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RACCONTI DI PESCA – 02

accardi schintu magrini 2019

Puntata 2 – Strategie di pesca al Memorial Magrini

Una gara come quella del Memorial Magrini, a prescindere dall’eccellente risultato che ho ottenuto, è un ottimo evento per aggiungere un nuovo appuntamento con la rubrica de i RACCONTI DI PESCA.

Il filone dei “RACCONTI DI PESCA” si arricchirà ogni qualvolta mi capiterà un qualcosa di particolare che possa attirare l’interesse degli appassionati di pesca dalla spiaggia, e la curiosità di quei lettori a cui piace vivere tecnicamente l’evoluzione strategica di una gara di pesca.

Come sempre vi faccio una piccola premessa per capire in quale contesto ci troviamo: trofeo a settori, formati come di consueto ognuno da 10 persone (se non conoscete le dinamiche di una gara di pesca potete leggere questo articolo), in due manche, ma con la particolarità delle caratteristiche degli eventi internazionali: possibilità dell’uso del lancio pendolare, regolamento particolare per formazione della classifica assoluta, e BEN 16 nazioni partecipanti…

PRIMA MANCHE

Il sorteggio fatto con il potente software del nostro genio informatico Simone Xaxa, mi mette nella postazione numero 72. Pur conoscendo bene quei campi gara nell’immediato non ho idea in quale zona di spiaggia sia compreso, perché questa volta il sopralluogo della spiaggia lo ha fatto Michael Meloni. Controllo nel gruppo Facebook del Memorial Magrini le mappe gentilmente e sapientemente disegnate da Katia Alessandri, e vedo che sono in corrispondenza dell’uscita a mare numero 5… mi ricorda qualcosa quell’accesso a mare ma non ricordo bene…

Con adeguata calma vado nella piazzetta centrale del villaggio La Plage Noir che ospita egregiamente la nostra manifestazione per fare la foto al settore, consapevole che tanto tutto il campo gara è a meno di 10 minuti di macchina dal villaggio. Evidentemente lo sapevano benissimo anche i ragazzi dei Diavoli Rossi di Sassari, e del Larus Club di Sassari… Tutti li seduti al bar a fare scorta di integratori salini marchiati Ichnusa

Mi unisco a loro! Il giusto equilibrio di sali minerali è fondamentale per l’imminente fatica 😀

Ore 19:00, è ora di salire in macchina e andare in postazione; con me c’è la sud africana Benita Fisher, che è nel mio settore e ne approfitto per darle un passaggio alla sua postazione. Imbocco l’accesso al mare numero 5 e vedo subito un qualcosa di molto familiare… un bel gruppo di rocce che affiora abbastanza lontano sulla sinistra rispetto al parcheggio. Calcolando che io sono numero 72 potrei rischiare di starci addirittura di fronte ma, appena mi affaccio in spiaggia a guardare dove sono i numeri, mi accorgo che il settore era stato posizionato in modo che fosse ben lontano da quelle rocce per evitare che dessero fastidio a qualcuno, ma anche per evitare che qualche vecchia volpe potesse approfittarne (mannaggia!!!).

La mia amica sud africana mi fa gli auguri prima di andare in spiaggia e mi chiede se ho recuperato della sardina (il giorno prima le avevo fatto un mini corso su come utilizzarla). La risposta è negativa perché non ho avuto il tempo e infatti non ne ho neanche io… Un super sorriso prende il sopravvento di Benita che mi offre una delle sue due sardine: un bellissimo gesto che accetto perché avrei fatto lo stesso anche io a parti invertite.

Mentre cerco di capire quanto storto dovrei lanciare per arrivare a quelle rocce (numero 71 permettendo), arrivano due pescatori locali che chiedono all’ispettore di sponda se possono mettersi a fianco al campo gara: ovviamente nessuno poteva impedirglielo; l’accesso diretto al blocco di rocce per me è definitivamente sfumato 😀

Nonostante tutto posso contare sul fatto che so benissimo a che distanza si trova quella fila di scogli, e soprattutto so anche come sfruttarla in notturna; quello che potrebbe essere l’ipotetico tragitto da un banco di scogli all’altro sarà la destinazione della maggior parte dei miei lanci. Prima ancora che inizi la gara faccio qualche lancio per capire a quale colore del mio nylon Velvet Accurate Cast multicolor corrisponde la fascia giusta, e il riferimento è bello che preso. Il colore è quello fucsia.

Eh si… a me interessa solo il colore. A quantificare i metri di filo si commettono sempre errori (chissà perché sempre più del reale…) mentre il colore del filo è inequivocabilmente quello: e l’importante è arrivarci 😀

ORE 20:00 INIZIA LA PRIMA MANCHE

Nonostante il tremendo ritardo con cui la primavera si sia affacciata sulla nostra isola, utilizzo quei 40/50 minuti di luce per cercare qualche leccia stella che sicuramente sarà di taglia, non certo di quelle piccoline. Opto per una montatura M1 sulla canna intermedia (Supernova 4.70 mt 200 gr) con piombo da 100 gr, e una montatura L1 sulla canna leggera (Supernova Beach). L’assetto è quello tipico dell’azione di pesca a galla, ma prudenzialmente utilizzo solo un popup mentre le altre due esche le lascio lavorare sul fondo. Momentaneamente lascio l’artiglieria pesante (Cassiopea XCM 230 gr) parcheggiata, ma pronta ad intervenire.

Nei miei mulinelli ormai regna sovrano il nylon rigorosamente multicolor, poiché ho potuto constatare dopo due anni di esperimenti e osservazioni legati all’uso della treccia nel mulinello, che il nylon prevale nella maggior parte dei casi. Nella Beach il consueto X-Ride 5500, nelle canne intermedie il Lancer XTR 6500, nell’artiglieria pesante il Lancer XTR 8000.

L’avvio di gara è decisamente avaro di pesce; ogni tanto si sente di qualche bella leccia stella catturata (ovviamente) negli altri settori, sino a che il mio occhio cade sull’atteggiamento molto prudente di un concorrente tunisino in fase di recupero… è palese che abbia una preda in canna, e dalle sue movenze sicuramente degna di nota. Potrete immaginare la mia faccia quando dalla battigia ho visto saltare un cefalo che sarà stato almeno 600/700 grammi!!! E vai! Anche questa volta si parte in salita!

Niente accade, almeno sino a che non scende l’oscurità. La fase del cambio di luce la sfrutto come di consueto con un po’ di trainettaa caccia di tracine con la canna leggera, e di qualche sugarello con la intermedia, ma è una tattica che utilizzo per un quarto d’ora al massimo.

E’ ora di mettere in azione la Cassiopea XCT 230 gr, con una configurazione più lunghetta del solito, nel senso che anziché utilizzare l’eclettica, opto per un 3×75 con un amo flotterato luminoso, e due esche a terra. Già dal primo lancio casco perfettamente “sul colore fucsia”, così come avevo testato a luce nei minuti prima che cominciasse la gara, e nella stessa occasione arrivano anche i segnali di pesce: un sarago fasciato da 25 cm rompe il ghiaccio, poi una occhiata da 26 cm in coppiola con una mormora da 24 cm. Tutte belle prede di taglia!

La canna ultra leggera non da segni di vita, quindi la sostituisco con una intermedia potente, ma con vetta sempre molto sensibile, nello specifico la Impera B 4.50 mt potenza 200 gr sfruttata con una montatura M1 sempre con un amo a galla e due a terra.

Continuo una azione di pesca che mi regala una preda per volta per ogni recupero con la canna che sto utilizzando per lanciare molto lontano (con 175 gr di piombo, per intenderci), e piano piano recupero quello che pareva essere un distacco ormai facilmente raggiungibile. Fatto sta che al passaggio dell’ispettore di sponda la notizia è che il concorrente tunisino (Noureddine Khedija, vincitore del Trofeo internazionale in Tunisia nel quale in palio c’era proprio il nostro trofeo) ha aggiungo al super cefalo anche una ombrina, una orata, e una mormora!

Manca un’ora e al mio attivo ho 6 prede contro le sue 4, ma a occhio il mio bonus non basta ancora per superarlo. Il pensiero è stato subito quello di mettere in azione anche l’altra canna potente, ma non posso regalare completamente due fasce di pesca agli avversari. Modifico l’assetto della canna intermedia perché il boccone abbondante non sta più pagando, e tra l’altro cominciano ad uscire occhiate di piccola taglia… a fine settore c’è Gianni Fenu che nonostante la sua pochissima esperienza nella nostra disciplina (lui è un temibilissimo concorrente in acqua dolce) stacca ben 6 occhiate di piccola taglia, sicuramente agevolato dalla sua attrezzatura immancabilmente Trabucco 😀

La modifica è consistita nel passare ad un amo più piccolo e più leggero, mirato a prede come l’occhiata, e magari meno indicato per prede come il sarago o l’orata. Infatti il modello F31 Surf del 10 lascia, almeno per l’amo alto a galla, spazio allo Shinken Pint del 12.

Il piccolo cambiamento tattico mi consente di staccare altre due prede, e proprio quelle occhiate che per quanto a misura anche se di piccola taglia (16 e 18 cm), mi danno anche del preziosissimo bonus.

La canna dedicata alla fascia identificata dal nylon con il colore fucsia continua a segnalare prede ma ultimamente sono sempre saragotti fuori misura; in occasione dell’ultimo lancio (mancano 20 minuti) decido di spingere ancora più forte, per cui preventivamente riduco il volume degli inneschi dei due ami a terra. Il risultato è che ora sono su un altro colore… è saltato fuori il bianco! (se volete leggere il mio articolo sulle strategie da adottare per lanciare le esche più lontano cliccate pure su questo link).

Dopo qualche minuto la lenza si mette in bando, e con 175 gr di zavorra non è certo la classica occhiatina! Lascio lavorare le esche ancora per qualche minuto a caccia di doppietta o tripletta e poi recupero calcolando che i rimanenti 7 minuti dovrò impiegarli in modo diverso. Al recupero mi accorgo che il peso è più del solito per cui già mi gusto un qualcosa che potrebbe darmi la sicurezza di vincere il settore. A metà percorso il peso diminuisce pur rimanendo apprezzabile. Spiaggio una bella mormora da 26, assieme ad una sparlotta da 15, e nell’amo ultraleggero dedicato alle occhiatine una amara sorpresa: l’amo è spaccato.

Il rischio che con una canna mi ha fatto guadagnare due prede, nell’altra me ne ha fatto perdere una: come sempre il rischio può dare risultati opposti, ma chi non rischia… non raschia 😀

ATTENZIONE

Con la canna intermedia invece recupero una torpedine occellata che così piccola non l’avevo mai vista!!! Sedici centimetri!!! Mi dicono che quella va al peso perché non è una razza, ma mi dispiace troppo uccidere un pesce del genere, soprattutto poco diffuso e così piccolo, per cui mi viene in mente che potrei chiedere all’ispettore di sponda di segnarmi una razza (che da 100 punti senza bonus, con rilascio immediato della preda) così posso liberare la piccola torpedine.

Un gesto talmente naturale a tutela di quella piccola torpedine che però dopo pochi secondi mi ha fatto riflettere… La torpedine portata al peso mi avrebbe dato 50 punti di bonus più il suo peso… forse 20 grammi? Guardate che era veramente piccola! Ho quindi pensato che segnandomi la razza avrei salvato la torpedine ma avrei ricevuto una trentina di punti in più di quanto effettivamente mi spettasse.

Decido quindi di non chiedere più niente all’ispettore di sponda perché l’idea di rubare anche 20 o 30 punti mi turba non poco. Sempre che l’ispettore di sponda fosse stato eventualmente d’accordo eh! 😀 😀 😀

Alla pesatura viene confermato il mio primo di settore, e per 22 soli grammi non faccio il primo assoluto.

memoria magrini robertoaccardi

SECONDA MANCHE

Il sorteggio prevede la collocazione delle teste di serie in settori diversi, quindi c’è la certezza che in nessun settore potranno mai scontrarsi due primi di settore. Capito nella postazione numero 57, in corrispondenza dell’accesso a mare numero 4. È un accesso nel quale stanno solo 10 persone quindi con due bandierine libere per il numero 51 e per il numero 60. Confido su una tattica molto simile a quella della prima manche, per cui comincio con la Cassiopea XTR Beach da 5 metri con 70 grammi di piombo su una montatura L1 con un amo a galla e due a terra, e la Supernova Surf da 4,70 metri con 100 grammi di piombo su una montatura M1 con un amo a galla e due a terra.

ORE 20:00 INIZIA LA SECONDA MANCHE

Memore delle poche (ma grandi) lecce stella della prima manche, dedico due dei miei sei ami in pesca alla loro ricerca. Tutto il resto rigorosamente a terra.

Decido di spostare le esche ogni 3 minuti, in modo da sondare il fondo e le varie fasce, ma sulla canna lanciata ad una distanza vicina ai cento metri mi capita una cosa che mi accade raramente… recupero una decina di metri di nylon in modo da annullare il leggero bando e compensare l’elasticità del filo, sposto il piombo e… questi non si sposta!!! (avete presente come se qualcuno in acqua stesse tenendo il piombo con le mani?)

Continuo ad avvolgere lenza e piano piano inizia a spostarsi il piombo; continuo a recuperare costantemente come se avessi un corpo morto attaccato, sino a che in prossimità della secca che sta davanti al mio primo gradino inizio a sentire qualche botta! Non mi fermo e continuo a recuperare anche perché ormai ho tutto sotto i miei occhi; c’è ancora tanta luce e li vedo… sono due pesci discreti in coppiola.

Salpo due belle orate da 26 e 25 centimetri, e finalmente una volta tanto inizio io con il botto! 😀

Al calasole l’assetto che il giorno prima mi aveva regalato qualche occhiata di piccola taglia continua a premiarmi, e ne faccio due. L’avvio è incoraggiante, se non che inizia un periodo di inattività devastante, che ogni tanto regala qua e la qualche mormora di bella taglia. Nel settore ho il solito temibilissimo Raimondo Demartis che ne con costanza ne ha messe nel secchio tre di taglia, e io non so se con una preda in più riesco a superarlo.

C’è un equilibrio talmente flebile che basta una bella preda o una coppiola che potrebbe stravolgere tutto.

Riesco a non vedere neanche un pesce per due ore e mezzo, mentre a fianco a me Luciano Sangiuliano stacca due razzette immediatamente rilasciate e Efisio Sabiu fa una bella mormora. Vi assicuro che piano piano ho potuto sondare parecchio fondale davanti a me. Quella povera Cassiopea XCT 230 gr non ha pianto solo perché sorretta da altissima tecnologia 😀

Come sempre pianifico gli ultimi 20 minuti di gara in modo da includere più strategie di ricerca, per cui opto per la riduzione degli inneschi in favore di una maggiore (e soprattutto diversa) fascia di pesca. Il ground continuo ad eseguirlo senza sentire alcuna fatica, ed effettivamente riesco a mandare le esche più in la. Dopo 11 minuti recupero, sembra pesante, a me serve un pesce per avere la certezza di fare un altro primo di settore, arrivo al gradino, sento un peso strano sino alla fine e… un bel niente!!! 

Rimangono 7 minuti ma non me la sento di tornare su una fascia dove ci sono 19 delle 20 canne presenti nel mio settore, per cui rimetto la mia montatura H1 con 175 gr, taglio al volo il bracciolo dotato di flotter luminoso, e sparo due esche che fanno scoprire il colore bianco del Velvet Accurate Cast. Dopo due minuti il primo suono di tromba sancisce il recupero della prima canna, che da esito negativo; per l’altra canna opto per iniziare a recuperare un minuto prima della fine perché vista la distanza so quanto impiegherò. Sulla ferrata il peso è diverso dalle ultime tre ore… questa volta ci siamo!

Nel mio secchio entra una bellissima mormora da 28 centimetri che mi assicura la vittoria del settore.

robertoaccardi memoria magrini

Per la vittoria finale è un discorso a due tra me e Davide Schintu: anche lui potrebbe avere due primi di settore, anche se il suo pare in bilico. Onestamente non so come funzioni in questo contesto la classifica finale quando due persone vantano lo stesso piazzamento, anche perché nel regolamento particolare un club organizzatore può dare la precedenza al numero di prede (in quel caso vincerei io), o al peso (in quel caso vincerebbe Davide).

Per fortuna arriva Andrea Diana (anche lui meritatamente nell’albo d’oro di questa competizione) a mostrarmi il regolamento particolare del Memorial Magrini  (opportunamente online sul nostro sito www.hippocampusclub.it), il quale, essendo un trofeo internazionale, in caso di parità di penalità prevede che la vittoria vada al miglior piazzamento di manche: la vittoria va inequivocabilmente a Davide Schintu. Ovviamente non ho fatto niente per nascondere la delusione di chi cerca di essere il primo a vincere per la seconda volta il trofeo internazionale più prestigioso del mondo… Però come sempre faccio, sono andato a cercare Davide per fargli i complimenti in anticipo (c’era ancora la pesatura in corso), ma anche lui era già stato appena informato da Andrea Diana quindi nessuna sorpresa, ma solo tanti reciproci complimenti!

La delusione per la mancata vittoria è stata poi abbondantemente affogata dalle “bevande” tipiche di fine gara 😀

LEZIONI DI VITA

A mentre fredda, e quindi successivamente alla notte brava passata a consumare i festeggiamenti per l’ottimo piazzamento, mi è saltato in mente quando, in perfetta buona fede, e per salvare una piccola torpedine occellata (che poi sono riuscito a salvare lo stesso dopo la pesatura perché era ancora viva), stavo proponendo all’ispettore di sponda di registrarla come una razza… Avrei compiuto un bellissimo gesto da una parte, ma avrei anche ricevuto una trentina di punti in più del dovuto… avrei immeritatamente fatto primo assoluto di manche per pochi grammi… avrei immeritatamente vinto il Magrini e non oso neanche immaginare come sarei potuto uscire da un vicolo cieco del genere…

Ringrazio l’onestà, la sportività ma soprattutto la lucidità per essere riuscita a prevalere, e ad evitare una situazione davvero imbarazzante. A volte uno pensa “per un centimetro cosa vuoi che cambi?”, “per pochi grammi capirai che cambia…”. Ci vuole davvero poco a cambiare un equilibro…

Per salvare una piccola torpedine avrei rischiato di levare la vittoria ad un ragazzo che per due manche su due è arrivato davanti a me, e quindi è meritatamente arrivato primo: complimenti Davide!

memoria magrini 2019 top 15

6 Commenti

  1. Nicola

    Molto bello come sempre.
    Cosa é che ti ha fatto capire di stare nel posto giusto quando ha preso il riferimento del colore fucsia ? La presenza di un grasso scalino oppure in pieno centro canale ?
    Grazie mille come sempre

    Rispondi
    1. Roberto Accardi (Autore Post)

      Ciao Nicola, il riferimento del colore l’ho preso prima che iniziasse la gara, facendo cadere il piombo “all’altezza” del banco di scogli. L’ho messo tra virgolette perché la precisione assoluta in quei casi (almeno con la mia vista) è approssimativa. In riferimento a quando sono cascato “sul bianco”, per e è stato un utile riferimento in quanto era una fascia diversa da quella sulla quale stavo lavorando. Tutto ciò senza un filo multicolor sarebbe stato molto più difficile.

      Rispondi
  2. Italo Del Sarto

    Mi sembrava di esserci, scrivi davvero bene complimenti continua così.
    Italo Del Sarto

    Rispondi
    1. Roberto Accardi (Autore Post)

      Grazie Italo 🙂

      Rispondi
  3. Roberto Colombo

    Ciao, complimenti x il tuo.articolo, molto appassionante.

    Rispondi
    1. Roberto Accardi (Autore Post)

      Grazie Roberto 🙂

      Rispondi

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