Artificiali da spinning: la paletta dei minnow – Parte.1

Salve…cosi e cose…tizi e tizie…lettori e lettrici…oggi ho deciso di provocarmi dei danni permanenti al punto che molto probabilmente avrò la necessità di richiedere un T.S.O. alla fine della stesura di questo articolo sul come funziona la paletta dei minnow nello spinning.

Beh, certamente a livello pratico la cosa può sembrare facile (e di fatto in sintesi si tratta di qualcosa di discretamente banale), ma dato che in questo BLOG piace farci dei rasponi mentali di dimensioni titaniche, la mia mefistofelica mente ha deciso di suicidarsi nel tentativo di spiegarvi tutto nel modo più giusto e completo possibile.

ADESSO!

Siccome so’ che alcuni di voi non sono interessati a certe pippe mentali, facciamo così, vado contro la mia stessa idea di articolo: prima vi darò la risposta in sintesi e poi, per chi fosse VERAMENTE interessato a capire il perchè di tali risposte, ci sarà un bellissimo spiegone.

Vi preannuncio una cosa: con la risposta sintetica capireste soltanto il “concetto” alla veloce mentre, con lo spiegone-segone avreste gli strumenti logici per iniziare a capire il movimento di un minnow ancor prima di provarlo in acqua (ovviemente dovrete comunque metterci del vostro).

A cosa ci serve questo?

A riuscire a scegliere le esche da utilizzare in ogni situazione in maniera rapida e precisa senza aver bisogno del libretto di istruzioni.

Infatti spesso le condizioni meteo-marine, l’attività dei pesci o anche semplicemente uno spot a noi nuovo possono necessitare di cambi repentini e decisi di esche che debbano agire in punti ben precisi della colonna d’acqua.

Esempio pratico:

Immaginate esploda una mangianza a galla di fronte a voi, la cosa ideale sarebbe quella che (oltre la classica scelta di un Jig o di una StickBait) il nostro minnow agisca nei primissimi strati d’acqua (di solito non oltre i 50cm).

Capire in maniera rapida quale tra i tanti minnows nella valigetta sia quello giusto può essere il fattore determinante al pari della velocità di un Pit-Stop in Formula1.

Non solo, in questo articolo daremo anche una risposta migliore al concetto di “velocità limite” di un’esca palettata.

La paletta in sintesi…

Definiamo subito una cosa: qui non parleremo del “movimento” inteso come “scodinzolamento” del minnow, in questo articolo parleremo del perchè un palettato affonda più o meno velocemente in base alla superficie e l’inclinazione della sua palettina.

Preciso inoltre che non parleremo in questa sede di Deep Minnows in quanto sono un caso particolare vista la posizione dell’anello di collegamento.

QUINDI!

Fatte queste premesse diamo una definizione rapida:

La paletta di un minnow provoca un maggiore affondamento tanto più l’angolo che forma con l’asse statico dell’esca è vicino a 45°

Cosa vuol dire in generale?

Facciamo un esempio pratico ed immaginiamo di avere due artificiali identici in tutto e per tutto tranne per un solo dettaglio: l’inclinazione della palettina.

Uno ha una paletta inclinata esattamente di 45° mentre l’altro ne ha una poco inclinata (facciamo circa una ventina di gradi rispetto l’orizzontale), bene, possiamo dire subito che il primo minnow affonderà più rapidamente del secondo.

Inizia lo spiegone…

Allora, siccome nella mia testa le cose sono già abbastanza contorte (e credetemi che non è facile mettere ordine e rendere le cose comprensibili a tutti), cercherò di andare per gradi.

Partiremo infatti dal caso più semplice per poi via via (magari suddividendo l’articolo in più parti) aggiungere carne al fuoco: in tutto questo sto’ cercando anche di pensare ad esempi pratici che ognuno di noi può sperimentare nella quotidianità.

Direi che la prima approssimazione può essere quella di pensare ad una paletta più o meno rettangolare (anche se nelle GIF troverete una classica paletta stondata).

Perchè questo?

Una superficie perfettamente simmetrica ci garantisce, al momento, di poter approssimare il punto di applicazione delle varie forze in esame al centro geometrico della sagoma e limitando l’influenza di altre componenti che man mano aggiungeremo con lo scorrere della lettura…capirete…capirete gentaglia…

Intanto partiamo dal primo esempio pratico che può aiutarci a capire questa cosa, ci sarà d’aiuto sempre lei, la nostra miglior compagna di vita…

Federica…la mano amica…

Eh, voi ci scherzate ma qualche giorno fa mentre guidavo è arrivato un bel colpo di genio (o di mano, dipende).

Adesso, entrate in auto (miraccomando come passeggeri! Le mani sul volante vanno tenute ben salde…), imboccate l’autostrada e cominciate la vostra marcia fino a raggiungere la classica velocità di 110-120Km/h (rispettiamo sempre i limiti!!).

Uscite Federica dal finestrino (approssimata con un rettangolino nella GIF di seguito) e ruotatela gradualmente: iniziate con la mano parallela alla strada e lentamente portatela in direzione perpendicolare.

Vedrete che, prima (con la mano “di piatto“) non sentirete praticamente nessuna resistenza e pian piano che ruotate sentirete più resistenza.

Ad un certo punto (superati circa i 45°) la resistenza dell’aria tenderà a far ruotare la vostra mano fino a formare un angolo retto con la strada: qui la resistenza sarà al massimo in quanto state sfruttando tutta la superficie del palmo della mano.

Ecco!

Per grandi linee possiamo dire che, a livello empirico, questo ci schematizza il comportamento di una palettina rettangolare.

Ovviamente (e lo vedremo anche dopo) questo dipende dalla velocità con cui ci muoviamo: infatti la resistenza dell’aria (e quindi la forza applicata sulla superficie della nostra mano) cresce al crescere della velocità.

Passeremo infatti da una velocità bassa in cui probabilmente non sentiremmo alcuna resistenza, ad una velocità discretamente elevata in cui sperimenteremo quello di cui sopra ed una troppo alta (ma non lo facciamo perchè sennò dovremmo superare i limiti!!!!) in cui probabilmente non riusciremmo proprio a tenere la mano ferma per via dell’eccessiva resistenza.

Con questo esempio la transizione da “Federica la mano amica” a “Tina la palettina” inizia ad essere semplice…

Davvero, “Tina la palettina” mi è uscita così…me ne vergogno…ma neanche troppo dai…alla fine non è malaccio…al solito sto’ abusando dei puntini di sospensione…

PROSSIMO PARAGRAFETTO!!!

Schematizziamo le forze che agiscono sulla paletta

Precisiamo subito: il mio è sempre un tentativo di rendere quanto più semplice ed abbordabile possibile qualcosa che di fatto facile NON E’.

Per semplicità stiamo immaginando un minnow suspending (così da non dover mettere in conto la componente verticale della velocità di affondamento), con palettina rettangolare (o comunque con centro geometrico abbastanza centrale rispetto l’asse verticale) ed angolo di 45° rispetto l’asse orizzontale (o asse statico) dell’artificiale.

Lanciamo, l’esca tocca l’acqua ed iniziamo a ritirare…

STOP!

Facciamo una foto istantanea del sistema che ci si presenta.

Esattamente come per “Federica” il fluido (nel caso della mano è l’aria mentre nel caso del minnow l’acqua) in cui “Tina la palettina” è immerso opporrà una resistenza di direzione uguale a quella della velocità dell’artificiale ma di verso opposto.

Traduzione: di direzione uguale ma di verso opposto = oppone una resistenza contraria

Con quale intensità però?

Ecco, l’intensità della forza (in questo caso in fisica si chiama “resistenza del mezzo“) dipende dal fluido (in questo caso acqua salata o dolce che sia), dalla velocità e dalla superficie del corpo immerso.

Per i più curiosi inserisco la formula di seguito

F=Cd⋅Ap⋅1/2⋅d⋅v^2

Dove:

  • F è l’intensità della resistenza del mezzo;
  • Cd è il coefficiente di attrito del fluido;
  • Ap è la superficie DI CONTATTO della nostra palettina;
  • d è la densità del fluido;
  • v è ovviamente la velocità del minnow;

Non state lì a cercare di fare calcoli, non ci serve (cioè, se volete spararvi queste pippe fatelo pure eh) quello che a noi serve capire è come si comporta questa fantomatica F al variare della superficie e della velocità di recupero.

Come vediamo dallo schemino che ho accuratamente disegnato la superficie della paletta da calcolare (quindi il famoso fattore Ap) è la proiezione di Tina lungo la perpendicolare alla superficie dell’acqua (o alla direzione del moto è indifferente): dunque la superficie totale della paletta moltiplicata per il seno dell’angolo formato tra la paletta e la SUPERFICIE dell’acqua.

LO SO, mi state odiando, ma credetemi che ne vale la pena…

Facciamo uno zoom sulla paletta…

Per semplicità mi sono sbattuto parecchio per creare una GIF con una discreta descrizione per semplificarmi la scrittura.

GUARDATEVELA GENTE PERCHE’ NON HO VOGLIA DI SCRIVERE!!

Che cosa stiamo osservando in pratica?

In sintesi stiamo notando che, alla fine dei rasponi mentali, la risultante delle forze applicate su Tina sarà un “vettore velocità” inclinato di un certo angolo verso il basso che quindi farà affondare il minnow.

Facciamo una cosa, siccome mi semplifica parecchio la vita, adesso vi spiattello un altro contenuto grafico per farvi capire la differenza che c’è tra questa paletta ed una IDENTICA ma con un’inclinazione diversa.

Quello che stiamo osservando in questo momento è (IN TEORIA) quello che succede in acqua.

In pratica, secondo lo schema che vi ho mostrato, i due minnows dovrebbero muoversi entrambi di un moto rettilineo uniforme con direzione obliqua di un certo angolo che, nel caso di Tina la palettina a 45°, sarà più ampio e rivolto verso il basso.

Alla fine dei conti vedremo che, sempre secondo quanto detto sino ad ora, il minnow di sinistra affonderà più velocemente rispetto quello di destra e, siccome sono masochista, vi ho anche creato una bella GIF in 3D per rendervi più semplice la comprensione di questa roba.

Com’è umano lei…

VAI CON LA GIF!!!

Ma guardate bene questa bella GIF…non manca qualcosa all’appello?🤔 

Paletta vs Snap…FIGHT!

Se avete letto questo titoletto con il tono Mortal Kombat allora complimenti…altrimenti niente, ci ho provato comunque…

Una cosa che ho VOLUTAMENTE tralasciato fino ad ora è il modo in cui il moto viene trasmesso all’esca: infatti non ho ancora schematizzato manco pe’ niente il filo e lo snap.

Il motivo è discretamente semplice: l’aggiunta di questi elementi rende il problema un pizzico (ma davvero un pizzichino eh) più complesso.

Pensateci però, secondo quanto detto fino a prima, il minnow dovrebbe affondare all’infinito e con il suo asse sempre parallelo all’acqua: noi però sappiamo che non è così!

Infatti nella realtà non solo l’artificiale ad un certo punto smette di affondare, ma man mano che scende si inclina di un certo angolo!

Cosa succede dunque?

Lo snap (o “sgancio rapido” che dir si voglia) oltre a permetterci di collegare l’artificiale al filo è a tutti gli effetti un vincolo che genera un vero e proprio fulcro.

Ragioniamo assieme velocemente: se abbiamo un fulcro ed una forza applicata cosa otteniamo?

Esatto, una leva! (ricordi Archimede?)

Si genera dunque una rotazione che, come vedrete schematizzato, cambierà tutto.

Anche qui cercherò di far parlare le immagini “che è meglio“…

In pratica man mano che il minnow affonda, avendo il vincolo dello snap (che ho dimenticato di disegnare nello schema accanto perchè sono scemo), tenderà a ruotare.

Questa conseguenza porta a due fattori:

  • Intanto aumenta la superficie di impatto di Tina (ricordate l’esempio della mano fuori dall’auto?)
  • Successivamente cambia la direzione della forza che la paletta applica in risposta al nuoto

Assieme al minnow anche il filo affonda abbassandosi dunque rispetto al livello in cui si trova l’angler: ecco che la trazione non viene più applicata in maniera perfettamente orizzontale.

In pratica adesso avviene letteralmente un gioco di forze (una specie di tiro alla fune in miniatura) tra le componenti verticali che agiscono sull’esca.

Infatti da un lato c’è la componente verticale della nostra trazione che tende a tirare verso l’alto che, dall’altro lato, viene contrastata da quella opposta dalla palettina.

Il risultato è che il minnow affonderà fino a quando queste due componenti non si annulleranno a vicenda risultando in un moto rettilineo uniforme lungo la stessa altezza rispetto la superficie.

Per ottenere questo risultato però bisogna aver studiato per bene ed avere ben chiaro il concetto di velocità di recupero (trovate un preziosissimo approfondimento cliccando 👉🏻QUI👈🏻) e bisogna anche aver scelto il giusto rapporto di recupero per il mulinello.

E siamo alla fine di questa prima parte…

Avete capito dunque perchè, spesso, ci capita di vedere schizzare il minnow fuori dall’acqua man mano che si avvicina a noi?

Avete capito come mai dalle scogliere alte o dai moli dovete recuperare in maniera lentissimissima?

No?

Si?

Poco importa, io comunque ho ormai deciso che questo articolo sarà “spiezzato in due” per comodità (almeno mi fermo qualche giorno prima di riprendere con la scrittura) e rimandarvi alla “parte-2“.

Dunque non posso far altro che invitarvi ad iscrivervi alla NewsLetter TOTALMENTE GRATUITA ed assolutamente NON SPAMMOSA (ve lo giuro, arrivano solo le notifiche degli articoli pubblicati) e di attendere con trepidazione la seconda ricchissima parte di questo articolo.

Detto ciò auguro a tutti voi cosi e cose…tizi e tizie…lettori e lettrici…tantissime belle cose e tantissime belle esperienze in pesca.

Noi se ribeccamu sempre qui, su questo spazio Accardiano,

STAY TUNED…cosi e cose…tizi e tizie…lettori e lettrici…


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