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RACCONTI DI PESCA – 01

regionale sardegna surfcasting 2019

PUNTATA 1 – Un campionato regionale mozzafiato

Con questo articolo RACCONTI DI PESCA voglio iniziare una nuova serie (seguite il tag “racconti”) con la quale voglio provare a raggiungere due risultati:

  1. trasmettere le emozioni che si vivono durante una manifestazione agonistica
  2. mostrare la conduzione tecnica di pesca in funzione delle difficoltà che man mano si affrontano in una gara

In RACCONTI DI PESCA i contenuti avranno il “dovere” di soddisfare le curiosità tecniche relative alle strategie di pesca, e… perché no… anche quello di allietare l’appassionato di pesca con un racconto che lo coinvolga in una piacevole lettura a tal punto dal fargli sembrare di essere a fianco a me in spiaggia (almeno questo è il massimo risultato al quale io possa ambire).

La gara della quale vi voglio parlare in questa occasione è un campionato regionale che ho disputato il 4 e 5 maggio nella spiaggia di Sassu in provincia di Oristano. Ultimo evento disponibile per potersi guadagnare la qualificazione al campionato italiano, pertanto un evento molto importante per me.

Come era strutturato? Una manche dalle 20:00 alle 24:00, e l’altra dopo quattro ore, dalle 04:00 alle 08:00. Un bel tour de force!!!

PREPARAZIONE ALLA GARA

Cosa si fa nei giorni che precedono una gara importante durante i ritagli di tempo libero che (non sempre) si hanno a disposizione? Il martedì si ordina l’esca “obbligatoria”, arenicola e coreano, poi si da uno sguardo al meteo e come sempre c’è la perturbazione che “sembra” arrivare proprio dove devi gareggiare, poi arrivi al giovedì che fai l’ultimo controllo del meteo per capire che ami devi legare per la gara, e il sabato mattina quel gran pervertito di Murphy ti fa capire che la maggior parte dell’esca ordinata non serve ad un tubo, e la totalità degli ami che hai già legato anche questa volta la userai la prossima volta

Fatto sta che le premesse per disputare questo campionato erano di un fortissimo vento latero frontale destro, dai 33 ai 40 nodi, con rinforzo (e pioggia) per la seconda manche.

Poiché Murphy è uno che con me gioca sempre sporco, questa volta anziché legare ami ho preparato solo braccioli: asola e basta con un sistema di conservazione che sarà oggetto di un mio prossimo articolo, così suddivisi: 30 braccioli liberi con asola da 80 centimetri per i diametri 0,20 – 0,22 – 0,25. Tutto ciò che precede lo 0,20 è già abbondantemente pronto da mesi (i famosi ami che… anche questa volta li userò la prossima volta…).

Ignoro volutamente il bracciolo lungo viste le previsioni, mentre i braccioli liberi da 80 centimetri mi garantiscono copertura oltre che sui travi 3×75 anche sui 3×45. Mi organizzo in modo da poter partire con qualche ora di anticipo e andare a vedere con i miei occhi quali siano le reali condizioni del mare.

Il meteo dava 4 metri di onda per la prima manche, e 7 metri per la seconda, ma la spiaggia di Sassu è all’interno di un golfo molto chiuso e le postazioni saranno saggiamente messe nella parte destra della spiaggia, ulteriormente ridossate dal molo del porto industriale di Oristano. Il fetch è molto basso e quindi le previsioni del meteo non sono attendibili e urge pertanto un riscontro visivo per capire le reali condizioni del mare.

Preparo un set di canne e muli così composto:

  • n. 1 Cassiopea XCM Surf potenza 230 gr – Lancer XTR 8000
  • n. 1 Hidrogen Skyracer Surf 250 gr – Lancer XTR 8000
  • n. 1 Poetica KW 250 gr – A1rlite XTR 8000
  • n. 1 Supernova XT 4,70 200 gr – Lancer XTR 6500
  • n. 1 Supernova Beach 130 gr – Xride 5500

Questo mi consentirà di affrontare qualunque tipo di mare, e la canna leggera mi metterà al riparo qualora saltasse fuori un campo gara di riserva “a sorpresa”.

Ore 17:00 SOPRALLUOGO

Quando arrivo in prossimità della spiaggia il mare non si vede… devo salire sopra una piccola duna di sabbia per vedere la situazione. Il vento è molto forte ma c’è qualcosa che manca all’appello al mio udito… il rumore del mare… Mi affaccio e… in spiaggia c’è Murphy che davanti a mezza onda di risacca ride a lacrime e mi fa gestacci beffardi

Ormai ho il callo a queste sorprese quindi faccio un “appello mentale” sulle configurazioni necessarie per quelle condizioni e ho tutto… quasi tutto…

Ore 19:00 PREPARAZIONE POSTAZIONE

Estraggono per me il numero 19, e la postazione che mi spetta è abbastanza pulita e ampia. Qualche dislivello ma non in grado di limitare il mio ground cast. Apro tre canne: Cassiopea XCM 230gr, Poetica KW 250 gr, Supernova XT 200 gr, mentre il vento fortissimo mi sconsiglia il montaggio di tripode e tendina (due problemi in meno da gestire in caso di imprevisti).

Apro i seguenti travi:

  • n. 3 travi diametro 0,70 3×75 con 175 gr di piombo, braccioli da 75 cm dello 0,20 fluorocarbon FC 403 amo Shinken Pint del 10
  • n. 3 travi diametro 0,40 4×75 con 150 gr di piombo, braccioli da 75 cm dello 0,16 fluorocarbon FC 403 amo Hisashi F31 del 10
  • n. 3 travi diametro 0,40 4×45 con 150 gr di piombo, braccioli da 45 cm dello 0,16 fluorocarbon FC 403 amo Shinken Pint del 12
Eclettica la montatura a 4 snodi di Roberto Accardi combinazione 1

Il piombo pesante non è per la tenuta ma è solo funzionale al riuscire a bucare il ventocon tre esche appresso. Con un vento così forte la porzione di mare che si riesce a perlustrare con i nostri lanci si riduce drasticamente se non siamo in grado di gestire piombi pesanti.

Perché i travi sono 3 per tipo? Perché in caso di azione di pesca fruttuosa posso contare su un trave di ricambio prontamente innescato, e su un altro di riserva in caso di rotture accidentali.

Ore 20:00 INIZIA LA PRIMA MANCHE

C’è ancora luce, e dopo aver fatto una bella fotografia mentale della conformazione della spiaggia davanti a me e davanti ai miei concorrenti a fianco, decido per cominciare la gara con una bella cannonata in ground cast a caccia di sparlotte, onnipresenti in quella spiaggia. Lascio in pesca la montatura per otto minuti, nel frattempo finisco di sistemare le ultime cose, e due minuti prima di recuperare innesco il trave di ricambio (quando c’è vento è controproducente innescare troppi travi perché l’esca si secca in pochi minuti e diventa inefficace).

Recupero una sparlotta, e rilancio in ground cast sempre con lo stesso assetto, ma sposto l’angolo di lancio puntando un po’ più frontale sul vento, in modo da ridurre la pancia laterale. Quando si effettuano mosse del genere bisogna avere una grande padronanza del lancio, grande precisione, e soprattutto devi avere il concorrente a fianco che faccia la stessa cosa, in modo da ridurre il rischio di sovrapposizione delle lenze.

Al secondo recupero aspetto altri otto minuti e faccio un’altra sparlotta, tiro altra cannonata e spacco… il vento laterale quando tiri in ground al minimo errore ti punisce… Ma nessun problema, ho la canna di riserva pronta, parcheggio quella con il filo rotto, aggancio trave intermedio con canna intermedia e 150 gr e faccio un side abbastanza angolato, ma sicuramente casco su una fascia decisamente più corta di prima.

Mentre sostituisco la bobina nella canna pesante per ripristinare la configurazione “spinta”, la intermedia mi da segnali importanti… Innesco il trave di ricambio (mai recuperare senza avere il trave di ricambio pronto), e recupero una oratella. A questo punto il cambio fascia involontario (causato dalla rottura del filo) visto il segnale, mi porta a ripetere il side angolato.

Un recupero vuoto e senza esca mi fa capire che i tempi in acqua non possono essere molto lunghi, e il successivo recupero vuoto mi porta a ripristinare l’artiglieria pesante con 175 gr… Ground potentissimo e spacco di nuovo…

Meno male che la canna di ricambio con un trave innescato non mi mancano mai, e ritorno sulla fascia intermedia, ma questa volta con tutti e tre gli ami a terra. Parcheggio nuovamente la canna pesante e ripristino i due travi persi con altrettanti nuovi, in modo da mantenere immutata la dotazione iniziale.

Mentre traffico tra cassone e canne do uno sguardo alla Supernova Xt 200 gr e la lenza è completamente in bando… per spostare un piombo da 150 grammi ci vuole un pesce discreto. Il recupero mi conferma la buona taglia della preda, e il fatto che si sia allamata sull’amo alto me la fa stimare ancora più grande, ma alla fine sarà solo una mormora da 25 cm (praticamente ORO per quella situazione di pesca che vedeva prevalentemente solo piccole sparlotte).

Seguo la fascia marcata con canna intermedia e 150 grammi di piombo, ma si ferma tutto. Due recuperi vuoti mi impongono di cambiare qualcosa, ma nel frattempo passano gli ispettori di sponda e do uno sguardo ai cartellini per vedere come sono messo. Vedo che sono davanti a tutti, ma un concorrente che conosco bene perché l’ho avuto anche come allievo ad uno dei miei corsi, ha cinque prede contro le mie quattro, e anche se è dietro come punti è avanti come numero… e sono cinque saraghetti. Saraghi più risaccone sul gradino ed ecco che il cambio fascia si sposta nei primissimi metri.

Cambio fascia ma anche assetto: passo dal 3×75 al 3×45 vista la tipologia di preda da insidiare e visto soprattutto che dovrò esercitare l’azione di pesca molto vicino alla maggiore turbolenza (accorciare il bracciolo è fondamentale per garantire una buona presentazione dell’esca).

Il risultato è abbastanza immediato (e confortante!), un sarago da 20 cm sul primo lancio, ed un altro sarago al terzo lancio, e con questo salgo a sei prede totali ma con un bel punteggio (che poi verificherò con perfetta precisione con la magnifica app MYCAPPOTTO).

La Supernova Xt 200 gr continua a darmi segnali, anche questa volta sembra un preda interessante, ma durante il recupero il momento per vivere imprevisti mai verificati sembra giunto… A pochi metri dal gradino perdo tutto, ma proprio tutto!!! Mentre recupero il filo primo di alcuna resistenza mi chiedo cosa possa essere successo… Penso al serra che di passaggio mi ha tranciato il filo in bobina, penso al beffardo Murphy con muta, bombola e forbicine che da sotto l’acqua mi ha tagliato tutto, penso agli alieni che mi hanno smaterializzato la montatura e la preda ma… appena arriva l’altro capo della imbobinatura la parte tutta attorcigliata piena di memoria mi fa rendere conto che… si è sciolto il nodo albright che univa filo in bobina con shock leader conico!!! Un nodo evidentemente fatto male, o con troppa superficialità, o troppa velocità, sta di fatto che da quel momento sino a fine gara io non ho più visto un pesce!

Stare due ore senza catturare prede, e senza sapere cosa sta succedendo nel settore è abbastanza impegnativo, e più si avvicina la fine più il tempo non passa mai. Si è così! Quando perdi il contatto con il pesce e non lo ritrovi più, alla fine ti attacchi all’orologio e speri che la gara finisca più velocemente possibile. Passano gli ispettori di sponda a quaranta minuti dalla fine, e già tre concorrenti mi avevano superato come numero di prede (8-8-7 contro i miei 6) ma “a occhio” non come peso.

A fine gara la liberazione! Nessuna nuova preda catturata nel settore e il probabile primo di settore che diventa reale poco dopo alla pesatura.

Ore 00:40 PAUSA TRA PRIMA E SECONDA MANCHE

Considerate che la seconda manche è prevista per le 04:00, pertanto alle 03:00 bisogna entrare in spiaggia, e quindi alle 02:45 bisogna salire in macchina. Impiego poco meno di un’ora per mangiare, bere e verificare il risultato, dopodiché mi butto in macchina con la sveglia puntata alle 02:40.

Mi addormento in poco tempo con un dolce dondolio che allieta il sonno… come se qualcuno stesse spostando la mia macchina dolcemente… ci mancava solo la ninna nanna 😀 😀 😀

Invece lo sballottamento era il vento che era ulteriormente rinforzato!!! Me ne preoccuperò dopo che ho riposato! Chiudo gli occhi, ma quando li riapro dopo 4 secondi era già passata più di un’ora!!!

Giù dalla macchina, vado a vedere il numero (69), bevo un caffè, e vado in spiaggia.

Ore 03:15 MANCA POCO ALLA SECONDA MANCHE

Sono nella parte sinistra della spiaggia, sapientemente picchettata con distanze maggiorate tra un concorrente e l’altro viste le condizioni meteo, in quella parte di spiaggia più esposta al vento, ma davanti il mare presenta giusto tre onde in prossimità del gradino.

Il vento è molto ma molto più forte! Ancora più rischioso montare un tripode, tantomeno una tendina o un ombrello. Il rischio pioggia non è più un rischio ma una realtà, e a breve si farà sentire.

Apro quattro canne: Cassiopea XCM 230gr, Hidrogen 250gr, Poetica KW 250 gr, Supernova XT 200 gr perché dopo le rotture della prima manche voglio avere il ricambio per entrambi gli assetti. Le montature sono pressoché simili a quelle della prima manche, ma con qualche sensata differenza:

  • n. 4 travi diametro 0,70 3×45 con 200 gr di piombo, 2 braccioli da 45 cm dello 0,22 fluorocarbon FC 403 amo Shinken Pint del 10
  • n. 2 travi diametro 0,40 4×75 con 150 gr di piombo, braccioli da 75 cm dello 0,16 fluorocarbon FC 403 amo Hisashi F31 del 10
  • n. 2 travi diametro 0,40 4×45 con 150 gr di piombo, braccioli da 45 cm dello 0,16 fluorocarbon FC 403 amo Shinken Pint del 12

Per la “artiglieria pesante” ho ridotto la lunghezza dei braccioli, ho aumentato il peso del piombo, ho sacrificato un amo che eventualmente aggiungerò in base a ciò che accadrà successivamente. Per la pesca più ravvicinata scendo da tre a due esemplari per tipo per avere più spazio in postazione, e anche perché la lingua di sabbia non è poi così ampia e gli ispettori di sponda rischierebbero di rimanere allamati (e messi nel secchio 😀 ).

La manche sta per iniziare e stranamente non ho le idee chiare su come iniziare… c’è qualcosa che non mi torna ma non capisco cosa possa essere. Avete idea di quando avete la sensazione di aver dimenticato qualcosa ma non vi viene in mente niente? Ecco… non sapevo se iniziare vicino oppure cannonando come dicono gli esperti “fuori” o addirittura “fuori fuori”.

Opto per iniziare con i due etti lanciati in ground cast, dove solitamente si trovano le sparlotte al confine con la zona piena di posidonia, ma c’è qualcosa che non quadra… non capisco cosa sia… L’unica cosa sicura è che la mia Cassiopea XCM 230 gr mi consentirà di affrontare al massimo le avverse condizioni meteo.

Inizia la gara e il concorrente alla mia sinistra parte corto, così come la maggior parte di quelli che riesco a osservare malgrado l’oscurità. Si avvicinano gli ispettori di sponda, uno dei due è Emiliano, affiancato a quello della società organizzatrice del J Casting Team. Passano 4 minuti e il concorrente che aveva lanciato vicino segnala subito un saraghetto valido, così come anche quello alla mia destra… mi sembra di vedere al largo Murphy sghignazzare ma le immagini non sono molto chiare.

Recupero dopo otto minuti e trovo a malapena i braccioli. Il secondo lancio (a differenza del primo) non ha le esche a terra ma sono leggermente sgallate da dei piccoli pezzi di popup: con questa modifica aspetto ugualmente otto minuti e vedo cosa succede. Nel frattempo quello alla mia destra ne fa altri due.

Il secondo lancio “fuori” non sortisce alcun effetto e mi metto con la canna intermedia a far girare l’esca nei pressi del gradino… c’è qualcosa che non mi torna, che non mi quadra, la sensazione è sempre più insistente ma non capisco cosa i miei occhi non riescano a vedere. Vi giuro che il mio stato d’animo era proprio così!

Il cambio fascia non fa altro che ridurre i miei tempi di recupero, in una battaglia con i granchi che sembra impossibile vincere… come sempre al terzo recupero vuoto (senza pesci) cambio di nuovo fascia e tiro una mina questa volta però con tre ami, giusto per cambiare qualcos’altro. Nel frattempo porto i travi intermedi ad un assetto più grosso cambiando tutti gli ami dallo 0,16 allo 0,20 per avere più autonomia contro i granchi.

Al secondo recupero finalmente mi scappotto, e sono passate due ore e mezzo!!! Aspetto con ansia gli ispettori di sponda per capire come sia la situazione nel settore. Mi sono scappottato ma c’è qualcosa che non riesco a capire… che mi disorienta… un assillo! Finalmente arrivano e la situazione è a dir poco disastrosa: tutti scappottati ma la mia sparlotta da 14 cm è la preda più piccola di tutto il settore; quello a fianco a me è arrivato a cinque prede, qualcuno a tre tutti gli altri a uno.

Nel frattempo la pioggia era così battente che mi ha fatto scoprire che i pantaloni antivento e antipioggia erano soprattutto antivento… troppo tardi per mettermi la cerata Trabucco ormai ero fradicio.

L’alba comincia ad affacciarsi, anche se la visibilità è ancora bassa per via della pioggia e delle nuvole che impediscono al sole di farsi vedere. E’ il momento delle sparlotte! Riprendo la Cassiopea XCM con 200 gr di piombo e vado a scovare le triplette che potrebbero portarmi alla vittoria del settore.

Il primo recupero mi da un segnale agghiacciante: le esche sono intatte dopo otto minuti, e anche sul secondo lancio dopo 10 minuti di attesa… Murphy se la ride… Nel frattempo siamo a tre ore e venti di gara e gli ispettori si rifanno vivi con la situazione aggiornata: persone con 7, 8, 5, 6 prede sono clinicamente ultimo di settore.

Stranamente per come sono fatto io, a mezz’ora dalla fine inizio a smontare il superfluo, e pronuncio una frase che non dovrei mai dire: “basta… mi arrendo”. Non sto a dirvi gli insulti (giustissimi) degli ispettori di sponda, ma io sono stanco e ho freddo perché fradicio, e il vento me lo ricorda ogni istante.

Per orgoglio innesco un trave intermedio per rimettermi là dove stanno pescando tutti… li vedo, sono in frenesia, lanciano tutti davanti al gradino di risacca, ma attenzione!!!! Ora non solo vedo dove lanciano loro, ma soprattutto vedo dove sono messo io! Ora la luce mi fa capire che cosa il sistema nervoso stava cercando di capire per tutta la manche… NON HO POTUTO LEGGERE LA MIA PORZIONE DI SPIAGGIA PERCHE’ LA GARA E’ INIZIATA AL BUIO!!!

Ora vedo dov’è il mio gradino, è diverso dalle realtà degli altri. La scossa che mi hanno dato gli ispettori mi ha aperto un mondo che prima non potevo vedere per via dell’oscurità.

Lancio un 3×75 con 150 grammi di piombo laddove finalmente vedevo la “zona positiva” di pesca, e mi metto ad innescare il trave di ricambio. Dopo 8 secondi Emiliano già fa una faccia come per dirmi “guarda che sta già mangiando”… ma il trave di ricambio non è ancora pronto. “Andate via!” faccio scherzosamente agli ispettori i quali non si spostano di un millimetro. “Sino a che non andate via non recupero…” e nel frattempo il trave di ricambio è pronto. Gli ispettori sono ancora li… probabilmente hanno la curiosità alle stelle anche perché… la cima si agita parecchio… ora la vedo e con la ferrata mi rendo conto che c’è tanto peso. Ho una preda, mancano 25 minuti, chi ne ha di più ne ha 8, poi 7, 4, 2, ecc

Dura poco il recupero, dato che ho lanciato ad una trentina di metri, o meglio… ho lanciato dove “io avevo il gradino di risacca”. Amo alto mormora, ma c’è anche un sarago appresso… aspetta! Ma c’è un altro sarago sull’amo pescatore!!! Tripletta 18 cm, 18 cm, 18 cm… con un recupero risalgo tra il terzo e il quarto di settore ma ho ancora 20 minuti per recuperare, ma con la consapevolezza che nel frattempo potrebbero pescare anche gli altri.

La differenza però sta nel fatto che ora “vedo” dove pescare, e me la gioco. La mangiata arriva dopo neanche mezzo minuto, ma intanto sto innescando il trave di ricambio; innesco anche quello di riserva (il trave di ricambio è quello che si lancia subito dopo aver recuperato quello in mare, mentre quello  di riserva serve se dovessi rompere durante il lancio).

Recupero una bella mormora (da 24 cm) in coppiola con una mormora tecnica (sotto misura, vale un solo punto), il morale riprende quota, il freddo si sente già meno. Secondo me sapere quello che stai facendo è fondamentale in questo sport. Il ritmo è veloce, il tempo per guardare gli altri è poco, ma sembrano fermi. Quello con più pezzi è al 61 io sono al 69, non lo vedrei neanche col binocolo, l’altro con otto pezzi ce l’ho a fianco però sembra fermo.

Recupero altra coppiola sarago mormora, e sul penultimo lancio altra coppiola mormora sarago e sono a 9 pezzi!!! Guardo l’orologio e manca un minuto alla fine… neanche me ne ero reso conto! Leggo la mangiata e mentre penso di recuperare alla velocità della luce ecco la tromba che sancisce il fine gara. La mormora spiaggiata oltre il termine la mostro ai concorrenti a fianco e la libero in acqua perché non valida.

Aspetto con ansia l’arrivo degli ispettori. Da lontano Emiliano mi fa una faccia che non mi convince, anche perché mi aveva lasciato con 4 pezzi. Chissà quanto hanno pescato gli altri!

Quando arriva da me e gli dico che ne ho fatto altri cinque, da uno sguardo alla taglia delle prede da misurare che ho nel secchio e tira fuori un sorriso seguito da un perentorio: “hai vinto il settore”.

LEZIONI & INSEGNAMENTI

In quella mezz’ora che avrei potuto passare a smontare la postazione ed essere pronto in macchina alle 08:05 ho costruito un primo di settore che non solo mi ha consentito di salire sul podio, ma soprattutto di partecipare anche quest’anno, per la diciassettesima volta, al campionato italiano.

Ma l’insegnamento più grande me lo ha dato l’affetto di chi, indirettamente, ha messo un bel dito nel mio orgoglio e mi ha ricordato che non bisogna mollare mai. Sono cose che tutti conosciamo, ma a volte ce ne dimentichiamo! Mai mollare e mai perdere il contatto visivo con il mare.

Era la prima volta che iniziavo una gara al buio… dopo 23 anni di gare ho imparato ancora tanta roba. E quella indecifrabile sensazione che mi ha accompagnato per la maggior parte della gara finalmente è andata via per sempre 🙂

Credo di aver esagerato con la lunghezza del racconto, ma vi assicuro che ho messo il minimo indispensabile per ciò che riguarda gli aspetti personali, e il massimo per ciò che concerne quelli tecnici.

Per la cronaca il Campionato regionale è stato vinto da Tony Petta del Terranoa Olbia, davanti a Fabrizio Frongia del Team Ondalunga Calangianus e a chi vi scrive e siamo quelli nella foto in cima all’articolo 🙂

Se questo racconto vi è piaciuto fatemelo sapere che nel caso ne ho ancora altri da pubblicare 😉 cliccate qua per uscire e andare all’indice.

10 Commenti

  1. Renzo

    Cavolo. Avvincente. Ma avevi indossato l’anti MURPHY?
    FUNZIONA SEMPRE e soprattutto in certi momenti ✊

    Rispondi
  2. Nicola

    Ciao Roberto un racconto veramente avvincente e catturante mi ha molto catturato e mi ha dato spunti per chiederti due chiarimenti:
    Puoi spiegarmi cosa intendi per pescare nel gradino di risacca?
    Ho iniziato a gareggiare da poco ma ho dei serissimi problemi nel individuare dove si trova il mio piombo durante il recupero ( se su di una secca o nel canalone o dietro uno scalino ) forse non conosco la tecnica precisa, potresti darmi qualche consiglio su come potrei migliorare la mia sensibilità in modo da avere coscenza su dove sto pescando?
    Grazie anticipatamente e continua così ad appassionarci

    Rispondi
    1. Roberto Accardi (Autore Post)

      Per gradino di risacca intendo il punto esatto in cui l’onda finisce in suo tragitto rovesciandosi. Non sempre è proprio lì davanti. Si riconosce facilmente proprio grazie all’onda, oppure se c’è mare calmo lo vedi dal cambio di colore. Per il resto ciò che mi chiedi è davvero difficile da spiegare a parole 🙁

      Rispondi
  3. Danilo

    Si… 😁

    Rispondi
    1. Roberto Accardi (Autore Post)

      Sintetico ed efficace 🙂 grazie 🙂

      Rispondi
  4. giuseppe floris

    Dimenticavo salutami il tuo caro amico MURPHY !!

    Rispondi
    1. Roberto Accardi (Autore Post)

      Ahahahahaha mi sta pedinando da parecchio 😀

      Rispondi
  5. giuseppe floris

    Bellissimo articolo vale diecimila scritto da un vero e grande campione come tu sei ..aggiungo la tua sanissima IRONIA nonostante un mare particolarmente potente !!!

    Rispondi
    1. Roberto Accardi (Autore Post)

      Grazie Beppe, mi fa piacere abbia colto l’essenza del racconto, ma a questa essenza sei già abituato da parecchio vero? Da quando scrivevo per Mondo Pesca 😛

      Rispondi
      1. giuseppe floris

        Si aspettavo Mondo Pesca per leggere la paginetta finale ed era veramente divertente ….

        Rispondi

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