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PERDERE UNA PREDA DURANTE IL RECUPERO

Quante volte ci è capitato di perdere una preda durante il recupero? Oppure, ancora peggio, in prossimità del gradino di risacca?

A me è successo diverse volte, e, a parte quelle situazioni in cui l’inevitabile fatalità ci presenta il suo conto, in tutti gli altri casi si è trattato con buona probabilità di un mio errore.

In questo articolo illustrerò quali sono state queste cause, in modo che anche voi possiate ridurre al minimo le probabilità di perdere una preda durante il recupero, perlomeno per causa nostra.

Andiamo a vedere questi errori! (o orrori?)


1° ERRORE – FORMA DELL’AMO

Proprio così! Inizio proprio da uno degli aspetti che secondo me sono tra i più importanti da considerare, ma anche i più difficili…

Partiamo dal concetto più elementare: tramite quale accessorio peschiamo i pesci? Facile! Con gli ami!

Cosa usano i pesci per mangiare l’esca che abbiamo posizionato sull’amo? Facilissimo! La bocca!

Ora scendiamo più in profondità… la bocca dei pesci che solitamente peschiamo sono tutte uguali?

Provate ad immaginare la bocca di un cefalo, o di una boga, di una mormora, di un sugarello…

Bocche di dimensioni e forme totalmente differenti tra loro, dinamiche di attacco dell’esca completamente differenti tra loro, inneschi ed esche differenti tra loro…

Ora che il cerchio è chiuso ditemi voi se è possibile pescare qualunque tipo di pesce sempre con lo stesso amo!

riserva ami legati robertoaccardi blog

Certamente sarete competitivi in certe situazioni, ma altrettanto certamente non potrete esserlo in tutte le situazioni.

Prendiamo come esempio la sola pesca in diurna: un conto è pescare aguglie, un altro conto è pescare le lecce stella, un altro mondo è pescare i cefali!

Tre mondi diversi tra loro che, se affrontati con un sol tipo di amo, possono sicuramente risultare in un successo con le lecce stella senza però alcuna garanzia per aguglie e cefali.

Con queste ultime specie potremmo incorrere in numerose mangiate senza successo o con la perdita della preda durante il recupero. Ad esempio quante volte vi è successo con le aguglie?

Se dovessi includere in questo articolo anche le scelte dell’amo nello specifico, diventerebbe troppo lungo, e diventerebbe un doppione nei confronti della serie di servizi dedicati agli ami che ho già iniziato in occasione di questo articolo (clicca qui per leggerlo successivamente).


2° ERRORE – DIMENSIONE DELL’AMO

Un altro errore è conseguenza diretta del primo. Perdere una preda durante il recupero significa anche dare attenzione alla dimensione dell’amo.

Spesso per paura di perdere alcune catture (solitamente quelle che poi sarebbero da rilasciare a causa delle loro ridotte dimensioni), tendiamo ad usare misure di ami eccessivamente piccole.

Sto parlando di prede importanti eh! Il mondo agonistico è un mondo a parte, e ve ne parlerò tra poco.

antonio fadda sarago

Facciamo l’esempio del sarago, o dell’orata: l’innesco in questi casi è uno degli aspetti più importanti, e se vogliamo catturare prede degne di nota, da barbecue, o per una semplice foto e successivo rilascio, dobbiamo farlo di una degna dimensione.

Quante volte abbiamo sentito dire che “si aumenta la dimensione dell’innesco per cercare di fare selezione?”. Frase verissima sia chiaro!

Quando però capita che recuperi ogni volta l’esca disintegrata dalle prede piccole subentra la frustrazione, e che fai? Riduci la dimensione dell’amo “per vedere” che cosa sta consumando la nostra esca.

…ma quando si riduce la dimensione dell’amo le vie da prendere sono due…

1* riduci la dimensione dell’amo e conseguentemente DEVI ridurre la dimensione dell’innesco

2* riduci la dimensione dell’amo ma lasci il volume dell’innesco perché non vuoi perdere l’occasione di fare la preda BIG

stefano rosseghini sarago
hisashi f31 baitholder

Nel primo caso inizi a fare catture perché hai azzeccato la misura dell’amo giusta per le prede che hai davanti alla tua postazione, ed eventuali perdite durante il recupero saranno prevalentemente dovute a fatalità.

Sempre nel primo caso, se dovesse agganciarsi la preda BIG, si rischierebbe di perderla durante il recupero per i più svariati eventi (amo che si apre, si slama perché troppo piccolo e non si pianta bene, ecc) che riconducono sempre allo stesso errore… quello di cui stiamo parlando proprio ora… dimensione dell’amo errata!

Nel secondo caso si commette l’errore di cui sto per parlarvi, ossia la casistica n. 3; però prima concludo questo mini argomento applicandolo alla sfera agonistica.

Infatti, un mondo totalmente a se è quello delle gare.

L’amo sottodimensionato non è un problema ma una necessità, soprattutto da quando esiste il catch and release (e per esistere deve anche essere applicato…) che ha portato la misura minima di ogni preda a soli 12 centimetri…


3° ERRORE – PROPORZIONE INNESCO/AMO

Questo è un errore abbastanza comune del quale ho iniziato a parlarvi poco fa.

Accade spesso nella pesca a predatori aggressivi come il pesce serra, ad esempio.

Accade in tutti quei casi in cui l’innesco è troppo grande rispetto alla dimensione dell’amo, quindi è un errore che può capitare anche innescando un verme coreano per intenderci!

La punta dell’amo deve sempre essere libera, fuori dall’esca, ben visibile e in grado di piantarsi nell’apparato boccale del pesce.

Diversamente, la possibilità di perdere una preda durante il recupero aumentano vistosamente.

Quindi mi raccomando! Dimensione dell’esca sempre proporzionata alla dimensione dell’amo che intendiamo utilizzare.


4° ERRORE – SCARSO CONTROLLO

Qui iniziamo ad analizzare eventi che sono legati all’ambiente, ma per certi versi anche all’amo.

Immaginiamo di pescare in spiagge molto profonde, solitamente piene di ciottoli e pietre, oppure in spiagge i cui fondali presentano anche del misto.

Le insidie per la punta dei nostri ami sono sempre dietro l’angolo, soprattutto se la battigia è ciottolosa. Infatti, durante la fase di lancio gli ami possono scalfire una pietra e perdere la punta.

In questi particolari casi bisogna fare attenzione alla fase di lancio.

Evitare qualunque lancio strisciato, bensì farlo con il piombo sospeso.

Nei casi più complicati addirittura eliminando l’amo pescatore e sfruttando lo snodo alto della montatura eclettica (giusto per fare un esempio).

In ogni caso, qualora dovesse capitarci di vedere delle mangiate a vuoto, o di perdere una preda durante il recupero, è sempre meglio verificare la punta degli ami prima di innescare e rilanciare.

Un puntuale controllo aiuta ad evitare che possa accadere di nuovo.


5° ERRORE – DURANTE IL RECUPERO

Un altro momento cruciale per evitare di perdere una preda durante il recupero è la fase di recupero stessa! Scusate il gioco di parole 😀

Purtroppo in rete si assiste a recuperi di prede con scene degne dei più spettacolari film di azione, e poi escono pescetti di un paio di etti… e giustamente chi guarda queste scene poi le imita!

Ma quali sono gli aspetti ai quali bisogna stare attenti durante il recupero di una preda importante, o di una preda non necessariamente BIG, ma magari allamata su un finale super sottile?

Sarà mia cura realizzare un tutorial sul mio canale Youtube, ma nel frattempo provo a spiegarlo a parole.

Innanzitutto MAI AVVICINARSI ALLA BATTIGIA, quanto più ti avvicini all’acqua quanto meno potrai contare sull’elasticità del filo della bobina.

Spesso l’insicurezza e la paura di perdere una preda sul bagnasciuga alza il rischio di perderla ancora prima.

In base allo stesso principio dobbiamo fare attenzione anche alla cima della canna.

Questa deve sempre rimanere con un angolo di 90° rispetto al filo che va verso la preda, in modo da non perdere l’elasticità della cima della canna (se no avere una cima sensibile a che serve?).

Tale posizione ci consentirà di assecondare potenti fughe della preda non solo con il nylon e la cima della canna, ma anche c on il nostro semplice spostamento della canna verso riva (per poi riguadagnare il famoso angolo di 90°).

La canna sarà alta o bassa a seconda delle situazioni.

Se la preda è sull’amo alto cerco sempre di accelerare il recupero per cercare di fargli mettere prima possibile il muso fuori dall’acqua.

Se ci riesco, tengo sempre la stessa velocità di recupero anche sino alla battigia! Recupero poco spettacolare ma tremendamente efficace 😀

Se invece non ci riesco, oppure la potenza della preda è tale da riguadagnarsi il fondo, abbasso la canna per ridurre l’angolo del filo in bobina rispetto al finale su cui è agganciato il pesce, ma SEMPRE STANDO ATTENTO a non mettere la punta della canna verso il mare.

Infine, oltre all’angolo retto tra cima della canna e filo in bobina che va verso il mare, occorre assecondare le fughe laterali dei pesci (questa a parole è davvero complicato spiegarla).

Le fughe laterali le affronto sempre con la canna a 90° rispetto alla preda, sia per non perdere l’elasticità della cima (come già detto), sia per non cambiare l’angolo rispetto a come è conficcato l’amo.

Mi spiego meglio: se la preda fugge verso sinistra recupero con la canna verso sinistra, ma se poi il pesce cambia direzione, la cambio anche io con la canna in modo che l’amo conficcato (non si sa ancora dove) spinga sempre verso il punto in cui è conficcato.

Infatti, anche perdere il contatto con il pesce può determinare una slamata, per cui sempre meglio avere sempre la lenza in tensione senza che perda il contatto con la preda.

Il cosiddetto “tiro alla fune” è un’altra causa di perdite di prede durante il recupero, ed è una casistica che si verifica sempre quando c’è una bella onda di risacca e/o una spiaggia molto profonda.

Cavalcare un’onda per far spiaggiare una grossa preda richiede “secoli” di esperienza, ed un costante rischio di  mettere a dura prova il nostro assetto.

Basta uno sbaglio di mezzo secondo e il nostro assetto pescante si troverà a recuperare una preda con qualche quintale di acqua che la sta riportando verso il gradino di risacca.

In questo caso occorre sempre avere una prontezza di riflessi e aprire l’archetto per evitare che si possa aprire l’amo o spezzare il bracciolo.


6° ERRORE – BRACCIOLO TROPPO SOTTILE

dubbio scelte surfcasting accardi

È un errore strettamente collegato alla casistica n. 5. Un bracciolo molto sottile potrebbe richiedere tempi di recupero rapidi o super attenti a seconda se abbiamo a che fare con pesci “dentati” oppure no.

Il mio consiglio è quello di non esagerare con la sottigliezza dei finali, anche perché ho avuto modo di constatare che nella maggior parte dei casi è l’esca determinante (avete visto questo video in cui si confrontano due sistemi di pesca identici, ma con due diametri di finali decisamente differenti?).

Qui sotto potete guardarlo comodamente dopo che avete finito di leggere questo articolo.


7° ERRORE – IL MODELLO DELL’AMO

Quando si verifica questo tipo di errore?

Sempre nel momento sbagliato! Questa è una delle poche cose sicure 😀

Non per caso l’ho messo per ultimo: un ottimo argomento per chiudere questo immenso articolo.

Casistiche come ami aperti, o ami schiacciati, sono sempre legati ad una sbagliata scelta del modello dell’amo.

Un conto è se agganciamo un’orata da quattro chili su un innesco di arenicola (fatalità), e un conto è mettere un crystal con striscia di seppia.

Quando la nostra azione di pesca è mirata, per le condizioni meteo marine, o per il periodo, o per il tipo di esche che stiamo utilizzando, dobbiamo sempre scegliere un modello adeguato, in questi casi resistente.


CONCLUSIONI

Mi auguro che questi accorgimenti contribuiscano a ridurvi le possibilità di perdere un pesce durante il recupero.

Se secondo te potrebbero esserci altri aspetti che non ho valutato, per favore interagisci tramite il form qui sotto, sarò ben felice di integrare l’articolo oppure di scambiare qualche parere discordante 😉


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4 Commenti

  1. Luca

    Chi di noi non ha perso un pesce spesso tutti lo attribuiamo a fatalità invece se ci si pensa bene spesso la causa è la nostra negligenza o la nostra semplice pigrizia. Come al Solito svisceri sempre il nocciolo della Questione. Grazie ancora per condividere la tua immane esperienza con noi. 🙏❤🇯🇵⛩

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  2. Graziano

    Questo e uno degli articoli più interessanti soprattutto perché è una argomento che è sempre all’ordine della pescata🤭🤭! Sempre sul pezzo Roby 💪💪💪💪💪🔝🔝🔝🔝🔝

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  3. Roberto

    Molto bello e interessante… io, comunque, l’amo lo controllo sempre prima di lanciare e credo anche di essere riuscito a trovare il giusto compromesso tra volume dell’esca e dimensione dell’amo, ma le prede spesso scappano lo stesso 😂😂😂 complimenti e grazie per le precisazioni

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  4. Antonio brau

    Tempistica perfetta per questo articolo..proprio sabato alle selettive ho perso un bel pesce sul gradino..spiaggia profonda…fondo misto..secondo me, ripesandoci, il mio errore è stato rimanere troppo troppo indietro rispetto alla battigia..è la pesca😅

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