I vantaggi e gli svantaggi dei japanisti

In questo articolo vorrei porre l’attenzione sui vantaggi e sugli svantaggi che noi japanisti abbiamo nei confronti di chi pesca in modo “tradizionale”.

2/0 per noi🤭🇯🇵⛩️

Iniziamo dai vantaggi e subito in mente me ne vengono due: la sensibilità e la gittata del lancio.

Poniamo l’attenzione sui materiali cercando di capire il perché il Japan-Style ha “vita più facile” rispetto al classico Surf-Caster riguardo a sensibilità.

MULINELLO_JAPAN_IMBOBINATO

Noi japanisti abbiamo infatti un comparto pescante molto meno elastico: il primo esempio può certamente essere il trecciato in bobina.

Questa tipologia di multifibra (di cui abbiamo anche parlato in questo articolo) è costituita da un insieme di fili di poliestere (4, 8 o anche 12) intrecciati tra loro.

Tanti più sono i capi, quanto più la sezione del risultato finale sarà tondeggiante aumentandone qualità e pregio.

A questo si aggiunge anche il carico di rottura che, rispetto al classico filo di nylon, è molto più alto a parità di sezione: vabbè l’elasticità, manco a dirlo, è prossima allo zero negli intrecciati.

E le canne?

Vogliamo forse dimenticarci delle nostre amatissime vette tubolari?

Questo è un aspetto che interessa sia la sensibilità sia la balistica, ma puntiamo l’occhio per adesso sulla sensibilità.

Rigido è bello!

Ehm non fraintendere…😁🤭

La rigidità di tutto il sistema (dalla canna finanche il filo in bobina) ci aiuta e non poco nel capire dove stiamo pescando dandoci istante per istante la sensazione di dove si trovi il piombo.

Se in un assetto poniamo un piombo da tenuta, lo scagliamo con il solo tenbin verso il largo ed in seguito recuperiamo tenendo la canna parallela alla battigia e punta bassa: proveremo molto meglio le asperità del fondale marino.

Riusciremo così a riconoscere buche, dislivelli, secche, zone con fondo aperto e zone con fondo chiuso molto meglio di come potremmo farlo con canne aventi vette “sensibili” e nylon in bobina.

In alcuni casi potreste persino chiudere gli occhi e, con la giusta combo, riuscire persino a visualizzare con la mente il fondo su cui state pescando durante la “trainetta”.

Un po’ come se steste leggendo in braille.

Sto pescando fuori fuori…..

Oddio l’ho detto anche io🤭😂.

L’attrezzatura in gioco è davvero molto molto potente.

Le canne costruite esclusivamente per questa disciplina mostrano delle caratteristiche differenti dalle altre a partire dalla cima tubolare.

Questo consente di avere attrezzi il quale blank partecipa per tutta la sua lunghezza nella formazione del “mezzo arco” che consente di caricare e lanciare il piombo.

Nelle vette solid” o “Hybrid” la cima infatti normalmente si piega talmente tanto (qui il buon Mattia può darvi una mano in questo articolo) che quasi non partecipa alla fase di caricamento dell’attrezzo trasferendo pochissima energia cinetica durante il lancio.

CANNA_JAPAN_STYLE

Un’altra grande differenza è la lunghezza della canna che di solito arriva ad un massimo di 425/430 cm.

Limitando la lunghezza aumenteremo a parità di condizioni anche la “potenza“, il blank sarà di conseguenza anche estremamente leggero e molto facile da usare soprattutto su lanci angolati, side e ground-cast.

Fuori, fuori fuori

Un particolare da non trascurare affatto è quello del diametro dei fili in bobina che entrano in gioco.

Come già detto in precedenza i trecciati utilizzabili sono davvero resistenti in termini di carico di rottura, si imbibiscono estremamente poco di acqua perché sono assemblati con sostanze idrorepellenti.

Questo permette a noi Japanisti di usare diametri veramente sottili: si parte da un 0.128 mm (#0.6) passando per uno 0.10mm (#0.5) per arrivare ad un 0.08 mm (#0.4) o addirittura 0.06 mm (#0.3).

Potete quindi immaginare di competere sul lancio con chi in bobina lancia con un 0.18/0.16mm e shock leader del 0.60/0.70mm mentre noi lanciamo con uno 0.08 mm (esattamente la metà del diametro) e shock leader da 0.28/0.30mm!

Con fili così sottili ma molto resistenti, canne tubolari ed una buona tecnica di lancio potete immaginare che raggiungere distanze maggiori risulti più semplice.

Mamma che freddo!

Come tutte le coperte sono sempre tutte troppo piccole, ci sono alcune situazioni che lasciano i japanisti un po’ scoperti…almeno nella mia “breve” esperienza.

Mare mosso e presenza di alghe in sospensione ad esempio sono un grosso limite…

FILO_TRECCIATO

…il trecciato infatti si presenta con una superficie meno scivolosa rispetto a quella del nylon, e benché sia più sottile tende a riempirsi di alghe abbastanza velocemente.

Esistono dei fili conici diretti anche in treccia ma i costi ovviamente sono abbastanza proibitivi: parliamo di 70/80 euro a bobina, oh, SOSSOLDI!

Mentre l’utilizzo del conico consente a chi pesca tradizionalmente di venirne spesso a capo, noi poveri japanisti dovremo escogitare qualche sistema per non riempire il filo di alghe.

Utilizzare fili diretti ma con diametri più sostenuti non fa altro che fare riempire prima il complesso di alghe.

Una soluzione scomodissima poi è la pesca con mare mosso in fondali profondi.

Anche qui l’anelasticita del trecciato e delle canne ci pone in situazioni scomode, soprattutto se poi il frangente si prende 6/7 metri di battigia, costringendoci a pescare molto distante dal gradino.

Le uniche soluzioni che sono riuscito a mettere in atto sono: cercare zone meno turbolente con meno presenza di alghe e ridurre i tempi di attesa in queste zone per pulire più spesso il complesso pescante.

Un altro elemento proprio di non facile soluzione è quello di trovare canne tubolari per piombature leggere (intese come 50/100 gr) per effettuare la pesca nei primissimi metri.

Per la pesca sotto lo scalino a mare calmo o nei primi metri dalla battigia, soprattutto in spiagge con fondali bassi e/o senza corrente laterale, è necessaria una canna light ma sempre tubolare, ne esiste qualche modello in commercio altrimenti dovremmo ricorrere al nostro negoziante per farci costruire una cima tubolare da applicare al nostro attrezzo.

COPPIOLA_JAPAN_STYLE

Poi le teorie sulle linee e le speculazioni possono toccare livelli assurdi.

I sabiki vanno sempre costruiti secondo il pesce target ed a seconda delle condizioni di fondale e correnti con cui ci dobbiamo misurare.

NO LIMITS

No non è la pubblicità degli orologi ma solo un idea: quella di non avere limiti nella costruzione delle lenze.

Tutto può funzionare se fatto ed utilizzato con la testa.

2 metri?

5 metri?

Non ponetevi mai limiti!

Il mare, i pesci e l’ambiente vi diranno cosa fare.

Certo è che se avete sotto allo scalino di risacca 2 metri di acqua e volete insidiare aguglie un sabiki di 2 metri mi sembra un po’ corto…

…così come in una spiaggia bassa un sabiki di 6 metri con ami distanti 40 cm costruito con diametri sostenuti non è adatto alla pesca delle leccette o alla ricerca del sugarello…

Ma “Mai dire mai” gente!!

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3 Commenti

  1. Massimo Medici

    Sempre chiaro e di facile apprendimento

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  2. Silvano

    Bravo bellissimo articolo esaustivo

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  3. Roberto

    Ottimo articolo!!!

    Rispondi

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