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LA MIA ESPERIENZA IN GALLES

world championships wales 2018

IN OCCASIONE DEL CAMPIONATO DEL MONDO DI SURFCASTING

Dall’esperienza che ho maturato in occasione del Campionato del mondo di surfcasting disputato nelle spiagge del Mare di Irlanda nasceranno due report:

  • uno dedicato all’aspetto tecnico che ho potuto maturare andando a pesca nelle prove, e osservando l’evolversi del mondiale da dietro le quinte, quindi un report molto personale
  • uno dedicato alla cronaca dell’evento sportivo dove ovviamente lo spazio sarà dedicato a chi ha pescato, e in questo particolare caso, alle ragazze della nazionale

Ho voluto scindere i due aspetti in modo che chi segue il mio blog possa scegliere quale aspetto leggere, o nel caso leggerli tutti e due 🙂

Prima di tutto dove mi trovavo? In un albergo che stava proprio davanti alla spiaggia che avrebbe poi ospitato due delle cinque manche del mondiale: la spiaggia di Llandudno.

Se non avete idea di come funziona un campionato del mondo potete leggere questo servizio (appena lo pubblicherò risulterà linkato)

MAREA, CAMBIO DI LUCE, LUNA

Non avendo mai messo piede in quei posti, ma sapendo di avere a che fare con una escursione di marea importante ho anticipatamente redatto uno schema in modo da sapere, giorno per giorno, i seguenti dati:

  1. picco di alta e bassa marea con relativa potenza
  2. orario del tramonto
  3. andamento della luna

Il picco di bassa e alta mareaviene identificato con un orario abbastanza preciso, mentre la sua “forza” viene espressa in metri. Cosa vuol dire? Che se troviamo la sigla AM 6.30PM – 6,88 vuol dire che il picco di Alta Marea si verificherà alle 18:30 e il livello del mare si innalzerà di 6,88 metri.

L’orario del tramontoè altrettanto importante perché in quasi tutti i mari del mondo il cambio di luce è sempre un momento propizio, e quindi è bene sapere quando questo avviene.

E la luna che c’entra? Pensate che questo aspetto è importante quanto il primo! La luna influisce sulla forza della marea, e quando questa è piena gli effetti sono molto più importanti. Infatti appena ho visto che proprio la luna piena la avremmo avuta nel bel mezzo del campionato del mondo sono andato a controllare che differenze ci sarebbero state tra il picco di alta marea al nostro arrivo e quello della settimana successiva. Ebbene: oltre due metri in altezza di differenza in più!!!

Pensate che al nostro arrivo la marea faceva salire il livello del mare di 5,63 metri in altezza, mentre in gara 7,89 metri: tradotto in potenza del mare significava che la risalita del mare dal picco di bassa marea a quello di alta sarebbe stata molto ma molto più potente di quella appurata nei nostri giorni di prova.

Immaginate l’attico di un palazzo di quattro piani che con il picco di alta marea diventa il piano terra! Sicuramente l’escursione più imponente che io abbia mai visto nonostante abbia pescato in parecchie spiagge nel mondo! Se il discorso della potenza della marea vi ha “acchiappato” provate ad andare a vedere le escursioni di marea della Baia di Fundy che arriva a diciassette metri di altezza!

Questa foto qui sotto rappresenta l’esempio di un porto poco più avanti di LLandudno, con la marea che stava inesorabilmente scendendo… guardate il segno del mare sulle pietre del molo…

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LE SPIAGGE

Le spiagge con le quali abbiamo avuto a che fare sono state due:

La prima caratterizzata da un fondale più pronunciato, che avrebbe consentito una azione di pesca inizialmente da sabbia su sabbia, poi da pietre su sabbia o da pietre su pietre a seconda della postazione (vedi foto sotto).

world championships wales 2018

La seconda che consentiva la maggior parte dell’azione di pesca da sabbia su sabbia a parte qualche isolatissimo caso.

world championships wales 2018

LE ESCHE

E le esche? Niente a che vedere con i nostri vermetti mediterranei. Tre mackerel surgelati (sono l’equivalente del nostro sgombro) e circa 30 sandeels anche questi surgelati (sono dei pesciolini lunghi circa 15 centimetri). In effetti avevamo anche una decina di lugworm congelati ma si trattava della cosiddetta “esca farlocca” messa nella dotazione personale solo per confondere le idee.

Prima di andare avanti vi racconto qualcosa sugli inneschi, poi più avanti cercherò di fare un video tutorial per completare un discorso che personalmente mi appassiona parecchio (d’altronde i peschi li peschiamo con le esche quindi l’attenzione maggiore va rivolta sempre a queste ultime).

Il sandeel si innescava intero, ma privato della testa e della coda. Abbastanza facile da innescare, tramite l’ago come se fosse un bibi, o a mano facendo entrare l’amo da metà pesciolino e facendolo uscire dalla parte del taglio della testa, mentre il resto veniva legato con filo elastico. Attenzione a legare col filo elastico solo la parte dura del sandeel, più o meno la parte che va dall’occhiello dell’amo verso il bracciolo; questo perché la parte della pancia è ovviamente quella che si rovina di più.

Il mackerel invece andava sfilettato e tagliato a strisce. A questo punto c’erano due soluzioni di innesco: per lanci non particolarmente violenti bastava cucirlo su un amo con la sequenza pelle si fa uscire l’occhiello dell’amo dall’innesco, e poi pelle-polpa-pelle. In caso di lunga distanza veniva anche legato con del filo elastico.

Come si innescava il lugworm, anche se per quella pescata non andava bene, ve lo racconto lo stesso: prima di tutto bisogna distinguere tra lugworm congelatoe lugworm vivo. Il primo si priva della pancia e si innesca con l’ago come se fosse un bibi, poi legato con del filo elastico, e l’innesco viene poi chiuso con un quadrato di pancia di mackerel. Se invece si ha a che fare con quello vivo, prima dell’innesco bisogna sbatterlo per terra in modo che esca tutto ciò che viene poi levato assieme alla pancia, e in questo caso il filo elastico potrebbe anche non servire.

LE MONTATURE

Dopo una accurata indagine effettuata tra i miei amici gallesi ho “varato” due montature, una a tre ami che ho chiamato KILLER, nome derivato dal fatto che era quella dedicata alle triplette di whiting (delle specie di merluzzi), e una a due ami che ho chiamato PAPUASIA, in quanto dedicata alla distanza e/o alla gestione di braccioli un pochino più lunghi per i dogfish.

Ecco nel dettaglio il KILLER:

montatura surfrcasting killer

la montatura è caratterizzata dal fatto che ha tutti e tre gli ami sopra il piombo, con l’amo più vicino al piombo che dista circa 20 cm dal piombo stesso, e gli snodi raccolti tra loro in modo che le tre esche risultino vicine tra loro, e generosi braccioli dello 0,40 lunghi circa 30 centimetri. La distanza tra gli snodi è di circa 35 cm. L’amo utilizzato era modello Aberdeen del numero 2, con le esche che vi ho raccontato era inutile scendere al di sotto.

La mancanza dell’amo pescatore era dovuta al fatto che il rischio di incaglio era sempre dietro l’angolo, e in ogni caso con il movimento della marea sarebbe stato sempre un bracciolo a rischio di presentazione dell’esca ottimale.

Ecco nel dettaglio il PAPUASIA:

papuasia montatura surfcasting roberto accardi

questa montatura ha invece due soli snodi, in modo da gestire braccioli da circa 60 cm dotati di ami del 2 o dell’1, sempre del tipo Aberdeen O’shaughnessy. Ami dedicati all’innesco del sandeel e quindi alla ricerca del dogfish, ma anche una configurazione che avendo un’esca voluminosa in meno garantiva una eventuale maggiore distanza. Da utilizzare con un solo amo (messo nello snodo centrale) per guadagnare ulteriormente distanza. A riguardo non so se avete letto un articolo che ho scritto tempo fa proprio su questo argomento.

LE PREDE

Nelle due settimane passate in Galles ho avuto modo di vedere diverse tipologie di prede, ma senza dubbio la specie più numerosa era costituita dal whiting, una specie di piccolo merluzzo che raggiungeva dimensioni sino ai 35 centimetri di lunghezza. Nonostante si trattasse della specie più frequente, a causa della tabella di conversioneutilizzata al mondiale, era una preda che dava pochi punti. Ad esempio un whiting da 16 cm dava 2 punti, un dogfish di qualunque lunghezza ne dava 70!

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Da questi punteggi si intuisce che la preda vincente era proprio il dogfish. Un pesce che per grandi linee preferiva come esca il sandeel, ma che non disdegnava anche la striscia di mackerel, o addirittura a volte attaccava anche un whiting allamato!

world championships wales 2018

Durante le prove ho catturato anche un Bull Huss (ecco il video della sua cattura), uno squalo più grande del dogfish che però dava punteggi incredibili, come ad esempio oltre 600 punti per esemplari poco superiori al metro di lunghezza. Poi ho visto anche tracine, razze, e pesci piatti, ma decisamente sporadici.

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Infine non potevano mancare i granchi… terribili al calasole e di dimensioni decisamente più grandi rispetto a quelli che solitamente troviamo nel nostro mare.

L’AZIONE DI PESCA

Immaginate che durante il campionato del mondo abbiamo dovuto affrontare due “situazioni tipo”, alternate fra loro, ed erano le seguenti:

  1. Spiaggia di Penmaenmawr con due ore di gara ad inseguire la bassa marea, e due ore ad arretrare per via dell’alta marea
  2. Spiaggia di Llandudnocon 50 minuti di avanzamento, e poco più di tre ore di arretramento

Nonostante nel caso B l’arretramento fosse più lungo come tempo (tre ore), era minore come metri di arretramento a causa della sua profondità più pronunciata. Infatti l’arretramento maggiore si registrava sempre nel campo A, nel quale il concorrente in due ore arretrava di circa cinquecento metri se non di più!

FASE DI INSEGUIMENTO DELLA MAREA

In questa fase tendenzialmente la strategia consisteva nella ricerca della lunga distanza, o nel conseguimento della massima personalmente raggiungibile. Questa è stata la fase che nelle prime manche ci ha dato i maggiori problemi, nel senso che non riuscivamo quasi mai a scappottarci (almeno con la nazionale guidata da me); poi il problema è stato risolto quando abbiamo prestato maggiore attenzione agli inneschi. Una cosa importante durante questa  fase consisteva nell’identificazione del “gradino di bassa marea”, che tendenzialmente bisogna tenere d’occhio almeno sino a che si riusciva a raggiungere con un lancio preciso. Tra i vari orari annotati infatti avevo anche quello del picco di bassa in modo che tutti potessero identificarlo.

FASE DI ARRETRAMENTO

Questa importantissima fase era “minata” dal fatto che ogni dieci minuti o anche meno la postazione andava spostata all’indietro. Fondamentale è stato l’uso del tripode dotato di sacchetta o di serbidora, e di barra porta travi, in modo che spostandolo indietro si riusciva a spostare tutto quanto. Cassone e canna di riserva stavano invece sul carrello un centinaio di metri ancora più indietro. Il “bello” della fase di arretramento consisteva nel sapere in anteprima su cosa avremmo lanciato dopo circa mezzora. Infatti una volta perso di vista il gradino di bassa (cioè quando questo diventava irraggiungibile), bisognava osservare quello che sarebbe stato il fondale durante l’arretramento, alla ricerca di dislivelli importanti. Purtroppo anche in questo bisognava essere fortunati perché in diversi casi abbiamo constatato che girandosi indietro c’erano cinquecento metri di piattone inutile, privo di riferimenti. In quel caso era fondamentale effettuare il lancio prima dell’arretramento in modo che le esche piano piano lavorassero con un fondale più alto man mano che la marea saliva.

Ora guardate da queste foto dove è iniziata una manche…

world championships wales 2018

E dove è finita…

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Impressionante vero?

Ora voglio farvi vedere con l’ausilio delle foto anche un altro aspetto del quale vi ho appena parlato. Guardate questa foto… la vedete quella stradina di acqua?

world championships wales 2018

Si vede il canale che si è formato per via dell’abbassamento della marea, e vi assicuro che quando ci ho camminato dentro in quel preciso momento c’era quasi mezzo metro di acqua.

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world championships wales 2018

Questa foto invece da idea di quello che il concorrente poteva cercare con lo sguardo prima di arretrare… Vedete la concorrente in ginocchio sotto il tripode? Si trova su una piccola conca, per cui l’alta marea la accerchierà ai lati e dovrà stare attenta a due cose:

  1. che alle spalle l’acqua non diventi troppo alta
  2. dovrà tenere d’occhio quel dislivello per andarci a lanciare una volta che rispetto a quel canale sarà arretrata di una cinquantina di metri

Mi fermo qui… alla soglia delle 2000 parole che spero siano state di vostro gradimento, e che spero vorrete condividere sui social in modo che qualche altro appassionato o curioso possa leggerlo 🙂

Ci vediamo presto per il servizio dedicato al Campionato del mondo in Galles, con la cronaca e i risvolti tecnici che l’hanno caratterizzato, e dove le ragazze che vi hanno partecipato saranno le protagoniste del racconto 🙂

9 Commenti

  1. Gev

    FI GHI SSI MO!!

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  2. giuseppe floris

    ciao volevo chiederti una cosa ho visto che nelle classifiche pubblicate dalla fipsas nazionale definire il campionato mondiale come SHORE ANGLING (quindi pesca dalla costa ) …invece da noi mi sembra che abbia ancora la denominazione di surf casting ..e ti chiedo non sarebbe meglio che anche in Italia si chiamasse pesca dalla costa nel senso che eliminerebbe la solita diatriba pescare a mare piatto o poco mosso . sarebbe risolta definitivamente ,Cioe’ va bene qualsiasi mare per il resto un bel servizio sulla pesca nell’oceano praticamente un altro pianeta ..le maree comunque di quella zona sono eccezionali veramente ed il report fa capire queli difficolta’ ci sono con lo spostamento della marea!

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    1. Roberto Accardi (Autore Post)

      Ciao Giuseppe, io ormai neanche ci perdo più tempo con le diatribe legate alla parola surfcasting. Se ci fai caso nel blog parlo di pesca dalla spiaggia, e il termine surfcasting lo uso solo quando necessario. Le discussioni sul “non è vero surfcasting” le lascio a chi ha tempo da perdere. Io quando vado a pesca col mare mosso “vado a pesca”. Quando vado con il mare piatto “vado a pesca”. Dalla spiaggia ovviamente 😛

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      1. giuseppe floris

        hai perfettamente ragione ..forse la mia e’ una “fisima” da vecchietto quale sono grazie comunque sia i tuoi sono sempre consigli di altissimo “BUON SENSO ” aLLA PROSSIMA..CIAO

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  3. Giovanni

    Leggendo tutto ciò posso dire che per 10 minuti ho pescato pure io in Galles…complimenti roby

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    1. Roberto Accardi (Autore Post)

      Grazie Giovanni 🙂

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  4. Daniele Landinetti

    Meraviglioso

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  5. giuseppe pipitone

    indubbiamente un’esperienza che arricchisce il tuo bagaglio tecnico ( già abbastanza ricco) ma che , secondo me , arricchisce ancor di più lo spirito e la passione per questa meravigliosa disciplina. complimenti Roberto

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    1. Roberto Accardi (Autore Post)

      Ti ringrazio Giuseppe 🙂

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