ventre allo sbattimento delle natiche di una volgare twerkatrice da discoteca…anche se, ammettiamolo, forse la seconda ci attira di più…

MA NON E’ QUESTO IL PUNTO!!

Il punto è uno ed uno soltanto: che la “parte 1” di questo interminabile articolo che mi ha preso MESI tra pause, lavoro, straordinari a lavoro, ferie, laurea, post-laurea, post sbornia del post-laurea, post ferragosto, post sbornia del post ferragosto, festini, post…vabbè ci siamo capiti…

…dicevo, la “parte 1” di questo articolo è finita! O almeno io mi sono rotto a scrivere di recuperi lenti

Ecco perchè dalla prossima volta che, sorpresa, sarà la “parte 2” (ma vah?!?!?) si parlerà di tante belle cose in maniera un po’ meno caciarona (avendo più tempo per scrivere adesso posso evitare inutili dilungamenti).

Detto ciò il buon vecchio Mattia TI saluta (a meno che tu non stia leggendo in compagnia e quindi “TI” diventa “VI”) e ti augura di beccare tanti bei pesci…momento…aspet…vabbè, diciamo che suona male…

Va bene, BUONE COSE GENTE!

Ci si becca al prossimo articolo!

E ricorda:

STAY TUNED… non è un invito, è una minaccia.


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1 Commento

  1. Stefano Rosseghini

    Complimenti Mattia articolo a dir poco spettacolare 🔝💯

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