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Mulinelli da spinning: la fluidità del drag

schematizzazione dischi frizione di un mulinello da spinning

Buon “Gudden Sgadden” a tutti signori! Oggi sarete tutti complici del fattaccio…oggi, nel blog di Accardi, verranno mostrate delle CURVE, tantissime curve che serviranno a spiegarvi l’importanza della fluidità del drag nei mulinelli da spinning!

Ah, se per caso vi foste messi a cercare la traduzione di “Gudden Sgadden” sappiate che avete perso tempo a cercare un’espressione inesistente inventata da una mia cara vecchia amica…quanti bei ricordi…ciao De…per privacy non posso inserire il nome…

Ma vi starete chiedendo “oi tu, scrittore pazzerellone, dove sono queste belle curve?” (sempre se già non avete scrollato rapidamente tutto l’articolo da cima a fondo🤣​): beh, purtroppo non posso mettervi delle foto esplicite…

Ah, cioè, in realtà le “curve” sono proprio “curve“…ma di grafici…cioè, oggi cercherò di graficare (senza troppe formule e fesserie varie) l’andamento della resistenza applicata dalla frizione di un mulinello in funzione del tempo.

Ah, ovviamente avete già letto l’articolo sui mulinelli da spinning…vero?

Dopo cercherò di spiegare ogni singolo grafico in modo che tutti i lettori acCULturati del blog possano capire senza problemi.

Prima di scendere nei dettagli dobbiamo introdurre giusto un paio di concetti essenziali che ci serviranno a capire con semplicità e disinvoltura tutto il resto.

PARTIAMO CON IL PRIMO TITOLETTO!!!

Il concetto fisico di fluidità e stacco di frizione

Allora, la frizione di un mulinello altro non è che la resistenza che questo può applicare in risposta ad uno sforzo esterno.

Più precisamente diciamo che il drag è una forza di intensità e quindi modulo conosciuto (noi infatti sappiamo sia il valore del “max drag” sia a quanto tariamo la frizione) e di verso opposto rispetto alla tensione applicata da e verso l’esterno che si trasmette attraverso la treccia (la quale elasticità è approssimabile a “zero“).

Come viene generata questa resistenza da parte del nostro bel mulo?

Come sappiamo bene all’interno della nostra bobina ci sono dei dischetti di uno o più materiali che dipendono dalle scelte del costruttore.

Questi dischetti stando a contatto sotto pressione tra loro generano delle forze di attrito (di cui parleremo in seguito) che si opporranno alle forze che cerchino di generare momento angolare sulla bobina.

ORA, la frizione è tanto più fluida tanto più questi materiali provocano un attrito “pulito” – sto’ veramente cercando di ridurre all’osso dei concetti abbastanza complessi-.

Lo stacco, sempre molto semplicemente, è quel punto più o meno istantaneo in cui la bobina passa da uno stato di quiete (quindi ferma) all’acquisizione di un momento angolare che la faccia muovere (quindi inizia a ruotare).

Ok, passiamo avanti dai…

Attrito statico e dinamico

Sappiamo tutti che a livello microscopico anche le superfici più lisce sono in realtà estremamente sconnesse, ruvide ed irregolari.

Queste irregolarità portano due corpi che entrano in contatto tra loro ad aderire in maniera più o meno intensa (eheheh).

Tale adesione dipende appunto da ogni accoppiata di materiali e superfici e dunque da un fattore che per quel SINGOLO CASO SPECIFICO è sempre uguale (aggiungerei A TEMPERATURA COSTANTE…ma va’ bene dai): questo “fattore” adimensionato in fisica viene definito “coefficiente di attrito“.

Nel nostro caso (in cui parliamo di “attrito volvente“) ci interessa capire essenzialmente la differenza tra attrito statico ed attrito dinamico.

Allora!

Potrei stare veramente tanto tempo a parlare di ‘ste cose ma so che voi state aspettando la parte più “calda” dell’articolo dunque cercherò di riassumere in pochissime righe.

La forza di attrito volvente si calcola banalmente moltiplicando il “coefficiente di attrito” alle forze applicate sul sistema: nel nostro caso la “forza” applicata ai dischi è quella che applichiamo quando andiamo a stringere o allentare la frizione ruotando il “cappuccio delle maledizioni“.

Stringendolo infatti stiamo “schiacciando” i dischi tra loro e quindi facciamo aumentare la componete “forza” applicata sul sistema del drag.

Moltiplicando un valore costante ad uno che aumenta capirete che anche il risultato (dunque anche il valore della forza di attrito) aumenterà di conseguenza: ecco perchè “avvitando” il cappuccio la frizione diventa più dura“.

Accorciamo il discorso dicendo che l’attrito statico (nel nostro caso la resistenza che il drag oppone fino all’istante precedente all’inizio della rotazione della bobina) è SEMPRE maggiore di quello dinamico.

Semplicemente in posizione di riposo (oltre a tutto un discorso di inerzia) si vengono a creare dei legami fisico-chimici che permettono alle superfici di aderire meglio.

Numericamente si nota che il “coefficiente di attrito statico” è sempre più elevato di quello “dinamico“: dunque a parità di forza applicata sul sistema la risposta dello stesso sarà più elevata in fase di riposo.

Parafrasiamo?

Immaginate di stare palpando qualcosa di piacevole (sapete tutti di che parlo): tanto più stringete intensamente e tanto più sarà difficile staccare le mani dall’oggetto di tale goduria polpastrellare…

…ecco, questo è l’attrito statico…

…certo, qui c’è anche un discorso di attrazione gravitazionale che ci spinge ad essere sempre più attratti dalle masse tanto più sono grandi, ma questi sono dettagli che non ci competono…

Introduzione al metodo

Capiamoci, vi spiego velocemente come funzionerà la cosa: adesso io vi parlerò MOLTO brevemente (promesso) di come stiamo per graficare il tutto e subito dopo parafraserò ogni cosa raccontandovi una bella storiellina.

A questa seguiranno 4 diversi casi-risposta ai quali seguiranno 4 tipi diversi di finali della nostra storia.

Benvenuti signori nella mia mente perversa e malvagia!!

Una curva tutta in salita…fino ad un certo punto…

Allora, diciamo che vi lascio ad un breve commento del banalissimo grafico fatto male che ho generato tramite il classico foglio Excel.

Stiamo immaginando di aver tarato la frizione in modo tale che la sua massa applicata sia di circa 3.5Kg.

Incanniamo un bel pesce che inizia a tirare fino a farci “staccare” il drag: analizziamo schematicamente il comportamento della forza applicata dalla frizione nel tempo.

Nella prima parte del grafico (la curva ascendente) abbiamo che la forza di attrito “statico” sta’ sempre più salendo in correlazione alla forza motrice applicata dal pesce incannato….

Questa sale sale sale fino a quando…MISTERO…e poi la forza applicata dall’attrito prodotto dal drag diventa costante in base al valore da noi tarato.

Ecco, la qualità di una frizione la si capisce in gran parte dal suo comportamento in quel gap che ho lasciato di proposito scoperto e chiamato zona “mistero“.

Adesso iniziamo ad analizzare la cosa come piace a noi…

Ed ecco a voi la nostra backstory con finale aperto…

Devo confessarvi una cosa: questo articolo è stato censurato pesantemente dalle LOBBY massoniche del Politacally Correct!!

Si gente! La creatività artistica (o forse l’ormone maschile) del vostro scrittore/spinner preferito è stata clamorosamente limitata: cioè, la prima versione di questo articolo poteva davvero fare concorrenza a “50 sfumature di nero” and co.

COOOOOMUNQUEEEEE…

La storiella è breve e semplice: sei al terzo appuntamento con una bellissima ragazza che ha tutte le curve al posto giusto (se fai parte del gruppo di lettori femminili di questo spazio allora la bella ragazza sei proprio tu).

La passi a prendere sotto casa con la tua auto “modello incognita” ed imboccate l’autostrada per portare questa bella ragazza in un bel ristorante esclusivo magari un po’ fuori città: oh, la location è importante se si vuole arrivare in area di rigore.

Stai guidando serenamente rispettando I LIMITI DI VELOCITA’ e la DISTANZA DI SICUREZZA imposti dalla legge (non dimenticare mai la cintura di sicurezza brutto/a sciagurato/a!!!!) mentre lei rifinisce gli ultimi dettagli del trucco.

Lei sta’ passando la classica matita per il contorno occhi e, dopo aver finito di sbavarle addosso guardandola in quel bellissimo abito che urla “STRAPPAMI” mentre si trucca, ti accorgi che l’auto che ti precede si pianta.

Ovviamente tu freni di conseguenza e…

STOP!

Adesso il finale si dirama in 4 diverse opzioni.

1. Il drag “anti-copula”

Torniamo brevemente a parlare di frizione…lo so lo so, vi eravate oramai calati nella parte…

Che cos’è un draganti-copula“?

Si tratta di robaccia scadente, roba che magari ha un bel design esterno ma che poi non ha alcuno studio sui materiali dei dischi della frizione.

Cosa succede in pratica?

Non essendoci nessuno studio se non quello del “prodotto al minor prezzo sul mercato” non esiste alcuno smorzamento del punto di stacco del drag.

In pratica, trattandosi di materiali scadenti (o comunque non correttamente abbinati), il coefficiente di attrito statico è MOLTO più alto di quello di attrito dinamico: questo comporta la formazione di un picco di forza applicata prima del reale drag tarato.

Questo picco istantaneo (detto molto velocemente) sottopone tutto il sistema a sforzi che possono creare dei danni di vario genere.

Su pesche medio leggere, di solito, questo può comportare l’apertura dello snap, lo stress sui nodi (giunzione treccia-fluorocarbon e giunzione fluorocarbon-snap), lo stress in punti deboli del filo ed ovviamente la generazione di un continuo strattonare che aumenta le possibilità di slamata.

Su pesche molto pesanti (es. spinning al tonno rosso) con drag ben più alti si rischia persino di andare a spezzare le parti più delicate della canna oltre che a sforzare e/o danneggiare le parti più sollecitate del mulinello.

Generalmente questi tipi di Drag li troviamo in cineserie varie e mulinelli da big-game economici in cui le case investono solo sui materiali della scocca dimenticandosi dei dischi della frizione.

Parafrasi del “drag anti-copula”

…dicevamo…

Siete a bordo di una buon vecchia ma super aggressiva “panda 750”: con i suoi venerandi 400000Km percorsi, i suoi freni a ganascia e la totale assenza del concetto di A.B.S. ogni metro percorso in autostrada sopra i 100km/h è motivo per ringraziare il cielo.

Si ritorna di nuovo alla frenata mentre la ragazza si trucca serenamente.

La macchina (oltre a rischiare di esplodere più velocemente di una supernova) si pianta rovinosamente e basta un attimo per passare da matita PER gli occhi a matita NELL’occhio: una bella notte al pronto-soccorso.

OGGI NON SI CUCCA GENTE!

2. Il drag da contentino…quello nella media insomma…

Questa categoria di drag è quella più, permettetemi il termine, “commerciale”.

Si tratta di frizioni con dischi di materiali comunque studiati e testati durante l’evoluzione tecnologica dei mulinelli: in pratica sono quelli che fino a poco più di una decade fa erano top di gamma ma che oggi sono da classificarsi “non male” se confrontati agli attuali standard.

Qui infatti il lavoro di ricerca è certamente evidente (anche se resta anche un ragguardevole aspetto economico) e di certo, soprattutto per pesche medio-leggere ,questi drag restano un ottimo compromesso.

Ma perchè?

Cosa hanno in più dei precedenti?

Ebbene (e questo è un po’ uno spoiler che vi farà capire dove arriveremo) si tratta di materiali che, essendo meglio lavorati, abbassano discretamente il picco di stacco: in pratica hanno un coefficiente di attrito statico più basso e vicino a quello di attrito dinamico.

Queste caratteristiche ci permettono di pescare con molta serenità anche se, ahimè, spesso si tratta di frizioni che hanno bisogno di ingrassaggi e manutenzioni periodiche, ma vi ripeto: il 60-70% degli angler OGGI pesca con queste fasce di mulinelli.

Allo stacco risultano infatti abbastanza fluidi e, se non a frizione parecchio chiusa, non si notano quasi mai grossi sobbalzi.

Ecco, generalmente stiamo parlando di mulinelli di livello medio con fasce di prezzo (almeno per i marchi più blasonati) che vanno dai €50 ai €150 (almeno vi do’ un indice numerico per farvi capire come districarvi nel labirinto del mercato dei mulinelli da spinning).

Se dovessi farvi un esempio tra i miei mulinelli vi direi che si tratta del drag dei miei vecchi DAIWA Fuego LT, Exceler LT e BG MQ.

Parafrasi del “drag da contentino”

Dai, ci stiamo un po’ evolvendo: adesso l’auto è una fidatissima ed anonima “Punto 1.3 multijet”: oh, si guida bene, consuma poco, è sempre affidabile ed i freni sono nella norma (oltre ad avere un discreto A.B.S.).

Arriva la frenata ed anzichè piantarsi la macchina singhiozza un po’ ma comunque lascia entrambi sani e salvi…certo, al momento della frenata la bella ragazza ha tirato una bella riga con quella matita che dall’occhio è arrivata all’orecchio, ma almeno non ha perso un occhio, no?

Ovviamente lei è nera di rabbia: dovrete aspettare almeno 30-40 min davanti al ristorante in attesa che lei si rifaccia tutto il trucco, dovrai riuscire a risollevarle il morale con una buona dialettica ed una cena che dovrà essere PERFETTA, però alla fine almeno una limonatina con la speranza di un’altra opportunità resta.

Ecco, un buon contentino.

3 Il drag “sexy”

Come avrete ben capito con l’alzarsi delle fasce di prezzo aumenta anche lo studio e l’investimento delle case sulla ricerca e la lavorazione di nuove accoppiate di materiali per diminuire sempre di più quel famoso step.

Qui si punta più in alto: non ci deve più essere quel brutto spigolo, qui gli angoli vanno smussati!

Stiamo parlando infatti di curve di andamento che fino a pochissimi anni fa (nemmeno 3-4) erano attribuite a mulinelli di fascia altissima e che oggi, grazie al processo di “catching-up” è disponibile per le varie fasce di prezzo intermedie (quelle più o meno di €250-€450).

Di cosa stiamo parlando infatti?

Stiamo parlando di ammorbidire il più possibile quel fastidioso stacco e rendere il mulinello e la sua frizione parte integrante di una componente elastica che nello spinning è quasi assente.

Questo infatti ci permette di avere maggiore fluidità anche su carichi molto elevati aiutandoci a preservare l’attrezzatura ed ammorbidire le testate e/o le fughe del pesce aiutandoci nella cattura.

E sapete perchè l’ho chiamato “drag Sexy“?

Perchè la primissima volta che testai lo stacco del mio DAIWA Certate 5000D XH pensai: “mamma mia se è sexy questa frizione!!”

Parafrasi del “drag sexy”

Daje che si sale di livello!

Cosa ci mettiamo adesso?

Facciamo di trovarci dentro una bella BMW: dai, non esageriamo, un classico “serie 3” con i suoi bei freni a disco ed impianto frenante assistito.

Al momento della frenata si sente giusto un leggero sussulto che causa alla bella presenza femminea seduta sul sedile passeggero giusto una leggera sbavatura al trucco.

Magari lei si prende un piccolo spavento vista la situazione di pericolo: stai sereno al primo bicchiere di vino nemmeno ci pensa più.

Ovviamente dopo una bella seratina coi fiocchi la accompagni a casa ed il risultato finale è garantito!

Ecco, un drag sexy non ti delude mai, lui ti accompagna, ti dà la garanzia che, in quel caso, l’apparenza non inganna, anzi, l’apparenza è tutta sostanza!

4 il drag “hot”: quello dei desideri e sogni più reconditi…e infatti…

Vi dico la verità: prima di acquistare e prendere in mano l’ultimo Daiwa Exist 2022 3000D non avevo nemmeno idea che la tecnologia potesse arrivare a delle performances di tali proporzioni.

Sono consapevole del fatto che fisicamente, nel caso dell’attrito volvente, non è proprio possibile rendere il coefficiente di attrito statico uguale in valore a quello dinamico.

Ma per queste tipologie di frizione, credetemi, è stato certamente fatto uno studio spasmodico della ricerca della perfezione.

Qui i coefficienti di attrito sono estremamente simili!

Ma non solo questo: su questi drag si punta a lavorare i materiali in modo tale che la curva accompagni in maniera naturalissima l’andamento delle forze interessate.

Qui in pratica non esiste NESSUN tipo di interruzione durante il percorso, anzi, sembra quasi che il mulinello accompagni delicatamente e naturalmente tutto il sistema.

Una curva così pulita diventa anche importantissima nella gestione di alcuni artificiali (es. gli Egi nell’Eging).

Ma ovviamente c’è ad oggi un grande problema assolutamente non indifferente: IL COSTO!!!!

Ebbene lo vuoi il mulinello orgamisco? Quello che non appena lo provi in mano ti fa’ venir voglia di andare a pescare solo per il piacere di poterlo usare per ore ed ore?

Bene…diciamo che devi anche essere disposto ad immolare il tuo bel portafogli per la causa perchè ad oggi (ottobre 2022) per accedere a queste tecnologie bisogna spendere circa 800 belle pagnottelle!

E stiamo parlando di light-spinning eh…

Però credetemi: ho seriamente goduto quando ho testato il mio Exist 2022…

Parafrasi del “drag hot”

Spariamo le bombe: siamo a bordo di un cavallino rampante, una bella “Ferrari Purosangue”.

C’è anche solo bisogno di parlare della perfezione?

Ecco appunto: praticamente l’auto inizia a frenare ancor prima che tu ti accorga di essere in pericolo.

Freni e la morbidezza del processo è tale da non fare nemmeno accorgere a quella meraviglia del creato che ti siede accanto del pericolo che stava per incombere.

Lei si trucca serenamente, trascorrete una bella serata e molto probabilmente a casa sua nemmeno ci arrivate…o almeno molto probabilmente dovrà ripassare il trucco una seconda volta durante la via del ritorno…

Fuochi d’artificio BABY!!

Certo, fai due conti e solo di benzina per un’uscita fuori città hai speso €100 di benzina…

Poi pensi anche a quanto costa la ferrari che guidi (oltre a pensare al conto della smacchiatoria per gli interni) e ti chiedi: vale la pena vivere un sogno a quel prezzo o preferisci capire che ci si può anche accontentare nella vita?

Concludiamo questo scempio…

Avevo inizialmente pensato (mesi fa) di fare questo articolo come un approfondimento scientifico/tecnico fino a quando qualcosa ha fatto breccia nella mia vita: un cacchio di Exist 2022.

Credetemi, questo mulinello mi ha sconvolto e non scherzo nel dire che mi ha stordito quando ho analizzato con mano le caratteristiche della sua frizione.

Ora, fesserie ed esaltazione a parte, non vorrei passasse il messaggio che per pescare a spinning bisogna spendere di più.

In realtà quello che io chiamo “contentino” è già un ottimo drag, è già quello di cui tutti hanno realmente bisogno e spendere oggi €90-100 per un mulinello di buona marca garantisce grande affidabilità e fluidità (anche perchè i grafici che vi ho disegnato sono VOLUTAMENTE esagerati per far capire il concetto).

Non sto’ qui a parlarvi di materiali (velcro, carbotex, acciaio e fibre varie) voglio solo che, tolti gli esempi strampalati, vi mentalizziate ed analizziate per bene i grafici ed i concetti espressi.

Potrei persino parlarvi di come varia l’andamento della frizione in base al surriscaldamento dei dischi e di conseguenza anche di come determinati materiali siano più o meno adatti alla dissipazione del calore, ecc.

Potrei dirvi anche che si possono sempre cambiare i dischi di una frizione con altri di materiale migliore…

Ma non è ancora il momento.

Quando andate ad acquistare un mulinello (dopo aver scelto la taglia ed il rapporto di recupero) dovete anche capire se lo stacco della frizione sia fluido ed adatto alle vostre esigenze (soprattutto se lo montate su canne da spinning particolarmente fast o se dovete gestire artificiali che hanno bisogno di essere accompagnati parecchio).

Provate, toccate con mano, studiate e chiedetevi sempre il perchè delle cose, chiedetevi sempre se il gioco vale la candela ed ovviamente, nel provare in presenza, sostenete SEMPRE i piccoli-medi rivenditori di zona.

Non acquistate alla cieca su internet, così, perchè “esteticamente è bello” o rischiate (soprattutto dalla Cina) di beccare una bella sola come al punto 1…

Oh, per questo articolo credo di aver già delirato abbastanza (ne avevo seriamente bisogno dopo gli ultimi argomenti trattati e visti quelli sui quali sto’ lavorando), dunque vi invito sempre a commentare, leggere ed ovviamente,

STAY TUNED…branco di testosteronici amici/lettori…


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1 Commento

  1. Carlo Grasso

    DEVASTANTE!
    Devo essere sincero: non avevo mai pensato a questa cosa della frizione.
    Poi la tua dialettica mi ha stroncato dal ridere…bravissimo continua così.

    Rispondi

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